Focus Napoli – Atalanta. Il potere “divino” della Dea contro il Napoli “operaio”: blitz bergamasco al Maradona

Focus Napoli – Atalanta. Il potere “divino” della Dea contro il Napoli “operaio”: blitz bergamasco al Maradona

Calcio spettacolo al Maradona, dove Napoli e Atalanta danno vita ad una partita intensa, sul filo dell’equilibrio fino all’ulrimo istante. Termina con la vittoria ospite per 3-2, con i gol di Malinovskyi, Demiral e Freuler per gli atalantini, dei soliti Zielinski e Mertens per i padroni di casa. Azzurri che scivolano al terzo posto in classifica, scavalcati dal binomio meneghino Milan-Inter.


NAPOLI – Partita spattacolare, secondo le aspettative, al “Maradona”. dove andava in scena uno dei big-match di giornata. La (ex) capolista cede in casa, perdendo per 2-3, contro un’Atalanta che legittima la sua presenza nella lotta al titolo, con una prova solida, ma permeata della solita qualità. Al vantaggio di Malinovskyi (6′) risponde Zielinski (39′) nel primo tempo. Nella ripresa Mertens ribalta la situazione (47′), servito da un ottimo Malcuit, ma l’Atalanta ha forza ed energia per ribaltare il risultato, prima raggiungendo il pareggio con Demiral (66′) e centrando il colpo da tre punti con Freuler (71′). Con questa sconfitta, i partenopei scivolano al terzo posto, scavalcati dal Milan ma anche dall’Inter. Anche l’Atalanta si affaccia in zona Scudetto, a -2 proprio dagli azzurri.

COSA E’ PIACIUTO
Raffazzonato com’era, il Napoli è sceso in campo come qualcosa di simile ad un agnello sacrificale, al cospetto dell’Atalanta, una della squadre più in forma del torneo, se non la più in forma. Gli azzurri non hanno fatto una brutta figura, nonostante la sconfitta, rimediata, così come accaduto a Reggio Emilia, a causa di cinque minuti di black-out. Impegno, dedizione e orgoglio non sono mancati, ma purtroppo la qualità della squadra, depauperata dalle assenze di Koulibaly, Fabian, Anguissa, Insigne e Osimhen, si abbassa notevolmente. Restano cinquanta minuti di buon Napoli, che stavolta recita la parte della provinciale che si arrocca e riparte, che però non bastano contro un avversario superiore, se non altro, per la rosa e della qualità di cui poteva disporre. Onestamente, la squadra ha fatto quanto ha potuto, finchè le luci non si sono spente, cioè al pareggio di Demiral.

Fortuna sono entrati in forma nel momento più opportuno; Zielinski e Mertens sono i traini che trascinano questo Napoli, gli unici capaci di esaltarsi anche in momenbti particolarmente delicati come questo. Il polacco è tra i migliori, entrando nel tabellino dei marcatori, trovando di prepotenza il varco giusto per battere Musso. Purtroppo, il numero venti non è sempre continuo nella sua azione, uscendo di scena per segmenti di partita di media-lunga durata. Non gli si può farne una colpa, visto che il 3-5-2 ordito da Spalletti prevede la sua presenza anche in mezzo al campo, per fornire assistenza al Lobotka-Elmas, in evidente difficoltà contro i palleggiatori atalantini. Mertens continua nel suo periodo di brillantezza, mettendo a segno un’altra gemma da repertorio, finalizzando un’azione personale infilando Musso per il gol del vantaggio effimero. Esce dal campo appena dopo il gol di Freuler, ed in quel momento, finisce anche la partita del Napoli. Attualmente imprescindibile.

Malcuit è la piacevole sorpresa di serata. Chiamato ad occupare la corsia destra in un desueto 3-5-2, il francese si fa apprezzare per qualità e quantità, macinando una buona quantità di chilometri e giocando un ruolo importante in occasione del gol del pareggio, dando a Zielinski modo di colpire, nel cuore dell’area bergamasca e anche in quello di Mertens, dando opportunità anche al belga di andare a bersaglio. Certo, alle sue spalle si aprono spazi importanti, nei quali Zapata si inserisce spesso, ma non possiamo chiedere al francese la perfezione assoluta. Una prestazione più che sufficiente è una buona base su cui (ri)partire, perchè in questo Napoli incerottato ci sarà bisogno anche di lui.

