Focus Napoli – Spezia. La fine come l’inizio, e lo Spezia festeggia ancora al Maradona. Allarme rosso per Spalletti

Focus Napoli – Spezia. La fine come l’inizio, e lo Spezia festeggia ancora al Maradona. Allarme rosso per Spalletti

Il 2021 degli azzurri si chiude esattamente come si è aperto: lo Spezia passa al Maradona grazie all’autogol di Juan Jesus e apre la crisi di risultati, costituita da tre sconfitte consecutive in casa. E al rientro, ci sarà la Juventus


NAPOLI – Si chiude come peggio non si sarebbe potuto il 2021 del Napoli, che si chiude nello stesso tragico modo in cui si è aperto, ossia con una sconfitta interna a vantaggio dello Spezia di Thiago Motta, cinico e spietato nell’infliggere la terza sconfitta casalinga consecutiva a Spalletti senza mai tirare in porta. Al Maradona, infatti, basta lo sfortunato colpo di testa di Juan Jesus (37′) per dare ai liguri tre punti vitali per la loro rincorsa alla salvezza. Non basta un secondo tempo arrembante per gli azzurri che non riescono ad abbattere il muro eretto da Provedel.

COSA E’ PIACIUTO
Inuna serata opaca come questa, c’è comunque qualcosa di positivo da rimarcare. Nonostante tutto, il Napoli del gregariato, dei portatori d’acqua, di quelli che vengono dopo i fenomeni, non delude. Parliamo, ad esempio, di Di Lorenzo e Mario Rui, sicuramente due tra i migliori (pochi) in casacca azzurra. I due laterali si esibiscono in una prova a tutta fascia, portando fiato e risorse all’azione offensiva fin troppo statica e prevedibile. Rui, soprattutto trova modo di farsi apprezzare in un paio di chiusure difensiva particolarmente importanti; Di Lorenzo, dal canto suo, porta con il suo impeto, una sferzata di energia sull’out di destra e, in coadiuvazione con Politano, mette in subbuglio il versante sinistro dello Spezia, senza però trovare lo spunto decisivo.

Fin quando la manovra del Napoli passa attraverso i suoi piedi, la regia di Lobotka da un’idea di ordine e buona organizzazione. Bravo a farsi trovare e ricevere il pallone sebbene quasi sempre marcato a vista, altrettanto a smistare soprattutto sugli esterni, per trovare l’ampiezza che dovrebbe, ipoteticamente, allargare le maglie dello Spezia e favorire qualche inserimento centrale. Poi fisicamente inizia a cedere e, direttamente proporzionale, anche la manovra azzurra inizia a perdere lucidità, diventando un caos senza capo né coda. Però, lo slovacco , nel complesso, non ha demeritato.

Buono il secondo tempo di Politano, che sulla destra semina il panico sul suo versante, con la collaborazione di Di Lorenzo. Unico, insieme ad Ounas nel finale, che cerca di saltare l’uomo, puntandolo e saltandolo, oppure accentrandosi tentando la conclusione verso Provedel. L’unico problema è quello di essere davvero l’unico a provare a fare qualcosa di diverso, anche se tutto ciò non comporta variazioni nel risultato. Almeno, un netto passo avanti nel rendimento dell’ex Sassuolo, sotto tono negli ultimi tempi.

COSA NON E’ PIACIUTO
L’impostazione tattica della squadra lascia pesantemente a desiderare: giocare in un 4-2-3-1 con Mertens come terminale offensivo non favorisce il belga, troppo leggero in mezzo a troppe maglie spezine, troppo anonimo per essere quello che conosciamo; non piace la rinuncia ad Elmas, calciatore più in forma del momento, ma chiamato in causa solo ad un quarto d’ora dalla fine. Errori gravi a cui Spalletti cerca di correggere già nell’intervallo, inserendo Petagna al posto di Mertens stesso e, appunto, il macedone ad una manciata di minuti dal fischio finale. La sensazione è che il rimedio sia peggio dell’errore, nel caso di Petagna, che avrebbe avuto maggiore utilità dall’inizio, per tentare la carta Mertens più avanti, magari con un punteggio diverso, con uno Spezia più stanco. Può sbagliare anche Spalletti.

