Focus Fiorentina – Napoli. Sudore, sofferenza e tre punti. Gli azzurri fanno sette su sette!

Focus Fiorentina – Napoli. Sudore, sofferenza e tre punti. Gli azzurri fanno sette su sette!

I partenopei passano anche al Franchi di Firenze, dopo una partita intensa e sul filo dell’equilibrio. Vantaggio viola di Martinez Quarta e subitaneo pareggio di Lozano; nella ripresa Rrahmani centra, di testa, il bersaglio da tre punti. Insigne sbaglia dagli undici metri. Giunti alla seconda sosta, la squadra di Spalletti resta leader solitaria, a punteggio pieno.


Rrahmani: secondo gol stagionale

FIRENZE – Sette su sette ed il Napoli torna leader, arrivando alla seconda sosta stagionale a punteggio pieno, passando anche al Franchi di Firenze con il punteggio di 2-1, al termine di una partita di grande sacrificio e sofferenza, al cospetto della Fiorentina, squadra tra le più in forma del torneo, come anche questa partita ha confermato. Difatti, sono stati proprio i viola a passare in vantaggio, grazie alla girata vincente di Martinez Quarta (28′), al quale risponde immediatamente Lozano (38′) che riprende un rigore di Insigne respinto due volte da Dragowski. Nella ripresa, è il colpo di testa di Rrahmani (50′) su calcio di punizione di Zielinski a decidere un match duro e spigoloso, ma vinto con personalità e spirito di abnegazione.

COSA E’ PIACIUTO

Sudore e sofferenza. Si può racchiudere in due parole la vittoria del Napoli al Franchi di Firenze. Tre punti ottenuti col coltello tra i denti, correndo e lottando su ogni pallone, contro una Fiorentina che, probabilmente, avrebbe meritato almeno un punto per quanto offerto. L’undici di Spalletti ha sicuramente accusato le scorie di una partita accesa e tirata come quella contro lo Spartak, così che i viola vincono “ai punti” sul piano fisico-atletico, ma non su quello della concretezza e della praticità. In quel caso, gli azzurri si dimostrano più efficaci, monetizzando le poche occasioni create. Non è un caso, infatti, che i due gol nascano da calcio da fermo (anche quello della Fiorentina), a dimostrazione che oggi c’era poco spazio e ancor poco tempo per giocarsela sul possesso palla e azioni manovrate. L’aspetto fondamentale restano i tre punti, che riportano il Napoli in testa alla classifica alla seconda sosta di campionato, utile per chi dovrà rifiatare (nazionali permettendo).

Ancora una volta, la coppia centrale partenopea è determinante ai fini del risultato. Koulibaly si occupa del disinnesco di Vlahovic, uno dei clienti più scomodi del campionato, in un compito che, talvolta, si divide con Rrahmani. Missione compiuta egregiamente, poichè il serbo ha rare occasioni per puntare verso Ospina e far male. Lo stesso Rrahmani ha il merito di piazzare il colpo di testa da tre punti, a coronamento di una gara comunque efficace sul piano difensivo, nella quale è pulito ed ordinato, mantenendo la calma necessaria anche in segmenti di gara particolarmente caotici e ad alto rischio. Dispiace per Manolas, ma non per (questo) Manolas, ad oggi riserva del centrale ex-Verona.

Forse tocca cinque palloni in tutta la partita, ma uno di questi finisce alle spalle di Dragowski. Il giudizio, positivo, sulla partita di Lozano può essere sintetizzato in quello scatto rapace per ribadire in rete il penalty sprecato da Insigne; un gol fondamentale, quello del messicano, poichè permette al Napoli di riprendere subito la Fiorentina ed una gara che rischiava di sfuggire di mano dopo lo svantaggio. Altro non riusciamo a segnalare nella partita del numero undici azzurro, altrimenti grigia e anonima, ma ci si può accontentare. Altrochè.