COSA NON E’ PIACIUTO
Spalletti decide per una difesa a tre per affrontare l’Atalanta e l’esperimento fallisce dopo sette minuti, quando Malinovskyi piazza il suo sinistro sotto l’incrocio dei pali. Molti calciatori non hanno nelle corde alcuni movimenti e sono andati quasi subito in difficoltà. Malcuit e Mario Rui hanno fornito una buona spinta sulle loro corsie, ma il rovescio della medaglia è rappresentato dagli spazi che si aprivano alle loro spalle: i tre gol atalantini nascono sempre dalle fasce, per trovare poi sfogo e finalizzazione in mezzo (Malinovskyi nel primo gol, Freuler nel terzo). Rrahmani insufficiente su Zapata, in un duello uomo a uomo che ha visto il colombiano vincitore su tutta la linea e a cui è mancato solo il gol per mettere la ciliegina sulla torta di una partita perfetta, soprattutto nell’interpretazione tattica del ruolo. In attacco, invece, Lozano e Mertens non sono riusciti a trovare un’intesa degna di nota, pestandosi i piedi o isolandosi uno dall’altro. Anche il centrocampo non convince, con Demme fuori, lasciando Lobotka come unico semi-interdittore in mezzo al campo: per questo Gasperini ringrazia il collega Spalletti, che lascia ampie zone di campo all’Atalanta, che ne approfitta.

Come detto, Rrahmani soffre enormemente contro Zapata, perchè il colombiano si sa muovere bene tra linee, venendo ad accorciare e poi allungando improvvisamente, allargando così le due linee di difesa e centrocampo del Napoli, muovendosi lateralmente e permettendo gli inserimenti di Malinovskyi e Pessina, che lo accompagnavano nell’azione offensiva. Quasi mai Rrahmani è riuscito a frenare l’impeto del colombiano, nè giocando di anticipo, nè nel corpo a corpo. Non commette disastri, ma si nota a vista d’occhio l’impaccio di giocare in un sistema di gioco diverso dal solito e senza l’ausilio di un pilastro come Koulibaly, capace di infondere sicurezza ai suoi colleghi di reparto con la sua sola presenza.

Portato nell’inconsueto ruolo di seconda punta, Lozano non riesce ad incidere sulla partita, nonostante nel primo tempo abbia due occasioni nitide per trafiggere Musso. Clamorosa, quella che spreca, in coadiuvazione con Elmas, in spaccata, a due passi dalla porta; poco dopo un suo diagonale di sinistro non impegna Musso più di tanto, in un’altra occasione che poteva essere sfruttata meglio. L’impressione, in generale, è che il ruolo che gli ha ricucito Spalletti per l’occasione non gli calzi a pennello; il messicano e Mertens talvolta occupano gli stessi spazi, in altre circostanze, invece, el Chucky tende a farsi attirare dall’out di destra, suo habitat naturale, lasciando il belga troppo isolato, in mezzo ai centrali orobici. Forse, sarebbe stato meglio in duetto con Petagna, che con il fisico poteva creargli qualche spazio: Spalletti non è d’accordo e lo toglie proprio in concomitanza dell’ingresso dell’ariete triestino.

Petagna, per l’appunto, entra ma non riesce a combinare niente di chè. Spalle alla porta ha pochi palloni da poter gestire, e quei pochi che gli arrivano li tratta male; praticamente nullo in fase offensiva, sebbene avrebbe, a tempo scaduto, l’occasione dell’insperato pareggio, ma arriva scoordinato sul pallone, spedendolo alle stelle. Con l’infortunio di Osimhen le occasioni per farsi vedere non mancano, ma continua a sprecarle, ma non tutte le colpe son sue: anche Spalletti ha le sue responsabilità, facendolo giocare quando la squadra ha speso tutte le energie residue, costringendolo a giocare sempre e solo con vocazione difensiva, il resto lo fa lui.

 

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