Qualiano, applausi a scena aperta per i 2 cortometraggi del regista Stefano Nigliato

Qualiano, applausi a scena aperta per i 2 cortometraggi del regista Stefano Nigliato

Il Sindaco Raffaele De Leonardis e il Parroco Don Francesco Martino hanno speso frasi di elogio per il lavoro di Stefano mettendo in luce gli aspetti sociali dei suoi due lavori


QUALIANO – Una decina di produzioni video, altre due in cantiere, qualche casting ancora da fare, tantissime commedie e musical già alle spalle per la fattiva collaborazione con il Teatro della Parrocchia dell’Immacolata di Qualiano e la partecipazione a diversi concorsi a livello nazionale. E’ un vulcano di idee e quando ti parla sembra che stia sempre recitando qualcosa, che stia ripetendo un copione che ha appena finito di mandare giù a memoria. Mima, prende le giuste pause, guarda lontano come per pensare profondamente alla prossima frase da dire, ogni tanto gli scappa un’imitazione che suscita ilarità, chiede pareri al suo interlocutore, non è un accentratore anche se la sua istrionica personalità potrebbe far sembrare il contrario. In realtà Stefano Nigliato non sta mettendo in scena nulla altro che sé stesso poiché è un affabulatore nato, un “attore tra gli attori” che si diverte a fare il regista mettendo in pratica tutto ( o quasi ) quello che i segnali di fumo del suo vulcano emanano nella quotidianità. Idee sempre votate a sviscerare e a portare alla luce un problema sociale, a far pensare e riflettere sulle cose di tutti i giorni. Cose che a volte sembrano di normale routine ma che in realtà dovrebbero essere affrontate diversamente, con impegno per il prossimo, passione, tempo da dedicare ai più deboli, comprensione, ascolto e aiuto. Sarà la sua formazione profondamente cristiana, il suo credere in ideali di fede che aiutano ad affrontare meglio i problemi che affliggono le persone di tutte le fasce d’età ma Stefano ci riesce appieno.

Stefano Nigliato aveva un piccolo sogno nel cassetto, sebbene tutti sapessero quello che fa, conoscessero i cortometraggi che ha girato, gli attori non professionisti che lo circondano e che capita di incontrare al bar sotto casa. Il suo sogno era quello di far finalmente conoscere le sue produzioni ad un pubblico più vasto e far passare una serata felice e spensierata alla sua gente. L’occasione gli è stata data dalla Pro loco Qualiano che lo scorso 18 luglio ha organizzato un evento tutto per lui, riconoscendone gli ampi meriti ma soprattutto l’umiltà di un artista a tutto tondo. Piazza D’Annunzio, il cuore del centro storico, si è improvvisamente animata di tantissima gente, tutti accorsi per la proiezione di “Gli angeli della stazione” e “Un supereroe guastafeste”. Applausi a scena aperta per le immagini dei due corto e la voglia di ripetere il valido esperimento di fare il “Cinema in Piazza” nelle parole di chi è intervenuto nei minuti successivi alla proiezione. Il Sindaco Raffaele De Leonardis e il Parroco Don Francesco Martino hanno speso frasi di elogio per il lavoro di Stefano mettendo in luce gli aspetti sociali di questi cortometraggi che, con i giusti mezzi a disposizione, potrebbero diventare anche dei film veri e propri. Dopo i loro interventi, come da programma, la gente è stata invitata a fare domande a Nigliato per cercare di capire meglio alcuni aspetti del suo lavoro. Il biondo regista, con la spontaneità che lo contraddistingue, ha innanzitutto invitato sul palco i suoi collaboratori, poi ha risposto con chiarezza ad ogni questione che gli veniva posta e si è quasi commosso quando ha ricordato che ad appena 100 metri da quella piazza lui c’è nato ed ha trascorso gli anni più belli della sua infanzia. 

Noi lo abbiamo incontrato dopo le proiezioni per una chiacchierata in un clima di completo relax, davanti ad un caffè. E’ stata davvero una bella serata e dai suoi occhi sprizza contentezza.

Come hai iniziato ad occuparti di Cinema?