Non segna ma Osimhen concede quei due-strappi improvvisi che mettono in crisi la coppia di centrali viola. Su uno di questi, Martinez Quarta è costretto a metterlo giù in area di rigore ed a rischiare l’espulsione: paradossale per chi, solo qualche minuto prima stava esultando per il gol del vantaggio. Martinez e Milenkovic non gli offrono troppi spazi per poter partire in progressione, anzi, per la maggiore viene braccato a uomo e steso prima che possa girarsi. Sul finale di tempo s’inventa una “cilena” che esce fuori di nulla e nel secondo tempo appena può si accende, sfiorando prima il terzo gol, con una conclusione di destro, al volo, non esattamente nel suo repertorio ed un invito al gol per Elmas, che arriva con mezzo secondo di ritardo al tap-in. Esce stremato e sulle gambe, al termine di una partita di grande sacrificio e dispendio di energie.

Spalletti cambia al momento giusto, gli uomini giusti ed il modulo necessario a portare a casa la vittoria. Il mister “vede” un centrocampo troppo in affanno e butta nella mischia Demme ed Elmas per dare man forte a Fabian ed Anguissa in riserva, dando respiro ad Insigne e Zielinski non alla loro migliore espressione calcistica; Politano rileva Lozano, cambio che aiuta Di Lorenzo in fase difensiva, lasciato troppe volte uno-contro-uno con Nico Gonzalez, tra i più pericolosi; infine rivoluzione in attacco, inserendo la coppia Mertens-Petagna al posto di Osimhen e Fabian ormai spompati, passando dal 4-3-3 ad un 4-4-2 più ermetico. Insomma, un Napoli più volte rivisitato a partita in corso ma che, comunque, non ha mai dato l’idea di perdere la testa, neppure nei momenti di grande spinta offensiva della Fiorentina.

COSA NON E’ PIACIUTO

Il Napoli visto contro i viola è apparso a lunghi tratti passivo e assoggettato ai ritmi alti imposti dalla squadra di Italiano. Gli azzurri hanno faticato, come mai avevano fatto prima d’ora, ad uscire dal pressing alto prima e di quello a centrocampo poi, dove Fabian e Anguissa non hanno mai dato l’idea di prendere in mano le redini del centrocampo. Aggiungiamo anche tanti errori di misura, soprattutto in uscita, cosa che a Spalletti non dovrebbe essere piaciuto molto. Aspetti per i quali vanno dati molti più meriti alla Fiorentina, alla vigilia una delle squadre-rivelazione del torneio, che effettive mancanze dei partenopei.

Quattro rigori, due realizzati e due sbagliati, tre se consideriamo quello dello scorso finale di campionato, proprio a Firenze. Insigne continua nel suo rapporto non particolarmente idilliaco con il dischetto del rigore. Cosa più grave, oggi, che quel rigore ne condiziona il rendimento nel proseguo della partita. Tanti errori, alcuni davvero banali, mai al tiro, poca partecipazione alla fase difensiva. Insomma, la prestazione del capitano è stata davvero incolore, che ci può stare per un ragazzo che non salta (quasi) mai una partita. Certo, quel rigore si poteva calciare meglio ma, come si dice: “solo chi non li tira non li sbaglia mai”. Però, la percentuale andrebbe migliorata, sicuramente.

Non era la partita di Zielinski, era lapalissiano. Con una squadra così stretta come quella presentata da Italiano, con una densità di popolazione a centrocampo altissima e in aggiunta a ritmi di gioco talvolta frenetici, il passo compassato del polacco non sarebbe mai potuto emergere. Il numero venti non è mai riuscito a cucire il gioco, fungendo da raccordo tra centrocampo e attacco ma neppure nell’opposizione al palleggio dei trio di centrocampisti viola Pulgar-Boneventura-Duncan, lasciando spesso Fabian e Anguissa in balia delle onde. Nella ripresa l’unico guizzo, il calcio di punizione che Rrahmani deve solo indirizzare alle spalle di Dragowski. Non è poco, ma da un calciatore di qualità come lui ci si deve aspettare qualcosina di più.

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