Primo tempo regalato ad uno Spezia che, senza neppure un tiro in porta, si trova incredulo in vantaggio all’intervallo. Napoli senza squilli di tromba e prevedibile nel suo giro palla che non porta pericoli alla pota di Provedel. Manca il giusto mordente, forse con la convinzione che la vittoria di Milano abbia di colpo risolto tutti i problemi della squadra e pensando, ovviamente sbagliando, di fare un solo boccone dello Spezia, con l’acqua alla gola, senza il minimo sforzo e di amministrare poi il match al piccolo trotto. Gli azzurri si svegliano solo nel secondo tempo, creando molto di più, ma concretizzando zero.

Come contro l’Empoli, il gol dello Spezia è figlio di un episodio sfortunato: il colpo di testa di Juan Jesus è preciso ed angolato, ma finisce nella porta sbagliata. Nell’occasione, come contro l’Empoli, Ospina non appare inappuntabile, forse sorpreso dalla deviazione involontaria del compagno di squadra, ma poco reattivo sulla conclusione precisa si, ma non potentissima. Lieve appannamento di forma anche per il colombiano, decisivo in tante circostanze, meno nelle ultime prestazioni.

L’impegno non si discute, ma Lozano procede, partita dopo partita, nella sua involuzione che lo sta portando a diventare “il pur generoso Lozano”: il messicano parte discretamente sulla ormai desueta posizione di vice-Insigne, svanendo progressivamente dalla partita nel corso del primo tempo. Più pimpante nella ripresa, spostato ripetutamente di posizione da Spalletti, giocando anche da “sottopunta”, trovandosi più spesso nel cuore dell’azione offensiva ma divorandosi il gol del pareggio praticamente a porta vuota, colpendo invece Erlic in un recupero disperato che è valso un gol. Sarebbe stato l’1-1 e a mezz’ora dalla fine la partita avrebbe assunto connotati molto diversi. Un gol sprecato che dimostra come il messicano sia ormai disabituato a frequentare l’area di rigore. Sembra il primo Lozano, quello anonimo sotto la gestione Ancelotti; per questo va recuperato.

Sei punti persi tra Spezia ed Empoli, otto se consideriamo la rimonta subita dal Sassuolo. Tre sconfitte nelle ultime quattro partite e tutte al Maradona, ormai diventato territorio di conquista per gli ospiti di turno. Con l’Atalanta si può mettere in preventivo una sconfitta, tenuto in debito conto la mole di assenze cui va incontro Spalletti ogni partita, ma contro Spezia ed Empoli c’era l’obbligo tassativo di fare di più. Punti persi che potrebbero avere un peso importante non solo nella corsa Scudetto, nella quale gli azzurri adesso pagano sette punti all’Inter, ma anche per un piazzamento Champions. Fortuna che Roma ed Atalanta abbiano parzialmente frenato, ma la Juventus guadagna punti ed alla ripresa del campionato, i bianconeri saranno i prossimi avversari, in uno scontro diretto che il Napoli non può permettersi di perdere.

Petagna è l’elemento di fisicità che, nelle idee di Spalletti, dovrebbe scardinare il robusto apparato difensivo di Thiago Motta. Nei fatti, invece, il numero 37 fa di tutto per dare torto al suo allenatore, sbagliando spesso posizione in campo e soluzioni di gioco. Come centravanti di peso, dovrebbe essere il terminale offensivo della squadra, invece lo si vede defilarsi sull’esterno e raccogliere palloni che lui stesso smista al centro dell’area, quando invece lui dovrebbe essere colui che quei palloni dovrebbe ricevere. Trova la via del gol, ma un fallo precedente sul suo marcatore ne vanifica l’effetto e l’unica giocata degna di nota. Continua a sprecare occasioni.

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