Napoli, invasione di calabroni orientali: punto un ragazzo, ricoverato al Pronto Soccorso

Napoli, invasione di calabroni orientali: punto un ragazzo, ricoverato al Pronto Soccorso

“La pericolosità – spiega un esperto – è dovuta al possibile insorgere di reazioni allergiche che alcuni soggetti possono presentare alle diverse componenti del veleno”


NAPOLI – Aumentano gli avvistamenti di calabroni a Napoli, simili a grandi vespe. I grossi insetti di colore marrone-rosso, con fascia gialla sull’addome sono stati segnalati negli ultimi giorni in diverse zone del centro storico, dai Quartieri Spagnoli al Corso Vittorio Emanuele. Un uomo di giovane età, nella giornata di mercoledì 8 settembre, si è recato all’ospedale Pellegrini a seguito di una puntura di insetto su un dito, dichiarando ai sanitari di essere stato punto da un calabrone. L’uomo si è recato al Pronto Soccorso accusando dolori che dalla mano si erano irradiati per tutto il braccio fin sulla spalla.

Ma di che animali potrebbe trattarsi? Ed è aumentata la presenza di questi insetti a Napoli negli ultimi tempi? Secondo le descrizioni gli insetti, di colore marrone-rosso, con addome a punta e fascia gialla sulla parte bassa, potrebbero appartenere alla specie dei calabroni di origine asiatica, anche chiamati vespe orientali.

“La maggior parte dei calabroni – spiega il professor Francesco Pennacchio, docente di Entomologia generale e applicata del Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli, contattato da Fanpage.it – sono di origini asiatiche. È altamente probabile che gli esemplari avvistati nel napoletano siano riconducibili al calabrone orientale o vespa orientale (Vespa orientalis). Questa specie è presente nell’Italia meridionale da molto tempo ed è facilmente distinguibile da altre vespe e calabroni per via della sua intensa colorazione rossiccia, accompagnata da una larga banda di colore giallo sull’addome.

Vespa orientalis sembra avere una particolare predilezione per l’ambiente urbano e forma delle colonie annuali che raggiungono il picco massimo della popolazione all’inizio dell’autunno. Gli evidenti cambiamenti climatici in atto, con aumento della temperatura medie ed estati che si allungano, possono sicuramente favorire la proliferazione e la diffusione di questi insetti e ciò spiega le numerose segnalazioni in questo periodo nel territorio napoletano.

Come possono essere giunti questi insetti dall’Oriente?

“Come per quasi tutte le invasioni biologiche – prosegue il professor Pennacchio – l’uomo è la principale causa di diffusione accidentale di insetti alieni in nuovi areali. Attraverso i frequenti scambi commerciali è verosimile che questi calabroni possano essere stati trasportati inavvertitamente con carichi di merci provenienti dai paesi asiatici. Un altro calabrone di origine asiatica presente in Italia è la vespa velutina (Vespa velutina nigrithorax), al momento limitata in alcune regioni settentrionali della penisola. È stato stimato che la velocità di espansione dell’areale di questa vespa si aggiri intorno a 100 Km all’anno”.

La puntura del calabrone è pericolosa?

“Le punture dei calabroni asiatici – aggiunge il docente della Federico II – sono dolorose e pericolose allo stesso modo di quelle delle api. La puntura, in soggetti normo sensibili, causa dolore acuto, gonfiore e prurito localizzato. La pericolosità è dovuta al possibile insorgere di reazioni allergiche che alcuni soggetti possono presentare alle diverse componenti del veleno. Reazioni allergiche sistemiche possono portare nei casi più gravi a shock anafilattico che va trattato nel più breve tempo possibile. Fortunatamente solo una bassa percentuale di persone (0,15-3%) sviluppa reazioni allergiche sistemiche al veleno degli imenotteri (api, vespe, calabroni).

Cosa fare in caso di puntura nell’immediato?

“In caso di puntura di calabrone- conclude il professor Pennacchio –  bisogna innanzitutto allontanarsi, per evitare ulteriori punture che potrebbero provenire anche dallo stesso insetto, in quanto a differenza delle api i calabroni (e le vespe) non perdono il pungiglione. Successivamente, si può trattare la puntura lavando il sito d’ingresso del pungiglione e applicando del ghiaccio o dell’acqua fredda. È possibile usare specifiche pomate per ridurre l’infiammazione, solitamente a base di corticosteroidi. Se il gonfiore diviene generalizzato e interessa la zona della gola, o se ci sono sintomi (palpitazione, febbre, vertigini) che possono far pensare a una reazione sistemica va immediatamente contattato il soccorso sanitario”.

FONTE: FANPAGE.IT