Focus Milan – Napoli. Gli azzurri sono sempre vivi: Elmas-gol riprende i rossoneri ed il secondo posto

Focus Milan – Napoli. Gli azzurri sono sempre vivi: Elmas-gol riprende i rossoneri ed il secondo posto

Ritorna alla vittoria dopo due stop consecutivi, il Napoli che trova tre punti di platino al Meazza grazie al colpo di testa di Elmas. La squadra di Spalletti si rimette in scia del primo posto, agganciando Milan ed il secondo posto in un colpo solo. Adesso lo Spezia per chiudere il girone di andata.


Il colpo di testa vincente di Elmas

MILANO – Basta un colpo di testa di Elmas (5′) in avvio di gara, su corner di Zielinski, per decidere il big-match della penultima giornata di andata. Gli azzurri sbancano il Meazza per 1-0 e, in un colpo solo, riagganciano il Milan ed il secondo posto, restando in scia dell’Inter, a quattro punti. Vittoria di orgoglio e sofferenza, di spada più che di fioretto; una vittoria da calcio d’altri tempi, con tanti palloni spazzati via e poche azioni da gol. Il gol del macedone basta ed avanza per una vittoria scaccia-pensieri e proiettarsi alla partita contro lo Spezia con un morale nuovamente rigenerato.

COSA E’ PIACIUTO
Bomba di orgoglio, questa vittoria al Meazza, dopo due sconfitte di fila non proprio meritate. Tre punti che rimettono nuovamente in scia il Napoli, adesso al secondo posto, a quattro punti dall’Inter, conquistati con fisicità che con le geometria, più con la quantità che con la qualità, a sottolineare che questa squadra sa essere, all’occorrenza, anche operaia. Una vittoria ottenuta da squadra, senza inutili individualismi, ma con grande spirito di abnegazione e sacrificio, qualità fondamentali per ottenere vittorie prestigiose come quelle di stasera e che sottolineano il grande lavoro che sta facendo Spalletti, in totale e costante emergenza di organico.

Impenetrabile, compatta, rocciosa, brutta a vedersi palla al piede, ma tremendamente efficace sul piano della concretezza e della praticità la coppia centrale Rrahmani-Juan Jesus. Bravi entrambi quando c’è da marcare ad uomo lo spauracchio Ibrahimovic, a cui viene lasciato poco spazio per poter essere pericoloso (e ad uno come Ibra, quel poco basterebbe anche), ma anche Giroud, subentrato nella ripresa e ben arginato dal “double” difensivo partenopeo che, per una sera, non ha fatto rimpiangere Koulibaly. Meno efficaci quando c’è da imbastire l’azione, ma non è da loro che si pretendono certe cose. Energici quando c’è da spazzare via, anche se si potrebbe fare meglio anche in quel frangente. Nel complesso, promossi con merito.

Bello lo Zielinski apprezzato stasera, perchè anche se non nella sua forma più brillante, riesce a trovare spazi e modi per affondare nel cuore della retroguardia milanista, sebbene non venga quasi mai assecondato nelle sue giocate, lasciato a predicare nel deserto dalla scarsa qualità che il Napoli può permettersi dalla cintola in sù.. Lascia comunque la sua impronta nella partita con il corner dal quale spunta la testa di Elmas per il gol partita. A corto di energie, pian piano sparisce dal match, allorquando il Milan esercita il forcing per giungere al pareggio. Sempre più fondamentale nello scacchiere di Spalletti.

Elmas si sta dimostrando centrocampista decisamente prolifico, mettendo a referto il sesto gol stagionale, con particolare menzione per il colpo di testa che decide il big-match del Meazza. Un gol che impreziosisce una partita nella quale il macedone è forse meno in palla di altre occasioni, non avendo (chissà) smaltito la botta rimediata la scorsa settimana contro l’Empoli, ma è anche vero che sulla sinistra sfonda poco, ma viene cercato anche meno dai compagni che prediligono l’altro versante per trovare varchi interessanti per poter far male ai rossoneri. Basta comunque il gol, di importanza capitale, per rendere il numero sette, uno dei migliori in maglia azzurra.

Tra i subentrati, Lobotka è colui che meglio ha saputo ritagliarsi il suo spazio e recitare un ruolo importante nel corso del match, portando finalmente quell’apporto di fosforo, che ai partenopei serviva e che il duo Lemme-Anguissa non riusciva a garantire. Quanto meno, lo slovacco, con la sua presenza, è riuscito a catalizzare le azioni azzurre, facendole passare tra i suoi piedi, smistando qua e la dove si poteva, considerando una squadra schiacciata dalla forte presenza del Milan. Ingresso decisamente azzeccato.

COSA NON E’ PIACIUTO
Demme-Anguissa non è stato un binomio vincente, almeno questa sera. L’italo-tedesco non è in gran forma e non da stasera, ma purtroppo l’esigenza e la carenza di uomini costringe Spalletti a schierarlo dall’inizio. Diego non riesce quasi mai a far ripartire la squadra in fase di costruzione, ma ciò che preoccupa è la sua mancanza sotto il profilo fisico, dove il numero quattro lascia a desiderare, arrivando spesso secondo sul pallone. Anche Zambo Anguissa non ha brillato, anche perchè, probabilmente, le aspettative su di lui sono più alte; oggettivamente il camerunense gioca una partita sotto ritmo, nella quale viene spesso saltato dai portatori di palla rossoneri e, come Demme, non riesce a fare filtro in modo adeguato, come nelle sue corde. Non al top neanche lui.

Brutta l’ultima mezz’ora finale, nella quale il Napoli supera due volte il centrocampo e mai capace di mettere pressione al Milan, per cercare il raddoppio o, se tutto mancava, per spazzare il ritmo incalzante che la squadra di Pioli imprimeva, alla ricerca del gol. Probabilmente, il cambio dell’intero pacchetto offensivo (Petagna-Lozano-Zielinski per Politano-Mertens-Ounas) arriva con almeno dieci-quindici minuti di ritardo, quando il centrocampo era ormai in debito di ossigeno e l’attacco brevilineo non si è praticamente mai visto. Un crollo fisico dovuto ovviamente alla carenza di organico che obbliga Spalletti a puntare sugli stessi uomini, ma il problema sta nella tempistica.

Tutti contenti di rivedere Ghoulam in campo, che per una manciata di minuti dovrebbe dare modo ad Elmas di rifiatare e di blindare l’out di sinistra per i pochi minuti di partita che restano da giocare, invece l’algerino fa in tempo a confezionare un “quasi” autogol, con un retropassaggio di testa a Ospina che avrebbe avuto esiti disastrosi se il portiere fosse uscito un metro più avanti; inoltre partecipa al “papocchio” che genera il gol Kessie poi annullato dal VAR. Insomma, non il rientro che tutti si aspettavano, ma almeno il terzino algerino rappresenta una presenza numerica, e di questi tempi è importante avere a disposizione quante più risorse umane possibili, a patto di evitare disattenzioni ed eccessive confidenze.

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