Focus Juventus – Napoli. Il pareggio dopo le polemiche. Un punto che fa morale ma poca classifica

Focus Juventus – Napoli. Il pareggio dopo le polemiche. Un punto che fa morale ma poca classifica

Finisce in parità il big-match della prima di ritorno, tra Juventus e Napoli, dopo l’elettrizzante vigilia. A Mertens risponde Chiesa, per una divisione della posta che scontenta entrambe le contendenti. Napoli resta terzo in classifica a -5 dal Milan.


TORINO – Nella partita delle polemiche che, nonostante tutto e tutti, si gioca. Juventus e Napoli si dividono la posta in palio, in un pareggio che, a ben vedere, serve a poco per entrambe, in un turno di campionato pesantemente ridotto dai rinvii si quattro partite. Juventus e Napoli fanno 1-1, al termine di una partita combattuta e che entrambe le squadra avrebbero potuto vincere, soprattutto il Napoli. Gli azzurri, in vantaggio con un preciso diagonale di Mertens (23′), si sono fatti raggiungere da Chiesa (59′) con un preciso sinistro dal limite. In classifica, il Napoli perde altri due punti dal Milan, secondo, ma mantiene le distanze proprio dalla Juventus, ancorata al quinto posto, a cinque punti dal Napoli.

COSA E’ PIACIUTO
Il fatto che questa partita si sia disputata è, di per se, una buona notizia. Considerata la burrascosa vigilia, probabilmente anche più caotica di quella vissuta la scorsa stagione, poter commentare calcio giocato va condiderato come aspetto positivo. Parlare di un buon pareggio strappato allo Stadium di Torino addolcisce un po’ la pillola; un pareggio che non aiuta nessuna delle due contendenti, ma almeno restituisce morale agli azzurri, che dovevano ripartire con piede giusto dopo la sconfitta interna contro lo Spezia, che chiuse ingloriosamente il 2021. Si riparte con una prestazione gagliarda, più che dignitosa, ma che lascia un pizzico d’amaro in bocca, perchè contro questa Juventus non trascendentale, forse si poteva fare qualcosa di più, nonostante le assenze e la turbolenta vigilia, che rischiava di deconcentrare la squadra. Ben così, comunque: un punto a Torino non si butta mai, a patto di ritornare alla vittoria contro la Sampdoria.

Mertens resta in campo quasi novanta minuti, segna il gol del vantaggio, rischiando la doppietta in un paio di circostanze, specie nella ripresa quando spara su Szczesny un sinistro che avrebbe meritato esito migliore, soprattutto dal “suo” sinistro. Però si danna l’anima per tutta la partita, prendendo legnate su legnate da De Ligt che lo francobolla a vista, impedendogli, quasi sempre, di girarsi e constringendolo a giocare spalle alla porta, in un tipologia di gioco non nelle sue corde. Eppure, riesce a ritagliarsi i suoi spazi nel 4-2-3-1 che non è il suo schema e si vede, con la classe e l’esperienza, andando a procacciarseli più al largo, decentrandosi e aprendo gli spazi. Uno dei migliori, se non il migliore della serata, almeno in maglia azzurra (rossa, per la serata).

Buona la fase difensiva, perchè concede davvero poco agli attaccanti juventini. Morata è un fattore facilmente arginabile, mentre qualche grattacapo in più per controllare Bernardeschi e soprattutto Chiesa, che giocando tra le linee crea più di un imbarazzo ed il gol ne è una valida testimonianza. Resta il rammarico per aver subito il gol del pareggio, paradossalmente, in contropiede; ma con difesa schierata Rrahmani e Juan Jesus hanno fatto il loro dovere, così come Di Lorenzo, a cui va accreditata un’altra prestazione di alto profilo. Ottimo anche Ghoulam, che ritrova una maglia da titolare in una partita di cartello dopo tempo immemore e non sfigura né in fase difensiva, nè come stantuffo di sinistra, scendendo quando poteva, accompagnando Insigne sull’out sinistro come ai bei tempi.

Fuori fase nella prima parte di gioco, Lobotka emerge nel secondo tempo, prendendo in mano il centrocampo, aumentando il baricentro di gioco del Napoli di almeno venti metri. Lo slovacco si fa vedere più spesso, una volta che la morsa di Rabiot si fa meno stretta e inizia a tessere gioco, rendendo la manovra partenopea più fluida, almeno fino ai margini dell’area di rigore bianconera. In un centrocampo a due, il numero 68 funziona molto limitatamente, dovendo provvedere anche alla fase di rottura e dovendo coprire porzioni di campo sicuramente maggiori. In queste circostanze, le assenze di Fabian ed Anguissa sono fondamentali. Nonostante tutto, buonissimo secondo tempo per Stanislav.

COSA NON E’ PIACIUTO
Una quantita non definibile di palloni persi in fase di costruzione rappresentano uno degli aspetti poco convincenti della serata. Il copione “lancio di Ospina su Mertens che perde palla” è stato una proposizione stucchevole in molte fasi della partita e che ha denotato una preoccupante varietà di alternative, con il pallone tra i piedi. Con Lobotka opportunamente schermato da Rabiot, almeno nel primo tempo, era Demme l’uomo dedicato alla proposizione di gioco, ma con esiti non soddisfacenti. L’italo-tedesco non è una stella del firmamento quando c’è da impostare, ma la libertà d’azione che la mediana juventina gli concedeva, imponeva, in un certo senso, questo tipo di proposta. Meglio, il Napoli, nella ripresa, quando la fisicità di Rabiot è iniziata a scemare e Lobotka ha avuto più margine per poter imnpostare.

Poca presenza in area di rigore, come spesso accade in mancanza di un uomo d’area come Osimhen. Girando al largo per trovare spazi, Mertens tende a circumnavigare l’area di rigore, ma nessuno dei centrocampisti s’inserisce, lasciando praticamente l’area semivuota nelle situazioni in cui il Napoli costruisce sulla tre-quarti. L’azione del gol è l’eccezione che conferma la regola, così come quella che porta, nella ripresa, Mertens a sfiorare il nuovo vantaggio. Emblematico anche un calcio d’angolo dove il Napoli porta in area solo quattro uomini contro i sette-otto dei bianconeri. Niente di grave, dettagli in una squadra che deve ritrovare lo smalto giusto e recuperare uomini importanti.

Contro questa Juventus, questo pareggio lascia la sensazione di due punti persi che un punto guadagnato. Per carità, come detto prima, un pareggio a Torino è sempre prezioso, ma contro una Juventus così raffazzonata e così priva di idee e di un’identità di gioco definita si poteva osare qualcosa in più, nonostante le pesantissime assenze a cui Spalletti (assente anche lui) ha dovuto ovviare. Troppa paura di rischiare? Impossibile dirlo o saperlo. In classifica, il Milan scappa, ma resta a meno cinque dal Napoli. Adesso, però, ci vogliono in tre punti.

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