Focus Napoli – Torino. Osimhen all’improvviso e azzurri ancora a punteggio pieno

Focus Napoli – Torino. Osimhen all’improvviso e azzurri ancora a punteggio pieno

Ottava vittoria di fila per gli azzurri di Spalletti, che tornano al comando della classifica dopo un match intenso contro un Torino che vende cara la pelle. Decide un imperioso colpo di testa di Osimhen, a pochi minuti dalla fine. Insigne sbaglia ancora dagli undici metri. Lozano sostituto dopo mezz’ora dal suo ingresso.


Il gol di Osimhen che decide la partita

NAPOLI – Il Napoli centra l’ottava vittoria di fila battendo, al “Maradona” il coriaceo Torino di Juric. Finisce 1-0 con un gran gol di Osimhen (82′) che di testa svetta su tutti e infila un Milinkovic-Savic impeccabile fino a quel momento. Il portiere serbo si rende protagonista di un rigore parato ad Insigne nel primo tempo. Per il capitano terzo errore su cinque dal dischetto, numeri (purtroppo) importanti. Azzurri che rispondono al Milan, tornando al comando della classifica, a punteggio pieno. Si staccano Inter e Roma, sconfitte da Lazio e Juventus. E domenica c’è proprio la Roma di Mourinho.

COSA E’ PIACIUTO

Un gol pesantissimo, bello perchè lascia trasparire tutta la fisicità e atletismo che fanno di Osimhen l’uomo in più di questo Napoli, oggi non bello. Lo stacco di testa che oscura il povero Buongiorno è di quelli da prima pagine di giornale e da servizi televisivi con tanto di misurazione dello stacco da terra, straordinariamente impressionante.
Va anche detto che, prima del gol decisivo, la partita del nigeriano non era stata tra quelle da raccontare ai nipotini: Bremer si rivela un avversario capace di tenergli testa sia sul piano fisico che sullo scatto breve. Ne comporta un certo nervosismo che rievoca l’Osimhen “bambinesco” sempre a terra, che protesta al minimo contatto, pieno di sbavature tecniche in fase di controllo di palla; non il pezzo forte del repertorio ma in altre circostanze si erano visti discreti progressi. Partita mediocre, ribaltata da un gol prezioso, che lo rende, di punto in bianco l’eroe del pomeriggio del “Maradona”.

Oggi, più Rrahmani che Koulibaly. Il senegalese non gioca male, ma ha giocato meglio in altre partite. In qualche circostanza sbaglia i tempi di uscita su Singo, che Mario Rui riusciva a tenere a malapena. Ma Amir non sbaglia niente: preciso nelle diagonali, in seconda battuta è il secondo cardine che il Torino non riesce a sfondare. Sanabria non la vede quasi mai, stessa sorte tocca a Belotti entrato successivamente. Dispiace per Manolas, ormai alle battute finali in maglia azzurri, ma il centrale ex-Verona, lanciato e plasmato proprio da Juric è ormai decollato e diventato il fedele scudiero di Kalidou, formando una cerniera quasi invalicabile, almeno quando la squadra non viene imbucata in ripartenza. Ma questo è un altro problema.

Ospina o Meret? Ennesima puntata di un dualismo infinito. Spalletti opta per il colombiano nonostante l’impegno con la nazionale e un jet-lag non pienamente smaltito, relegando il portiere italiano, più fresco, nuovamente in panca. Il risultato premia la scelta del mister di Certaldo poichè David sfodera una prestazione di alto profilo salvando il Napoli da una capitolazione quasi certa nel secondo tempo su un inserimento di Brekalo. Oltre all’intervento salva-risultato, la sicurezza nelle giocate palla a terra, stavolta senza prendere inutili rischi. In questo Napoli primo, a punteggio pieno, c’è tanto di suo.

