Focus Inter – Napoli. Gli azzurri falliscono il tentativo di fuga: al Meazza vince l’Inter e per Spalletti è allarme arancione

Focus Inter – Napoli. Gli azzurri falliscono il tentativo di fuga: al Meazza vince l’Inter e per Spalletti è allarme arancione

Prima sconfitta in campionato per gli uomini di Spalletti, che devono arrendersi ad un’ottima Inter, brava a capovolgere con le reti di Calhanoglu, Perisic e Lautaro il vantaggio azzurro di Zielinski. Mertens accorcia nel finale, in cui il Napoli va vicinissimo al pareggio. Infortunio per Osimhen, uscito con un occhio gonfio.


MILANO – Si ferma alla tredicesima di campionato la striscia di imbattibilità del Napoli in questo campionato. Gli azzurri di Spalletti, infatti, vengono battuti dall’Inter di Simone Inzaghi al termine di una partita vibrante ed intensa, che quasi i partenopei riuscivano a recuperare. Finisce 3-2 per i padroni di casa, che rimontano lo svantaggio iniziale ad opera di Zielinski (17′) con un superbo destro all’incrocio dei pali con il penalty trasformato da Calhanoglu (25′) e dal colpo di testa di Perisic (44′). Nel secondo tempo il gol di Lautaro 61′) sembra chiudere i giochi, riaperti poi da un’altra gemma balistica di Mertens (78′) che rimette in Napoli in corsa, ma troppo tardi. Azzurri che continuano il loro cammino in parallelo con il Milan, anch’esso sconfitto (3-4 a Firenze), in testa alla classifica, ma l’Inter accorcia, portandosi a -4 dal binomio capolista.

COSA E’ PIACIUTO
Il gol di Zielinski è l’unica cosa da salvare in un primo tempo di estrema sofferenza per gli azzurri; però il gol del polacco, non nuovo a questo genere di esecuzioni, è un gioiello di balistica. Bravissimo prima a sfilare alle spalle di Brozovic e farsi trovare pronto sul pallone fornitogli da Insigne, ancora di più a scaricare il destro sotto l’incrocio dei pali di Handanovic. Quello che più colpisce è l’impatto del piede con il pallone: non di esterno, non di collo pieno, neppure di mezzo esterno: difficile anche da spiegare, per questo ancora più bello. Peccato, resti il gesto tecnico del numero venti, l’unica luce in una partita che lo vede poi scomparire nell’anonimato.

Le sostituzioni, in parte forzate, contribuiscono al rientro in partita del Napoli, fino all’1-3 di Lautaro in completa balia dei campioni d’Italia. Forse è anche l’Inter ad abbassare l’intensità del suo pressing, incessante per oltre un’ora, ma il Napoli ritrova il carattere e mentalità giusta per capire che la partita aveva una spiraglio per essere ripresa. Mertens è l’emblema del “nuovo” Napoli che si è visto nell’ulrima mezz’ora (recupero compreso) trovando un gol straordinario ma sbagliando il clamoroso pareggio che dal suo piede non è lecito aspettarsi. Anche Petagna ed Elmas aiutano, con fisicità (il primo) e il dinamismo (il secondo) a rimettere il Napoli in carreggiata ma, probabilmente, i loro innesti sono stati tardivi.

Nonostante la prima sconfitta in campionato, nonostante i quattro gol din partite (più di quanto il Napoli avesse subito nelle prime undici partite) gli azzurri restano primi in classifica, beneficiando della concomitante sconfitta del Milan a Firenze. La classifica si accorcia, l’Inter si avvicina, ma fa ben sperare la mentalità con cui il Napoli ha affrontato l’ultima mezz’ora e da lì ripartire in vista della Lazio (passando per Mosca, ovviamente). A questo Napoli non si poteva chiedere di più, una squadra stanca, nervosa e frenetica, sulla falsariga di quello lasciata prima della sosta, contro il Verona. Ma quasi la riprendeva.

COSA NON E’ PIACIUTO

Nel primo tempo, dopo il gol del vantaggio di Zielinski, le luci a San Siro, per il Napoli, si spengono, perchè l’Inter sale prepotententemente di giri ed il Napoli rincula di almeno venticinque metri con il suo baricentro, permettendo così a ali, mezzali e i due “quinti” interisti di installarsi stabilmente nella metà campo partenopea e creare sconquassi. Darmian è una costante negativa della partita di Mario Rui, costretto a rincorrerlo quasi sempre senza successo, mentre Barella diventa la variabile impazzita contro il quale gli azzurri non riescono a prendere contromisure. Il rigore (evidente) del pareggio, è la prova dell’incapacità di gestione dell’effimero vantaggio. Il gol di Perisic ha fatto il resto, in una prima frazione abbastanza negativa per la squadra di Spalletti.

