Marano, legami con il clan Polverino: sequestro di mezzo milione a 2 imprenditori

Marano, legami con il clan Polverino: sequestro di mezzo milione a 2 imprenditori

Con i figli erano già stati arrestati nel 2013 a seguito di indagini sul sodalizio criminale maranese


Napoli 10/07/2001 Una agente della DIA nella sede di Napoli della Direzione Distrattuale Antimafia. Una loro operazione a portato in carcere il finanziere D'andria e, tra gli altri, tre carabinieri con l'acusa di aver creato una rete deviata di investigazione. Ph. Ciro Fusco

MARANO – La Direzione Investigativa Antimafia ha eseguito un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Napoli nei confronti di due imprenditori edili di Marano di Napoli. Gli accertamenti patrimoniali svolti dalla DIA, delegati dalla Procura della Repubblica di Napoli, sull’intera famiglia, sono stati avviati a seguito dell’approfondimento di segnalazioni di operazioni finanziarie sospette che hanno consentito di individuare beni in denaro non ancora oggetto di misure patrimoniali definitive e, quindi, potenzialmente esigibili dagli intestatari.

Le importanti inchieste giudiziarie coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli avevano portato all’arresto nel 2013 degli imprenditori predetti e dei figli, successivamente condannati con sentenze irrevocabili perché ritenuti responsabili di aver partecipato dal 1990 fino al 2008 all’associazione camorristica denominata clan Polverino; nel giugno del 2020 il Tribunale di Napoli, su richiesta del Procuratore della Repubblica, ha emesso un primo decreto di sequestro di prevenzione che ha riguardato il patrimonio accumulato dalla famiglia imprenditoriale per un valore stimato in 10 milioni di euro; i beni oggetto della misura ablativa patrimoniale hanno riguardato diversi immobili, tra cui anche una scuola e le società di costruzione utilizzate dagli stessi per commettere i reati contestati. L’odierno decreto di sequestro, unitamente ad altro provvedimento già emesso in urgenza ed eseguito dalla DIA lo scorso mese di settembre, integra la misura adottata già il 1 giugno del 2020, ed è stato richiesto con urgenza dal Procuratore della Repubblica di Napoli, tenuto conto degli accertamenti svolti dalla DIA che hanno individuato somme di denaro, suddivise in fondi di investimento, azioni, conti correnti e quote intestate ai predetti imprenditori, per un valore di quasi € 500.000, accumulati nello stesso periodo in cui è documentata la loro adesione al sodalizio camorristico.