Focus Napoli – Spartak Mosca. L’Europa ha l’amaro sapore della sconfitta. Blitz russo al Maradona!

Focus Napoli – Spartak Mosca. L’Europa ha l’amaro sapore della sconfitta. Blitz russo al Maradona!

Esordio europeo al Maradona e prima sconfitta per gli uomini di Spalletti, costretti alla sconfitta dallo Spartak Mosca cinico nello sfruttare un’ora di superiorità numerica per l’espulsione di Mario Rui. Doppietta di Promes e Ignatov per i russi; Elmas e Osimhen per il Napoli. Nel finale espulso anche Caufriez.


Partita nervosa tra Napoli e Spartak

NAPOLI – Finisce con un’amara sconfitta l’esordio europeo al “Maradona”. Il Napoli cede i tre punti allo Spartak Mosca in una partita spigolosa, ruvida, nervosa che vede la squadra russa imporsi 3-2, forte di una superiorità numerica di oltre un’ora, nella quale la squadra di Rui Vitoria è riuscita a ribaltare il fulmineo vantaggio iniziale partenopeo di Elmas (13 secondi!) con la doppietta di Promes (55′ 90′) e il gol di Ignatov (80′). Solo per le statistiche, il gol di Osimhen, in pieno recupero (94′) che non evita la prima sconfitta stagionale del Napoli di Spalletti. Azzurri insieme al Leicester City con un punto a testa, seguono Legia Varsavia, primo con sei punti e lo stesso Spartak con tre punti.

COSA E’ PIACIUTO

Gol lampo a parte, Elmas è stato uno tra i meno peggio tra i partenopei, facendo valere nel suo essere calciatore “multitasking”: il numero sette è bravo, dopo appena un minuto a farsi trovare nel posto giusto, al momento giusto per trasformare nel gol del vantaggio il pallone lasciato vagante da Maksimenko. Più tardi, deve scalare, dopo l’espulsione di Mario Rui, sulla linea difensiva, giocando da laterale destro, per poi passare altro, esterno a sinistra, al posto di Insigne, sostituito da Spalletti dopo quaranta minuti di gioco. Nella ripresa, lo si vede fare l’intera fascia sinistra, a sgobbare e rincorrere gli avversari, poi esce stremato.

L’arbitro Kruzliak è stato forse il migliore in campo in una partita tesa, ruvida e nervosa fino all’ultimo secondo. Il fischietto slovacco si fa saggiamente aiutare dal VAR sia in occasione dell’espulsione di Mario Rui (inizialmente ammonito) sia sul penalty assegnato allo Spartak Mosca, poi annullato dal VAR. Ma molto bravo a contenere una partita spigolosa a suon di cartellini gialli e rossi distribuiti al termine di oltre centodieci minuti complessivi.

La partita contro lo Spartak va scissa in due tronconi: il primo parte dal fischio iniziale e termina con il rosso comminato a Mario Rui; il secondo, dallo suddetto episodio in poi. Nella prima fase, il Napoli, una volta trovato il fulmineo vantaggio, gioca in maniera fluida, facendo viaggiare il pallone alle solite velocità di crociera, dando l’impressione di sfondare a piacimento nelle deboli maglie della difesa russa. Il raddoppio sembrava una questione di minuti, invece il rosso a Mario Rui, segna l’inizio di una (mini)partita fatta di sofferenza e difficoltà, che culmina con una sconfitta.

COSA NON E’ PIACIUTO

Non è mai bello puntare il dito sul un singolo, soprattutto in caso di sconfitta: si vince in undici, si perde in undici, ma non si può far finta di niente davanti all’episodio che ha cambiato il corso della partita. L’intervento di Mario Rui è sciagurato, perchè rischia di far davvero male a Moses che, per fortuna, se la cava e, inoltre, lascia il Napoli il dieci per un’ora di gara, nella quale lo Spartak acquisisce quella fiducia fino a quel momento ai minimi termini ed inizia a giocare, mettendo il Napoli in difficoltà proprio nella zona scoperta dal portoghese. Errore grave ed evitabile, che compromette partita e qualificazione.

Fisicamente diverso da Osimhen, Petagna è chiamato a farne le veci cercando di imitarne l’efficacia cercando la profondità, cosa che riesce anche piuttosto bene per tutto il primo tempo, poichè il centravanti friulano lavora bene sulla linea difensiva dello Spartak, partendo sempre in tempo per evitare il fuorigioco; la pecca grave è la legnosità in fase di preparazione al tiro, dove il numero 37 trova fn troppi impacci per arrivare alla conclusione, consentendo ai centrali avversari di chiudere con tempestività. Sostituito ad inizio ripresa da Osimhen, avrebbe potuto e dovuto cogliere questa opportunità con maggiore convinzione.

Sembra abbia tra i piedi una bomba ad orologeria pronta a scoppiare: è questa la sensazione che Manolas lascia traspirare quando deve giocare palla. E’ evidente che l’errore contro la Juventus è ancora vivo e dolente nella mente del difensore greco che quasi mai riesce a trasmettere sicurezza, prima a se stesso e poi al reparto. Molto meglio quando c’è da fare il difensore vero, chiudendo e spazzando quando serve: anche in quel caso, sembra essere sul “chi va là”. Resta un patrimonio da recuperare, anche in vista dell’assenza di Koulibaly per a coppa d’Africa.

I cambi di Spalletti stavolta non hanno inciso sul risultato. Forse troppo frettoloso togliere Insigne, fin a quel momento uno dei migliori, e stravolgere completamente la catena di sinistra rimasta già orfana di Mario Rui. Osimhen regala sicuramente più vivacità di Petagna al centro dell’attacco, ma gol a parte non fa vedere grandi cose (e neppure sarebbe giusto pretenderle sempre e comunque); Ounas, Lozano regalano un po’ di fiato ad Elmas ed uno spento Politano mentre Anguissa, almeno per una volta, finisce sulla lavagna dei cattivi, responsabile del pallone (perso) in uscita che poi diventa il viatico per il terzo gol dello Spartak.

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