Si insiste sulla concezione di Osimhen come attaccante da sponda e per questo motivo vengono persi e sprecati palloni che gli vengono recapitati direttamente da Ospina. Ranocchia e Skriniar montano guardia spietata sul nigeriano, che si prende un giallo quasi subito e che continua, strada facendo, nella sua partita estremamente nervosa, che si chiude in barella, dopo uno scontro aereo con Skriniar che lo vede perdente e con l’occhio sinistro tumefatto. Non è l’Osimhen di inizio stagione, è evidente, e un’Inter ben organizzata nella sua fase difensiva non contribuisce al rendimento dell’attaccante azzurro, mai nel vivo dell’azione, mai davvero in partita. Non è una coincidenza che il Napoli sale dopo la sua uscita, grazie ad una presenza più fisica di Petagna e un Mertens in crescita (nonostante il gol sbagliato all’ultimo respiro). Da riprendere fisicamente.

Anche stasera prestazione non positiva per il capitano, che si segnala per l’assistenza a Zielinski per il momentaneo vantaggio azzurro, ma la sua partita finisce lì. Nessuno squillo di tromba, nessuna idea, nessuno strappo, anzi, in certi tratti di partita sembra essere un impiastro, quando va ad accentrarsi e ad aumentare la densità di popolazione della tre-quarti interista, lasciando sguarnita la sua zona di competenza. La sua sostituizione, forse tardiva, è l’inizio della nuova partita del Napoli, ma non è solo colpa sua. Intendiamoci. Insigne è, in questo momento, un calciatore stanco nelle gambe e nella testa e nelle idee, e lo testimoniano anche le recenti partite in nazionale, nelle quali non c’è stata mai un’inversione di tendenza rispetto alle prestazioni in azzurro (del Napoli).

L’apparato difensivo scricchiola e l’Inter mette bene in evidenza le falle che si erano già intraviste contro il Verona. Mario Rui in grande difficoltà contro Darmian, mentre DI Lorenzo ha le sue gatte da pelare contro Perisic. In mezzo, Koulibaly e Rrahmani non sono brillanti e precisi come spesso ammirati questa stagione. Due gol su tre giungono da calcio da fermo, ma il terzo gol è frutto di un centrocampo assente ed una difesa che poteva e doveva fare di più in chiusura. Insomma, se anche la difesa inizia ad imbarcare acqua, diventano dolori visto che l’attacco è già da qualche settimana che non riesce ad incidere come accadeva qualche mese fa.

Giocare con un centrocampo a due contro la fisicità della mediana interista è un suicidio tattico. In questo caso, o si tiene palla e s’impone il gioco oppure sono dolori se il pallone è in mano agli avversari. Ed è spesso accaduto che il centrocampo partenopeo è stato preso d’infilata dall’Inter, molto reattiva ad eludere il pur buon pressing alto del Napoli.Ma la marcatura di Fabian, esercitata dalla morsa Brozovic-Barella ha escluso lo spagnolo dalla manovra, togliendo al Napoli l’unica vera fonte di gioco. Zambo Anguissa ci ha messo il suo, come sempre, in termini di muscoli e fosforo, ma si percepiva la differenza numerica là in mezzo, laddove l’Inter ha dato l’idea di superiorità e costruito la sua vittoria.

Attacco in panne e il Napoli fatica a trovare con facilità la via del gol, se non con gioielli balistici come quelli di Zielinski e Mertens, come lampi di sole nella tempesta. Con Insigne a marce ridotte; con Osimhen a secco dalla partita contro il Torino (17 Ottobre); con Politano adesso alle prese con il CoVid ma finora mai brillantissimo; con Lozano fuori dal gioco e dagli schemi come anche stasera, con tutti questi elementi di primaria importanza in uno stato di forma lontano dall’essere definito apprezzabile, è facile capire perchè la squadra di Spalletti sta attraversando un periodo di stanca, magari fisiologico e/o dovuto al tipo di preparazione atletica. L’importante è passare questo periodo, che abbraccia anche le coppe europee, limitando i danni, permettendo poi ad alcuni calciatori di tirare il fiato in questo frenetico calendario.

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