Morta Pupetta Maresca, la prima donna boss della camorra. Lanciò la sfida a Raffaele Cutolo

Morta Pupetta Maresca, la prima donna boss della camorra. Lanciò la sfida a Raffaele Cutolo

Assunta Maresca era figlia di un contrabbandiere e vedova precoce di un altro criminale, il boss Pasquale Simonetti, detto Pascalone ‘e Nola


CASTELLAMMARE DI STABIA – Aveva 86 anni, un soprannome che dominò a lungo la cronaca nera, Pupetta, e la fama sinistra della prima lady di camorra. Morta a Castellammare di Stabia, la sua città natale, in seguito a una malattia, Assunta Maresca, figlia di un contrabbandiere e vedova precoce di un altro criminale, il boss Pasquale Simonetti, detto Pascalone ‘e Nola.

Fu proprio per vendicare l’omicidio del marito – avvenuto il 15 luglio 1955, mentre lei era incinta del suo primo figlio – che Pupetta uccise il presunto mandante di quel raid mortale: fece fuoco (non da sola) e lasció a terra Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano, che era stato anche suo testimone di nozze. Condannata in via definitiva, Maresca fu graziata dopo oltre dieci anni di detenzione.

Ma non era solo spregiudicata e troppo interna all’ambiente criminale: il suo bell’aspetto, decretato anche in un concorso locale di bellezza, e l’ambizione a conquistarsi i suoi titoli sui rotocalchi la spinsero anche a tentare la strada del cinema. Fu la protagonista negli anni Sessanta di un film ispirato alla sua storia. E da anziana, in tempi più recenti. Aveva dato il suo assenso alla (dimenticabile) agiografica fiction su Mediaset, ancora ispirata alla sua storia. Pupetta Maresca aveva poi sposato un altro camorrista di peso: Umberto Ammaturo. Il peso dei conflitti e delle faide anche familiari aveva travolto il figlio di Pupetta, ucciso in un regolamento di conti, del quale inizialmente era stato sospettato lo stesso capoclan Ammaturo.

L’inclinazione a comandare, le frequentazioni pericolose, una lunga scia di sangue e accuse – anche di altri omicidi – da cui era poi uscita assolta. Da una ventina d’anni diceva di dedicarsi solo ai suoi negozi di abbigliamento, a Castellammare. Aveva deposto le armi di camorra. Ma la sua “fama” ha sempre continuata a inseguirla. Maledizione e, per lei, anche vanto. Fino a ieri.