Il piano per salvare il Natale, green pass obbligatorio per i bambini: le nuove regole

Il piano per salvare il Natale, green pass obbligatorio per i bambini: le nuove regole

A gennaio: si useranno le due nuove pillole anti Covid (Merck e Pfizer) che l’Italia sta già acquistando e si potranno ridurre ricoveri e decessi


ITALIA – Gli obiettivi: potenziare le terze dosi e un uso più diffuso dei monoclonali, rafforzare i controlli sul rispetto dell’obbligo del certificato verde, applicare tempestivamente il sistema dei colori con zone rosse locali dove serve. Si sta studiando anche il Green pass a due velocità. Come funziona? Potrebbe essere legato solo a vaccini o superamento dell’infezione, eliminando la scorciatoia del test antigenico, per le attività ludiche-ricreative (ristorante, cinema, stadio). Nei posti di lavoro resterebbe la formula attuale con l’opzione del tampone negativo. Sono questi i tasselli di un possibile piano per un Natale sereno, nonostante l’aumento di casi positivi. E ci sarà un’arma in più a disposizione già a gennaio: si useranno le due nuove pillole anti Covid (Merck e Pfizer) che l’Italia sta già acquistando e si potranno ridurre ricoveri e decessi, ma solo se le vaccinazioni continueranno la loro corsa.

OBIETTIVI

“Se vogliamo evitare nuove chiusure che i cittadini non accetterebbero più e l’economia non sopporterebbe, dobbiamo rafforzare la campagna vaccinale, a partire dalle terze dosi» ripete il professor Gianni Rezza, direttore Prevenzione del Ministero della Salute. Il tasso di saturazione elevato negli ospedali causerebbe non solo o non tanto il passaggio di molte Regioni in fascia gialla o arancione a Natale, ma ciò che più conta nuove sofferenze e nuove vittime. Per scongiurare questo spettro, si guarda al “modello Israele”: a Tel Aviv, quando hanno visto rialzarsi drammaticamente la curva dei contagi e dei ricoveri, sono corsi a somministrare il richiamo (terza dose) e oggi la situazione è ampiamente sotto controllo. “Ma si sta sottovalutando un problema: le Regioni non hanno risorse, mancano 4 miliardi, non abbiamo le forze per una campagna massiccia di terze dosi in linea con quella che ha dato ottimi risultati per il primo ciclo vaccinale” avverte l’assessore alla Salute dell’Emilia-Romagna, Raffaele Donini, che nella Conferenza delle Regioni guida il settore dalla sanità. Il governo italiano ha aperto le terze dosi, dal primo dicembre, anche alla fascia di età 40-59 anni. Ma bisogna convincere i cittadini e, soprattutto, potenziare la campagna di informazione, il sistema di Sms per avvertire chi deve ricevere la terza dose e l’operatività degli hub. “Ma le risorse sono finite” ripete Donini. E questo è un problema che andrà affrontato. Altro fronte: sia al Ministero della Salute sia nelle Regioni non sono sorpresi dell’andamento della curva dei contagi. Pensare che ciò che stava succedendo nell’Est Europa, in Austria, in Germania, in Belgio o in Olanda, dovesse magicamente evitare l’Italia, sarebbe stato ingenuo. “Però – osserva l’assessore alla Salute del Lazio, Alessio D’Amato- bisogna mantenere i nervi saldi. Noi abbiamo superato le 1.000 infezioni giornaliere, ma a fronte dello stesso numero di contagi, in altre fasi della pandemia avevamo molti più ricoveri e decessi. I vaccini ci aiutano. Però serve, in queste settimane decisive, grande cautela nei comportamenti dei cittadini e adesione alla campagna delle terze dosi. Da parte nostra, per limitare i ricoveri, abbiamo deciso di aumentare notevolmente l’uso dei monoclonali per i pazienti a rischio over 65”. Una linea condivisa anche dal Ministero della Salute su base nazionale: questa terapia ha qualche limite, perché deve essere somministrata nella fase iniziale della malattia e in sede ospedaliera, ma riduce la durata dei ricoveri e gli eventi negativi. Infine, c’è il nodo del Green pass. Il consulente del Ministero della Salute, Walter Ricciardi, ha proposto di legarlo unicamente all’avvenuta vaccinazione o al superamento dell’infezione. A Palazzo Chigi c’è in corso una riflessione su questa svolta, in linea con decisioni già prese in Austria e in parte della Germania. C’è una controindicazione: in Italia il Green pass è utilizzato anche per andare lavorare. Eliminare l’opzione dei test antigenici rischia di sguarnire uffici, servizi pubblici e aziende. Possibile una soluzione mediana: ricorrere al Green pass “rinforzato” solo per il ristorante, il cinema, i teatri, gli eventi sportivi. Aumentando anche i controlli: oggi sta prevalendo una linea lassista molto pericolosa.

QUANDO SCATTA IL PASSAGGIO IN ZONA GIALLA

L’idea è quella di basarsi su decisioni locali, alle quali però potrebbero accompagnarsi indicazioni direttamente da Roma: gli esperti suggeriscono di ripristinare il meccanismo per cui il cambio di colore può scattare anche con lo sforamento di uno dei due indicatori relativo ai ricoveri. Il passaggio in zona gialla, ed eventualmente rossa, avverrebbe sempre con l’incidenza dei contagi superiore a 50 casi ogni 100mila abitanti in una settimana, ma solo con lo sforamento del tetto dell’occupazione dei posti letto o in area medica, oggi fissato al 15% per le terapie intensive.

GREEN PASS ANCHE PER I BAMBINI

Atra valutazione del Governo è quella in merito all’utilizzo del Green Pass. Gli esperti sono stati interrogati su una possibile stretta, per esempio su chi ottiene la certificazione verde dopo un test rapido. Si valuta l’ipotesi di restringere l’accesso al Green pass solo per chi è vaccinato o ha fatto un tampone molecolare. Avanza anche l’idea di estendere l’obbligo del Green Pass per l’accesso a buona parte delle attività per i bambini, in vista dell’allargamento della campagna vaccinale ai bambini di età compresa tea i 5 ai 12 anni. Come ha affermato Silvio Brusaferro nell’ultimo monitoraggio dell’Iss, la circolazione del virus tra i più giovani è in aumento: pertanto, risulta necessario che anche i più piccoli abbiano la copertura vaccinale.