Covid, Regioni in pressing sul green pass. Costa: “Nessuna dovrebbe andare in giallo”

Covid, Regioni in pressing sul green pass. Costa: “Nessuna dovrebbe andare in giallo”

Il sottosegretario alla Salute: “Con i numeri odierni non da attuare, sul tavolo con altre opzioni”


ITALIA – L’estensione alla terza dose dell’obbligo di vaccino per i sanitari e la riduzione della durata di validità del Green pass. Sono le due misure sul Covid ad oggi sul tavolo del governo e che il Consiglio dei ministri dovrebbe esaminare la prossima settimana. Lo si apprende da diverse fonti di governo, secondo le quali non sono al momento in discussione altri interventi.

La validità del certificato verde potrebbe passare dagli attuali 12 mesi a 9 mesi, anche per incentivare le terze dosi.  Nessuna zona che rischia il giallo dalla prossima settimana. “Dai dati al momento la situazione è sotto controllo, non ci dovrebbero esser cambiamenti. Quelle più a rischio? Ci sono alcune regioni, come il Friuli, il Veneto, le Marche vanno un po’ attenzionate”. Lo dice a Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora, il sottosegretario alla Salute Andrea Costa, intervenuto alla trasmissione condotta da Geppi Cucciari e Giorgio Lauro. “La zona gialla, a livello di restrizioni, ha solo l’uso della mascherina all’aperto”.

“Attualmente c’è una situazione allarmante per l’occupazione delle terapie intensive in FVG, oltre la soglia del 10%, e la Provincia autonoma di Bolzano. La situazione è preoccupante anche in Veneto. In generale, se non verrà applicata in modo stringente la norma sul green pass e non si incentiveranno le terze dosi, potremmo raggiungere una situazione drammatica nel giro di un mese e mezzo circa in tutto il Paese”.Così all’ANSA il presidente dell’Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri, Alessandro Vergallo. “Chiediamo che la durata del green pass sia 6 mesi, dato il calo di efficacia del vaccino dopo tale periodo”.

I governatori sono comunque in pressing sul governo. “In un momento in cui i contagi stanno crescendo è importante avviare in tempi rapidi, entro 72 ore, un confronto con il Governo. In Conferenza delle Regioni ho chiesto che la divisione del Paese in zona gialla, arancione o rossa, valga soltanto per i non vaccinati”, afferma il presidente della Liguria Giovanni Toti a proposito della possibilità di una nuova attuazione del Green Pass. “Il 90% degli italiani non può essere tenuto in scacco da un 10% che non comprende l’importanza del vaccino. I vaccinati invece potranno continuare ad organizzare la propria vita, il lavoro, la socialità”. “In questo momento non è possibile mantenere un atteggiamento attendista, bisogna anzi dettare norme chiare per affrontare questa fase della pandemia, tutelando la salute dei cittadini e consentendo all’economia di continuare la sua fase di crescita dopo aver attraversato una grave crisi”, afferma Toti. “Questo è il momento in cui si programmano le vacanze di Natale e tutta la macchina economica che vi gira intorno, soprattutto dobbiamo dare la certezza ai lavoratori di tutti questi settori che il paese non richiuderà”, aggiunge il governatore ligure. Intervenendo alla Conferenza delle Regione il presidente della Liguria ha anche detto: “I numeri ci dicono che il 90% delle terapie intensive sono occupate da non vaccinati. È quindi, in primis, una questione di protezione delle persone, oltre che della ripartenza dell’economia e di una pressione ospedaliera”.

E’ “urgentissima” una riflessione tra Governo e Regioni “sulla tenuta delle regole attualmente vigenti che furono adottate in assenza dell’attuale percentuale di vaccinati e dello strumento della certificazione verde”, ha detto il presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga che ha chiesto al governo un incontro urgente. Obiettivo, aggiunge, è mettere in sicurezza il sistema sanitario da un lato e le attività economiche dall’altro.

“Il governo è ovviamente disponibile a mettere in agenda a breve un tavolo di confronto”, ha spiegato il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini durante la conferenza Stato-Regioni dopo la richiesta dei presidenti di un incontro urgente sulle regole in vigore e sul green pass. Della richiesta sono stati informati sia il presidente del Consiglio Mario Draghi sia il ministro della Salute Roberto Speranza.  Intanto, il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri ipotizza in caso di aggravamento della situazione lockdown per i non vaccinati in zona arancione. “Lockdown per non vaccinati? Non è la strategia da attuare con i numeri odierni, può essere valutata  – ha detto a Radio Cusano Campus – in caso di passaggio in zona arancione”. “Non è la strategia da attuare con i numeri odierni – ha affermato Sileri -. C’è qualche area del Paese che rischia di finire in zona gialla, ma questa non prevede grosse restrizioni, quindi al momento non vi è motivo di fare restrizioni per i non vaccinati. Va tenuta sul tavolo, come tante altre opzioni, ma la situazione, è sotto controllo”.

Il presidente della Regione Marche Francesco Aqauroli ritiene che non siano “utili” ulteriori restrizioni per i non vaccinati o un Green pass rinforzato, “perché anche se il contagio ha ripreso a correre siamo in una fase diversa dallo scorso anno” e anche perché “nonostante il primo e il secondo Green pass, non stiamo vedendo un aumento sconvolgente delle vaccinazioni”. Acquaroli lo ha detto a Sky Tg 24, poco prima dell’incontro delle Regioni che dovrebbe decidere sulla ulteriori misure. Misure che, secondo il governatore marchigiano, rischierebbero di creare “altre tensioni e divisioni tra chi è vaccinato e chi non lo è”. Sull’obbligo vaccinale per il personale sanitario deve pronunciarsi il giudice ordinario e non il tribunale amministrativo. E’ quanto stabilito dai giudici del Tar della Liguria che hanno respinto, per difetto di giurisdizione, il ricorso presentato da oltre 400 sanitari tramite l’avvocato Daniele Granara. Erano tre i principi alla base dei ricorsi: l’incertezza “sui rischi derivanti dall’assunzione del siero”, le “sperimentazioni con tempi troppo brevi per considerarle affidabili” e la “percentuale di fallimenti nel produrre immunità dovuti alle nuove varianti”, “l’illegittimità dell’imposizione ai lavoratori della sanità”.

In Sicilia è stato introdotto l’obbligo di portare la mascherina sempre con sé e di indossarla anche in tutti i luoghi aperti al pubblico particolarmente affollati. E’ quanto prevede una nuova ordinanza del presidente della Regione Nello Musumeci. I provvedimenti sono in vigore da oggi fino al 31 dicembre. Dovranno sottoporsi al tampone, nei porti e aeroporti siciliani, anche i viaggiatori che arrivano dalla Germania e dal Regno Unito. Attualmente il controllo è già previsto per chi proviene, o vi abbia transitato nei 14 giorni precedenti, dagli Usa, Malta, Portogallo, Spagna, Francia, Grecia e Olanda.