Vaccini in ritardo: Sicilia verso la zona gialla, probabile cambio di colore da Ferragosto

Vaccini in ritardo: Sicilia verso la zona gialla, probabile cambio di colore da Ferragosto

Il report settimanale del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità (Iss) conferma come “moderata ad alta probabilità di progressione” la classificazione del rischio nell’Isola


SICILIA – I contagi crescono in Sicilia. Il dato più allarmante che preannuncia un ingresso in zona gialla per la Sicilia è quello deiricoveri in area medica. Sono al 14%, subito sotto la soglia del 15% che vale come parametro per il nuovo cambio di colore delle regioni. Se la situazione non cambia già lunedì 16 agosto la Sicilia potrebbe entrare in zona gialla. Se i dati rimangono stabili l’ingresso potrebbe essere solo rimandato al 23 agosto, cioè il lunedì successivo.

L’isola è la prima regione per nuovi casi, decessi e ricoveri. Inoltre, il report settimanale del ministero della Salute e dell’Istituto superiore di sanità (Iss) conferma come “moderata ad alta probabilità di progressione” la classificazione del rischio nell’Isola, uguale solo all’Emilia Romagna. Ieri (9 agosto, ndr) In Sicilia si sono contati 923 nuovi positivi al Covid su 17.356 tamponi processati. Gli attuali positivi arrivano a 14.939, 862 in più rispetto al giorno precedente. Di questi 494 sono ricoverati in regime ordinario, 52 in terapia intensiva.

I nuovi parametri – Se una Regione supera il 10% dei posti occupati in terapia intensiva e il 15% di quelli in area medica diventa zona gialla (la zona arancione prende in considerazione gli stessi parametri ma con soglie più alte: 20% e 30%, la zona rossa 30% e 40%). Quindi, per non far scattare la zona gialla bisogna restare sotto il 10% di posti letto occupati nelle terapie intensive e sotto il 15% negli altri reparti. Il tasso di occupazione delle terapie intensive Covid, in Sicilia, viaggia a un tasso quasi doppio rispetto alla media nazionale. Se l’andamento dovesse essere questo, tra una settimana la Sicilia potrebbe raggiungere la soglia del 10% in terapia intensiva e del 15% in ricovero ordinario, che farebbe scattare la zona gialla per ordinanza ministeriale.

Allarme in sette regioni. Resta al 5%, a livello nazionale, il tasso di occupazione dei posti letto da parte di pazienti Covid-19 nei reparti di area non critica degli ospedali. Ma sono 7 le regioni che vedono un aumento dell’1%: Abruzzo (arriva al 4%), Campania (al 7%), Emilia Romagna (al 5%), Lazio (al 7%), Molise (al 2%), Puglia (al 4%) e Sicilia, che arriva al 14% subito sotto la soglia del 15%, indicata come uno dei parametri per il cambio di colore delle regioni. Mentre il Veneto vede un calo dell’1%. È quanto emerge dal monitoraggio giornaliero dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali ( Agenas) relativo al 9 agosto.

Incidenza – È di 68,91 a livello nazionale, il numero di contagi settimanali da Sars-Cov-2 per 100.000 abitanti, relativi alla settimana 2-8 agosto, in crescita rispetto ai 63,65 registrati dal 26 luglio al primo agosto. Ma tre regioni superano quota 100: Sardegna (142,03), Toscana (119,73) e Sicilia (104,55). Lo rileva l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), in una nuova sezione del monitoraggio quotidiano, appena pubblicata online, dedicata a uno degli indicatori previsti nei nuovi parametri che determinano il passaggio in zona gialla delle regioni. In base ai nuovi parametri stabiliti, se in una regione l’incidenza dei casi di infezione settimanali per 100.000 abitanti è compresa tra 50 e 150 ogni 100mila abitanti, per restare in zona bianca, il tasso di occupazione delle terapie intensive non deve superare il 10% o l’occupazione dei reparti ospedalieri non deve superare il 15%. Se questi parametri sono entrambi superati la regione passa in fascia gialla.

Questa, nel dettaglio, la situazione dell’incidenza nelle regioni: Abruzzo (47,61), Basilicata (56,76), Calabria (57,12), Campania (56,48), Emilia Romagna (93,01), Friuli Venezia Giulia (51,65), Lazio (64,70), Liguria (58,10), Lombardia (45,55), Marche ( 78,47), Molise (19,20), PA di Bolzano (29,85), PA di Trento (35,39), Piemonte (32,59), Puglia (39,64), Sardegna (142,03), Sicilia (104,55), Toscana (119,73), Umbria (94,81), Valle d’Aosta (65,58) e Veneto (94,75). I valori regionali sono quasi tutti in crescita rispetto alla settimana precedente, fatta eccezione di Lazio, Molise, PA di Bolzano, PA di Trento e Veneto. La zona gialla significa l’obbligo di mascherina anche all’aperto e i ristoranti con posti a sedere al chiuso limitati a 4 persone al tavolo.

SICILIA: IL PRIMATO DI NON VACCINATI, DAGLI OVER 80 AL PERSONALE SCOLASTICO

La Sicilia ha un primato poco onorevole: ha il numero più alto di over 70 e 80 che non hanno mai visto una siringa, e quindi in attesa di una prima dose di vaccino anti Covid. Parliamo di 72mila anziani over 80 su 342mila che non sono stati raggiunti dalla campagna vaccinale, quindi parliamo di persone con molta probabilità affette da una o più patologie che sommate al coronavirus possono complicare il quadro clinico. Aggiungete i quasi centomila over 70 siciliani ancora non vaccinati (93.919 per la precisione) e si capisce che la platea di non vaccinati fragili nell’isola è molto ampia: sono 165mila circa. Se si scende d’età la situazione non cambia: anche la percentuale di over 60 che non hanno mai ricevuto una dose è alta, è quasi un quarto del totale. Se si guarda agli over 50 raggiunge addirittura il 30%. La Sicilia è la regione dove ci si vaccina meno, insomma. Pure nella categoria “personale scolastico” la regione detiene il primato di non vaccinati: il 42% non ha mai ricevuto nemmeno una dose, si tratta di circa 60mila persone. Probabilmente sono persone ancora scettiche, spaventate, che temporeggiano.  I grafici diffusi dal governo mostrano che la vaccinazione è un ottimo modo di scampare al reparto di rianimazione. La somministrazione dei vaccini è inversamente proporzionale alle ospedalizzazioni, anche gravi. Vuol dire che il vaccino non dà la sicurezza al 100% di non ammalarsi ma attenua, se non impedisce proprio le complicanze che la malattia può avere. La curva arancione dei vaccini sale. Più sale e più diminuisce il numero di persone che finiscono in ospedale (Fonte: governo.it)