Operazione “Kalimera” della guardia costiera, disastro ambientale e pesca illecita: 17 arresti

Operazione “Kalimera” della guardia costiera, disastro ambientale e pesca illecita: 17 arresti

Agli indagati viene contestato, fra l’altro, il reato di disastro ambientale con l’aggravante dell’associazione


TARANTO – Continua l’attività della Guardia costiera di Taranto nel contrasto degli illeciti in ambito marittimo, con particolare attenzione alla pesca di frodo e alla tutela dell’ambiente.

Al centro delle attività di controllo, in questo caso, la raccolta della Holothuroidea (oloturia o cetriolo di mare), di cui è vietata la pesca, in quanto specie marina protetta che riveste un ruolo centrale per l’equilibrio dell’ecosistema: ragione, quest’ultima, che ne rende la raccolta, causa di gravi ed irreparabili danni per l’ambiente, di diminuzione della biodiversità ed alterazione degli equilibri ecologici. Motivazioni, quelle citate, alla base dell’ipotesi di reato di disastro ambientale mossa nella circostanza a carico dei responsabili. Alle prime luci dell’alba del 19 novembre è scattata infatti la maxi operazione denominata “Kalimera” che ha visto impegnati più di cento uomini e donne della Guardia Costiera alle dipendenze della Direzione Marittima di Bari – 6° Centro Controllo Area Pesca, con lo spiegamento di 34 autopattuglie e di un elicottero appartenente al 2° Nucleo Aereo Guardia Costiera Catania.

Il dispositivo ha consentito l’esecuzione di 17 ordinanze di custodia cautelare, disposte dal Giudice per le indagini preliminari di Taranto. Agli indagati viene contestato, fra l’altro, il reato di disastro ambientale con l’aggravante dell’associazione.

La lunga e complessa attività investigativa condotta dai militari della Guardia Costiera di Taranto – anche attraverso attività di intercettazione di comunicazioni e osservazioni sul territorio dal personale del Comando tarantino – ha, infatti, portato alla luce l’esistenza di una vera e propria organizzazione criminale dedita all’attività di pesca illecita di ogni risorsa marina, svolta prevalentemente nel Golfo di Taranto, che portava un ingente guadagno.

Una pesca vietata, quella delle oloturie, che muove ingenti profitti illeciti: il valore di mercato medio finale del prodotto nostrano, movimentato dagli indagati nell’ambito dell’attività vietata, può arrivare anche all’ingente cifra di 300 € al kg. Al termine dell’attività investigativa, si è potuto stimare un illecito giro di affari complessivo di circa € 4.500.000.

In particolare, tale attività di indagine, coordinata del Sostituto Procuratore della Repubblica di Taranto – Dr. Mariano BUCCOLIERO, ha consentito di accertare il grande interesse della predetta organizzazione criminale nella raccolta delle oloturie e di altre specie protette, avvenuta prevalentemente dai fondali marini antistanti la costa Tarantina, nonché nella proficua commercializzazione illecita del prodotto, molto ricercato dai mercati esteri poiché ritenuta una specie particolarmente prelibata, il tutto a grave pregiudizio dell’ecosistema marino e della normativa sanitaria per la tutela della salute pubblica. Infatti, a causa delle sempre maggiori dimensioni assunte dal prelievo della Holothuroidea (oloturia o cetriolo di mare), destinata, prevalentemente, al consumo in mercati extracomunitari, e al costante aumento della relativa domanda, la gravità del fenomeno ha nel tempo assunto dimensioni allarmanti, non solo dal punto di vista dell’incalcolabile danno ambientale ma anche dal rischio per la salute umana se si considera che il pescato sfugge ad ogni tipo di controllo sanitario.​