Giugliano, impiantato al San Giuliano il primo pacemaker senza fili più piccolo al mondo

Giugliano, impiantato al San Giuliano il primo pacemaker senza fili più piccolo al mondo

Intervento da record effettuato all’UOC Cardiologia diretta dal dott. Giovanni Napolitano


GIUGLIANO IN CAMPANIA – Arriva all’Ospedale San Giuliano il pacemaker più piccolo del mondo. Si è concluso con successo, infatti, il primo impianto con tecnica mininvasiva del sistema di stimolazione intracardiaco transcatetere, con un innovativo pacemaker senza fili, effettuato all’UOC Cardiologia del presidio ospedaliero “San Giuliano”, diretta dal dott. Giovanni Napolitano.

Il dispositivo è stato impiantato dal dott. Mattia Liccardo coadiuvato dalla dott.ssa Ersilia Cipolletta, ad una paziente di 96 anni, affetta da fibrillazione atriale cronica ma in generale in ottimo stato di salute.

“Si tratta di un sistema di stimolazione cardiaca particolarmente innovativo – spiega il direttore Giovanni Napolitano  – grazie a questo intervento miniinvasivo si riducono le complicanze rispetto ad un impianto di tipo tradizionale, il paziente non sarà più esposto al rischio di bradicardie potenzialmente minacciose per la vita e di sincope”.

Il pacemaker è poco più grande di una pillola, un decimo della grandezza di un pacemaker convenzionale, mentre il sistema di stimolazione intracardiaco transcatetere è una vera e propria microcapsula, pesa 2 grammi, misura poco più di 2 cm e ha una durata media di 12 anni.

“Viene impiantato direttamente nella cavità cardiaca ventricolare destra – aggiunge Giovanni Napolitano – attraverso la vena femorale e, una volta posizionato, il sistema è ancorato al cuore attraverso piccoli ganci appositamente progettati ed emette impulsi elettrici in grado di regolarizzare il battito cardiaco attraverso un elettrodo posto sul dispositivo. A differenza delle tradizionali procedure non necessita di alcun filo o elettrocatetere di connessione. Inoltre, non richiede incisioni nel torace né la creazione di una tasca sottocutanea in sede prepettorale, eliminando così il rischio di potenziali complicanze, soprattutto infettive, legate alla procedura tradizionale”.

“Non si tratta di un intervento chirurgico vero e proprio – illustrano i cardiologi Mattia Liccardo ed Ersilia Cipolletta , si procede infatti attraverso la vena femorale, in anestesia locale e blanda sedazione, e si risale con un dispositivo che contiene il pacemaker, lo si orienta nel ventricolo cercando la posizione più adatta e lo si rilascia nel sito d’ancoraggio. Questa procedura non provoca cicatrici ma solo una piccola incisione all’inguine. Inoltre, grazie alle dimensioni ridotte ed all’assenza di elettrocateteri, il pacemaker risulta invisibile sul corpo del paziente. Il decorso post-operatorio prevede una mobilizzazione, dopo circa 12 ore dal termine dell’intervento, ed una dimissione precoce, avvenuta in seconda giornata post-operatoria”.

“Con questo nuovo dispositivo – concludono i cardiologi Liccardo e Cipolletta – come per ogni altro pacemaker, il paziente deve sottoporsi a controlli postoperatori. Tuttavia, grazie alla sua tecnologia wireless, è disponibile un servizio di home monitoring con un dispositivo GSM che è in grado di interrogare il pacemaker direttamente da casa, inviando una notifica allo specialista in caso di malfunzionamenti o eventi clinici di rilievo”.

Infine il dott. Giovanni Napolitano ha voluto sottolineare che questi risultati possono esser conseguiti solo grazie al forte senso di squadra e di grande collaborazione tra tutti i cardiologi della UOC nonchè del personale di comparto, il tutto è in linea con il forte impulso di innovazione tecnologica voluta dal direttore generale Dott. Antonio D’Amore ed il suo staff sempre attento ed aperto ai progressi tecnologici ed alle sue realizzazioni.