Stato di emergenza, il Green pass verso la proroga: cosa cambia per smart working e viaggi

Stato di emergenza, il Green pass verso la proroga: cosa cambia per smart working e viaggi

La decisione del Governo entro fine novembre


ITALIA – Con un aumento significativo dei casi di positività di settimana in settimana e con le nuove vaccinazioni ormai in fase di stallo, Green pass e stato di emergenza, con la terza dose, restano i baluardi per arginare l’eventuale nuova ondata. La curva dei contagi continua a crescere facendo registrare un raddoppio di positività nel giro di tre settimane. Mediamente, spiega il fisico Giorgio Sestili, si registra un aumento medio di 1,35 casi al giorno, pari al 35% in più rispetto alla settimana precedente.

Numeri simili a quelli di settembre e ottobre di un anno fa – quando l’Italia scopriva le ‘zone a colori’ e il semi-lockdown – e che, inevitabilmente, sono destinati a lievitare durante l’inverno quando, peraltro, bisognerà fare i conti anche con l’influenza. Ma, sottolinea Sestili, l’aumento, iniziato ad ottobre in tutta Europa, in Italia è mitigato dai vaccini “per questo la nostra situazione epidemiologica è fra le migliori”. Anche per non perdere il vantaggio di una buona copertura vaccinale l’esecutivo sta pensando ad una proroga del Green pass, almeno fino a marzo e, contestualmente, all’estensione dello Stato di emergenza, con il quale confermare struttura commissariale, protocolli di sicurezza, come distanziamento e mascherine, smart working e tutte quelle norme e agevolazioni collegate all’emergenza pandemia. L’inverno che è alle porte potrebbe comunque essere l’ultima battaglia” per vincere la guerra al virus, come ha detto oggi il virologo dell’Università di Milano, Fabrizio Pregliasco. “A meno che – puntualizza – non arrivi una variante più coraggiosa”. Nel frattempo, però, bisognerà cercare di convincere la platea degli scettici, tra cui una fetta di quasi tre milioni di over 50, ad accedere alla campagna vaccinale in modo da poter raggiungere al più presto il 90% di vaccinati. Obiettivo da sempre nel mirino del governo e del commissario per l’emergenza, Francesco Figliuolo. Contemporaneamente, poi, si lavora alla terza dose. Una volta conclusa la somministrazione per “fragili”, over 80 e operatori sanitari, sarà la volta dell’estensione del booster per i sessantenni e gli insegnanti. I lavoratori scolastici, in particolare, potrebbero godere di una corsia preferenziale, rispettando comunque i sei mesi dalla seconda dose. Il primo a sollecitare il terzo richiamo per il prof è stato lo stesso ministro Patrizio Bianchi e lo ha ribadito il sottosegretario alla Salute, Pierpaolo Sileri, che ha poi rassicurato sulle feste in arrivo. “Vivremo un Natale libero”, ha spiegato, specificando però che non se ne parla per ora di alleggerire o addirittura abolire il Green pass. Intanto, l’Aifa si riunirà per decidere non solo per il via libera alla terza dose agli under 60 ma anche per indicare quale vaccino utilizzare come booster per il milione e mezzo di italiani che ha fatto Johnson&Johnson.

STATO DI EMERGENZA E GREEN PASS, LO SCENARIO

L’idea dell’esecutivo è che in questo modo si possa dare nuovo impulso alla campagna vaccinale (sia quella ordinaria che quella per la terza dose), spingendo verso l’immunizzazione anche i no-vax più difficili da convincere, quelli che oggi puntano a “vivacchiare” fino a dicembre, destreggiandosi tra certificati di malattia e tamponi.

STATO D’EMERGENZA

Per lo stato di emergenza invece la situazione è differente. Secondo la legge che lo regola (decreto n.1 del 2018), questo non può essere rinnovato per più di 24 mesi. Vale a dire che, essendo stato prorogato per la prima volta il 31 gennaio 2020, con gli strumenti attuali lo si potrebbe al massimo prorogare fino al prossimo 31 gennaio 2022. Tuttavia, come già accaduto per i terremoti o altre catastrofi che hanno colpito la Penisola, lo status potrebbe finire incardinato in un emendamento a una legge ordinaria oppure in un provvedimento ad hoc e rinnovato per qualche altro mese. L’ipotesi più accreditata, rispettando il ritmo di rinnovi di 3 o 6 mesi attuato fino ad oggi, parla di marzo 2022. Ma non è escluso che si possa andare oltre. «A toglierlo se i numeri lo consentono ci si mette poco» è il ragionamento, rinnovarlo invece ha un costo in termini di tensioni sociali e politiche.

SMART WORKING E VIAGGI

D’altronde abbandonare lo strumento emergenziale ora, specie in un momento in cui i numeri iniziano a far vedere un prima risalita, appare un azzardo. Non solo perché verrebbe meno la possibilità di far gestire al governo centrale diverse delle mansioni attribuite normalmente alle Regioni, o per mantenere attivi i ruoli del Commissario per l’Emergenza o del Comitato tecnico scientifico. Ma anche per quanto riguarda lo smart working. Nonostante il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta sia determinatissimo a riportare tutti i dipendenti della pa in presenza (a lavorare da casa può essere al massimo il 15%), se la fase di recrudescenza pandemica dovesse intensificarsi non è affatto detto che le cose debbano restare in questo modo. E lo stesso vale per le imprese private. Gli accordi relativi allo smart working vanno tarati sulla base dell’andamento pandemico e questo può avvenire solo con lo stato d’emergenza in essere. Non solo. Se venisse meno lo Stato di emergenza cambierebbero anche le regole per i viaggi all’estero e dall’estero. Con lo status in essere il governo può infatti prendere provvedimenti in grado di restringere l’ingresso nel Paese da parte di cittadini di altri Stati ma anche di limitare il turismo dall’Italia verso paesi esteri considerati a rischio pandemico. In pratica il rinnovo servirebbe a tenere ancora le preziose liste A, B, C della Farnesina e del ministero della Salute, che impostano provvedimenti differenziati a seconda del rischio pandemico dei Paesi d’arrivo o di destinazione.