In verità ho iniziato con le solite recite scolastiche alle scuole medie, erano cose che mi divertivano e nel quale mi sembrava di essere libero di esprimere me stesso. Poi ci fu un periodo, dopo la fine della scuola, in cui tutto questo sembrò finire, fui preso da altri interessi che mi allontanarono dalla recitazione. Sai, l’adolescenza è un periodo sempre complicato, per ogni ragazzino. Avevo uno spirito ribelle e la testa dura, sicuramente non dovevo apparire come uno molto ‘inquadrato’. Poi mi fu data l’occasione di dirigere la compagnia teatrale della parrocchia e da lì iniziai di nuovo ad appassionarmi al teatro. Dalle tavole del palcoscenico al cinema il passo è stato breve, quasi obbligato, perchè recitando in un ruolo nasce anche la passione di voler raccontare le proprie idee con l’audiovisivo. Lì nacque lo Stefano regista che oggi conoscete.

Perchè lo fai?

Essenzialmente per trasmettere dei valori e far capire alle giovani generazioni, che mi sembrano andare sempre più verso la deriva, senza un futuro e degli obiettivi precisi, che del buono, in fondo in fondo, c’è sempre. La Vita ci è stata data e va vissuta in pieno, non capisco coloro i quali per una sciocchezza mettono a repentaglio la propria esistenza. E’ una cosa che non accetto. Inoltre la mia ‘scuola di Teatro’ è come una palestra di vita. Ecco, è come una…palestra perchè, nel mio piccolo, riesco a togliere diversi ragazzi dalla strada e dalle cattive tentazioni che questa offre facendoli recitare.

Quando lo fai?

Ovviamente negli spazi di tempo libero, non sono un regista di professione. Quindi, mi ritaglio il mio tempo e basta fare un fischio ed il mio gruppo è già formato. Ho la fortuna di avere come collaboratori degli amici veri, gente che mi seguirebbe sempre e comunque.

Hai qualche modello di riferimento quando sei dietro la macchina da presa o su un palcoscenico?

No, assolutamente, cerco di essere sempre me stesso anche perchè non ho un genere preciso. Spazio dal tragico al comico, dal musical alla commedia mettendoci sempre il massimo impegno. Ovviamente tutto si può migliorare ma abbiamo fatto delle ottime performance anche con dei classici napoletani tipo “Natale in casa Cupiello” dove ho cercato di mettere un pò di me anche rifacendomi al personaggio creato da Eduardo De Filippo. Fare cinema o teatro, comunque, ti dà la possibilità di vivere tanti personaggi, entrarci dentro e mostrare al pubblico persone che in quel momento appaiono reali. Poi la regia ti permette di raccontare i propri pensieri e idee dove è fondamentale anche la musica, oltre che le immagini. Credo molto nel potere evocativo della musica, passo ore a scegliere il giusto prodotto audio…

Ti sei concentrato molto sul sociale. Vuoi motivarci questa scelta?

“Un supereroe guastafeste” lancia il messaggio di bloccare il bullismo sul nascere. Molte volte i ragazzini scherzano ma non capiscono che il loro modo di scherzare è esso stesso un atto di bullismo. Spesso si commettono anche gesti estremi e non ci si rende conto che si sta mettendo in pratica una vera e propria azione di bullismo. Invece “Gli angeli della stazione” è una mia idea di come debbano essere trattati i senza tetto perchè quasi sempre fare del bene materiale non basta. Queste persone hanno bisogno di parlare, non ascoltare solo, non basta la carità. Parlare, sfogarsi, trovare una persona che li ascolti, è fondamentale.

Cosa hai in cantiere per il futuro?

Abbiamo in programma un corto sulla Qualiano degli anni ’20, una storia da brividi in cui i protagonisti saranno ancora una volta i ragazzini. Non vi voglio svelare ancora nulla ma il tutto ruoterà su antiche credenze e un amore che sta per sbocciare. Ho già in mente le location, i costumi da adottare, qualche protagonista ma, appena avremo l’occasione, faremo i primi casting.

Davide Morgera