Focus Napoli – Verona. La storia si ripete: botta-risposta Simeone-Di Lorenzo e l’Hellas ferma nuovamente gli azzurri

Focus Napoli – Verona. La storia si ripete: botta-risposta Simeone-Di Lorenzo e l’Hellas ferma nuovamente gli azzurri

Primo stop casalingo in campionato per il Napoli, fermato da un ottimo ed organizzato Verona, ben diposto in campo da Tudor. Finisce 1-1 con il vantaggio scaligero del solito Simeone, a cui ha risposto DI Lorenzo, al suo primo gol stagionale. Pali di Osimhen e Mertens.Nel finale, espulsi Bessa e Kalinic per doppia ammonizione.


Di Loremzo, autore del gol azzurro contro il Verona

NAPOLI – Nel freddo pomeriggio del “Maradona”, il Napoli riceve un nuovo stop da parte del Verona. Come nella scorsa stagione, tra partenopei e scaligeri finisce in parità grazie alle reti del solito Simeone (13′), lesto ad approfittare delle incertezze di Mario Rui prima e Rrahmani poi e la risposta di Di Lorenzo (19′) pronto a scaricare in rete l’assist di Fabian. Un palo per tempo: Osimhen nel primo, Mertens sul finale di una partita nervosa tra un buonissimo Verona ed un Napoli visibilmente stanco, nervoso e poco lucido. Il Verona chiude la partita in nove uomini, per le espulsioni, nel finale, di Bessa e Kalinic (entrambi subentrati nella ripresa).

COSA E’ PIACIUTO
Il gol è un premio meritato per Di Lorenzo, il primo stagionale e molto importante perchè permette di agganciare immediatamente il Verona, andato in vantaggio cinque minuti prima. Oltre alla marcatura, il terzino destro si disimpegna sufficientemente bene sul suo versante, restando sempre attento e concentrato. Dalle sue parte agisce Caprari, elemento molto pericoloso nello spaziare tra le linee ed inserirsi in area di rigore, bene arginato proprio dal numero ventidue partenopeo che lo rende, tra i tre del tridente scaligero, il meno efficace.

In un clima di battaglia non poteva non emergere la fisicità di Zambo Anguissa, ancora una volta tra i migliori in casacca azzurra. Recupera un numero non definibile di palloni, altri ancora riesce a calamitarne con i suoi piedi da trequartista, trasformando azioni difensive in offensive. Nonostante la spada di Damocle della diffida che gli pende sulla testa, non si tira mai indietro nei duelli uomo-a-uomo, e mai ce lo aspetteremmo da un gladiatore come lui. Strano Spalletti rinunci a lui (e non ad uno stanco Fabian) nel forcing finale con l’Hellas ridotta addirittura in nove.

In partite nervose e sul filo dell’equilibrio come queste, il rischio di perderle è dietro l’angolo, ed un punto è sempre meglio di zero. Non si può pretendere di vincere trentotto partite su trentotto, non in questo momento nel quale è una squadra anche particolarmente stanca in alcuni uomini. Incontrare un Verona molto più fresco e tonico, scevro da impegni infrasettimanali e sulle ali dell’entusiasmo dopo gli ultimi risultati, poteva rappresentare una tagliola, nella quale il Napoli è rimasto intrappolato con una sola gamba. Certo, si poteva fare di più ma, in certi casi, bisogna sapersi accontentare.

COSA NON E’ PIACIUTO
Non il miglior Rrahmani, nel pomeriggio del “Maradona”. Chissà se davvero, l’ex di turno, soffra più la verve di Simeone o il fatto di giocare di fianco a Koulibaly. Sta di fatto che il primo tempo di Amir è di grandi incertezze sulla marcatura di Simeone, che spesso gli ruba i tempi di gioco, come nell’azione del gol e non solo. Si riprende nella ripresa, con la solita prestazione fatta di chiusure sicure, forse tranquillizzato dalla presenza di Juan Jesus, che non è Koulibaly, ma che fa valere la sua esperienza e dal calare del rendimento del Cholito, a corto di energie a lungo andare.

La condotta di gioco non è stata quella di sempre. Per la prima volta il Napoli è sceso in campo giocando in maniera nervosa e vogliosa di strafare ma commettendo tanti errori, non da Napoli. Il ricordo, ancora non cicatrizzato, del triste epilogo della scorsa stagione avrà sicuramente influito sulla psiche della squadra così come una condizione fisica non al top di alcuni elementi, Insigne, Politano e Zielinski, per citarne qualcuno. La smania di voler “annientare” il Verona porta a giocare in maniera troppo vorticosa in molti spezzoni di gara, che in realtà non portano mai a veri pericoli alla porta di Montipò. Neppure i cambi di Spalletti, alcuni anche tardivi (perchè far entrare Petagna trenta secondi dopo Mertens ed Ounas, “aiutando” il Verona nelle sue perdite di tempo?) sparigliano le carte in tavola. Peccato per un Napoli anche sfortunato: i pali di Osimhem e Mertens avrebbero potuto cambiare il verso della partita in modo esponenziale, ma oggi non era giornata.

La posizione in campo di Caprari e Barak ha dato molto fastidio alla squadra partenopea, soprattutto lo slovacco che sul lato sinistro (del Napoli) ha creato i presupposti per il gol di Simeone e, nel secondo tempo, per il “quasi” raddoppio, steccato con un sinistro debole. I due trequartisti scaligeri si sono mossi bene dietro la linea Fabian-Zambo, spesso infilata da un ottimo Tameze, geometra di turno in casa Verona, lasciando a Veloso le operazioni di intercetto dello stesso camerunense, guardato da vicino dal portoghese.

Insigne non è al top e si è visto. La smania nel voler fare tutto e subito lo vede protagonista di tanti errori, soprattutto nel voler giocare, più volte in modo forzato, il pallone di prima nella speranza di innescare lo scatto di Osimhen, operazione praticamente mai riuscita. Mai al tiro con pericolosità e pessimo nella scelta di un paio di calci di punizione nel finale che dovevano essere sfruttati diversamente. Sostituzione tardiva: Spalletti gli ha regalato almeno un quarto d’ora in più sul rettangolo di gioco, sperando che il capitano tirasse fuori il coniglio dal cilindro, stavolta niente da fare.

Grave indecisione di Mario Rui sul gol di Simeone, facendosi (r)aggirare da Barak come un dilettante del pallone. Peccato, perchè nel complesso il portoghese non gioca una partita malvagia, proponendosi sul versante sinistro con discreta continuità. Però il gol di Simeone, in buon parte, va addebitato sul referto del terzino sinistro azzurro (e di Rrahmani), troppo ingenuo in tale circostanza. Fortunatamente, Barak non decide di puntare con insistenza da quella parte.

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