Al novantesimo inoltrato lo si vede correre e recuperare palloni come se si fosse stato al sesto minuto. Zambo Anguissa si conferma un asset fondamentale di questo Napoli “spallettiano”. Ciò che sorprende è il trattamento delicato che riserva al pallone, anche in condizioni non agevoli. Colui che doveva essere una sorta di “Bakayoko, ma più giovame” è in realtà un trequartista prestato al centrocampo. Incredibili alcune sue giocate palla al piede e la velocità con cui esegue piroette e dribbling in mezzo al campo. Poi, ci mette anche nerbo e muscoli quando servono, soprattutto nel finale di gara, allorquando il suo compagno di brigata, Fabian, era scoppiato già da un pezzo. Pilastro fondamentale anche contro il Toro.

COSA NON E’ PIACIUTO

Era evidente già dalla scorsa settimana, oggi ve ne è stata un’altra conferma (della quale non si sentiva il bisogno): c’è da fare una profonda riflessione per quanto concerne la graduatoria azzurra dei rigoristi. Insigne sbaglia dagli undici metri, cercando stavolta di imitare il suo ex-compagno di squadra, Jorginho. Il saltello prima del tiro non inganna Milinkovic-Savic che fa un figurone. Il problema vero non è tanto l’aver sbagliato il rigore, ma è l’insicurezza con la quale il capitano si presenta sul dischetto di volta in volta e il calo di rendimento dopo l’aver sbagliato il penalty. Anche oggi, come contro la Fiorentina, dopo l’errore dagli undici metri la partita di Lorenzo si è trasformata in una collezione di errori, alcuni dei quali potevano costare caro al Napoli. Spalletti invita il pubblico agli applausi (giustamente) evitandogli, poi, la sostituzione dell’intervallo che avrebbe funto da mortificazione psicologica. Nonostante tutto, la partita di Insigne non decolla, costringendo Spalletti alla sacrosanta sostituzione. La domanda, a questo punto, sorge spontanea: è giusto lasciare Insigne come primo rigorista o sarebbe opportuna una rivistazione delle gerarchie? O sarebbe il caso che sia lo stesso Insigne a fare un passo indietro e lasciare spazio ad un compagno? La risposta la avremo al prossimo rigore, nel frattempo, guardando il bicchiere mezzo pieno, pensiamo al fatto che ad ogni errore dagli undici metri corrispondono tre punti in classifica. Ma sarebbe meglio non tirare troppo la corda.

Il Napoli di oggi non è stato brillante, complice un Torino organizzato ad arte da Juric che avrebbe meritato almeno un punto. Più di una volta gli azzurri sono stati presi alla sprovvista dalle ripartenze dei granata, che però hanno sprecato alcune buone occasioni. Gli azzurri, dal canto proprio, non sono lucidi come un mese fa: si nota la stanchezza di alcuni elementi che non hanno mai tirato il fiato, neppure in nazionale così come la differenza, sul piano fisico, contro un Torino messo meglio sul piano muscolare. Attacco evanescente, centrocampo mai propositivo e troppo spesso preda della densità proposta dal centrocampo di Juric, supportato anche da punte e mezze punte, il Napoli visto stasera si salva grazie ad un gol per certi versi fortunoso (altri aggettivi non ne vengono per il rinvio sulla schiena di Elmas che diventa un cross perfetto per Osimhen) e una buona prova sul piano difensivo. Certo, sul piatto della bilancia vanno messi un rigore fallito, un gol annullato per questioni centimetriche e un palo di Lozano che ancora grida vendetta; abbiamo visto il Napoli giocare meglio, ma fin quando arrivano i tre punti, il resto passa in secondo piano.

Strana la sostituzione di Spalletti, che tira fuori dal campo Lozano, a pochi minuti dalla fine, inserito mezz’ora prima, al posto di Politano. Vero che Lozano, palo a parte, ha toccato solo altri due palloni e li ha sprecati con errori grossolani: forse la stanchezza ha inciso sul rendimento del messicano e sulla scelta di Spalletti di toglierlo dal campo dopo avergli offerto uno scampolo di partita. Il Chucky non ha gradito, ovviamente, ed è corso difilato negli spogliatoi nonostante l’invito del mister a restare in panchina con i compagni. Ovviamente non si tratta di un caso o di apertura di una crisi, ci mancherebbe, ma fa strano che Spalletti non sia stato indulgente con il messicano così come lo è stato con Insigne. Ma fin quando il Napoli vince, ha ragione lui.

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