Definì i collaboratori di giustizia ‘camorristi schifosi’: Cosentino assolto dall’accusa di diffamazione

Definì i collaboratori di giustizia ‘camorristi schifosi’: Cosentino assolto dall’accusa di diffamazione

Per i giudici d’appello il processo non si sarebbe dovuto tenere perché il pentito non poteva considerarsi parte lesa


NAPOLI – “Camorristi schifosi che hanno da scontare ergastoli e puntano a salvare i proprio patrimoni” così Nicola Cosentino, ex sottosegretario all’Economia, definì i collaboratori di giustizia, e per questo motivo l’ex camorrista del clan Belforte di Marcianise Michele Frongillo decise di agire per vie legali e denunciare l’ex coordinatore del Pdl per diffamazione.

Un’accusa per la quale la sesta sezione della Corte di Appello di Napoli ha assolto l’ex sottosegretario. Per i giudici d’appello, che hanno assolto l’ex politico di Forza Italia con la formula del “non doversi procedere per mancanza della condizione di procedibilità”, il processo invece non si sarebbe dovuto tenere, visto che Frongillo non poteva considerarsi parte lesa.

Inizialmente, Cosentino era stato condannato dal giudice del tribunale di Napoli, Marco Occhiofino, nel dicembre 2016, ed era stato costretto a pagare 2.000 euro di multa e al pagamento dei danni morali da liquidarsi in sede civile.

La Corte ha invece condiviso l’impostazione degli avvocati di Cosentino (Agostino De Caro ed Elena Lepre), così come ha fatto la Procura Generale di Napoli, che aveva chiesto l’assoluzione di Cosentino il quale pronunciò quella frase il 15 gennaio 2013, nel corso di una conferenza stampa.