Stato di emergenza, si va verso una mini-prorogra di tre mesi

Stato di emergenza, si va verso una mini-prorogra di tre mesi

Palazzo Chigi conferma che “la decisione sarà valutata e presa dalla cabina di regia che si terrà tra la fine di questa e l’inizio della prossima settimana”


ITALIA – Ci si confronta, si valuta. La proroga dello stato di emergenza cammina a grandi passi anche se Mario Draghi non vuole imporre nulla ai partiti ma sapere da loro come la pensano. Conte stamani è andato a Palazzo Chigi e ha detto al premier: “Proroga necessaria”. Della stessa linea Enrico Letta anche se il segretario dem è più sfumato: “Siamo pronti ad aderire alla proroga se il governo la ritiene necessaria”.

Il ministro Speranza, che guida l’ala dei rigoristi, spinge molto per il prolungamento dell’emergenza. Mentre Draghi, a questo proposito, in piena campagna quirinalizia non vuole forzare i partiti ma assecondarne le volontà. Il presidente rimette ai partiti la scelta di prorogare lo stato di emergenza dopo il 31 dicembre 2021. Una mossa che potrebbe spianargli la strada verso il Colle. Il ragionamento di Draghi è semplice: sa bene che i partiti, Lega in primis, sono contrari a una nuova proroga. E dunque la decisione sullo stop allo stato di emergenza, che libererebbe il premier per l’elezione del presidente della Repubblica, sarà affidata ai leader politici. Palazzo Chigi, come riportato da Il Messaggero, conferma che “la decisione sarà valutata e presa dalla cabina di regia che si terrà tra la fine di questa e l’inizio della prossima settimana”. In extremis.

A meno di 20 giorni dalla fine dello stato di emergenza il governo non sembra ancor avere le idee chiare. Il sospetto, che ora diventa quasi certezza, è che Draghi non voglia prorogare lo stato di emergenza, per tuffarsi poi anima e corpo, dal primo gennaio 2022, alla corsa per il Quirinale. Ma lavora per scaricare la responsabilità della scelta sui partiti. In caso contrario, proroga dello stato di emergenza, il premier avrebbe qualche difficoltà a mollare la guida del Paese con una situazione emergenziale. Ecco che allora, per la prima volta, l’ex numero uno della Bce non si affida alla scienza ma alla politica: saranno i capidelegazione a dare l’indirizzo. Antonio Tajani coglie il cuore del problema e provoca: “Noi ci rimettiamo alla scienza, dobbiamo ascoltare gli esperti”. Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa mette sul tavolo una proposta: “Credo sia ragionevole una proroga dello Stato di emergenza di alcuni mesi, penso fino ad aprile. Ma è una decisione che prenderemo a ridosso della scadenza. Qualsiasi sarà l’esito, l’importante è che comunque si creino le condizioni per poter usufruire di strutture efficienti che possano gestire al meglio l’emergenza, come accaduto con quella guidata dal Generale Figliuolo”.

Ci si sta orientando per un proroga di tre mesi. Anche Salvini piano piano dismette i panni del signor no. E oggi ha parlato così: “Vedo scienziati che dicono di prorogarlo, altri che dicono no. Sentiremo i governatori, poi vederemo. Vanno visti i dati”. Ma occhio alla Meloni: “Dopo due anni dobbiamo essere in grado di combattere il Covid e la pandemia ripristinando i diritti democratici: lo stato di emergenza non si può prorogare” così dice la presidente di Fratelli d’Italia. Le opzioni sul tavolo sono due. Entrambe richiedono un intervento legislativo. La prima: la mini-proroga fino ad aprile. Che richiederebbe comunque una leggina per consentire di allungare il periodo massimo previsto dalla legge di stato di emergenza fissato a 24 mesi. La seconda opzione prevede lo stop allo stato di emergenza dal primo gennaio 2022: i poteri commissariali del generale Figliuolo sarebbero trasferiti in capo alla Protezione Civile che manterrebbe il coordinamento della campagna vaccinale e di tutte le altre attività connesse all’emergenza. Questa seconda opzione sta perdendo punti. Se invece alla fine Draghi la sceglierà, avrà mani più libere – senza essere più in premier da emergenza – per aspirare, se davvero lo vuole, a fare il Capo dello Stato.