Focus Napoli – Fiorentina. Freddo, gol ed espulsioni al Maradona, ma festeggiano i viola. Azzurri fuori dalla coppa Italia!

Focus Napoli – Fiorentina. Freddo, gol ed espulsioni al Maradona, ma festeggiano i viola. Azzurri fuori dalla coppa Italia!

Fulminea eliminazione per la squadra di Spalletti, all’esordio in coppa Italia, demolita dalla Fiorentina, vittoriosa per 5-2 ai supplementari. Mertens e Petagna a bersaglio per il Napoli; Vlahovic, Biraghi, Venuti, Piatek e Maleh per i viola. Espulsi Fabian, Lozano e Dragowski.


NAPOLI – Pazzo e pirotecnico ottavo di finale al Maradona, dove Napoli e Fiorentina hanno dato vita ad una partita spettacolare e ricca di colpi di scena. Finisce l’avventura degli azzurri in virtù del pesantissimo 2-5 inflitto dai viola, al termine di quasi centotrenta minuti di gioco, conditi da sette gol e tre espulsioni. Al vantaggio viola del solito Vlahovic (41′) risponde l’altrettanto solito Mertens (44′) e nel finale di tempo espulsione di Dragowski che ferma Elmas lanciato in porta. Nella ripresa nuovo vantaggio viola con una gemma di Biraghi (57′) a cui risponde Petagna (90′) per il pareggio di un Napoli ridotto in nove dalle espulsioni di Lozano e Fabian. Nei supplementari, i gol di Venuti (105′); Piatek (108′) e Maleh (119′) fissano il punteggio finale, condannando il Napoli all’eliminazione e alla rinuncia di uno dei target stagionali.

COSA E’ PIACIUTO
Il lampo di genio è sempre il suo: Dries Mertens incanta i pochi infreddoliti, coraggiosi, tifosi oggi al “Maradona”, omaggiandoli con l’ennesimo prezioso balistico. La parabola sul secondo palo fa parte del fine repartorio del numero 14, che resta uno dei motivi per cui vale la pena di guardare una partita di calcio. In realtà, la sua partita, gol a parte, non è memorabile, ma resta in campo per i (quasi) centotrenta minuti di gara, a correre, a lottare, a sgobbare come un gregario qualsiasi, spendendo fino all’ultima goccia di sudore.

Almeno il carattere c’è. La squadra non molla la presa, trovando il pareggio all’ultimo istante, in inferiorità numerica. Atteggiamento che denota il buon lavoro fatto da Spalletti che sta forgiando bene i suoi ragazzi soprattutto sotto il profilo mentale. Talvolta manca la lucidità, altre volte il cinismo e l’incisività, ma la grinta e la voglia di non perdere non è mai mancata. Neanche oggi, anche se è servito a poco. Anzi, a bocce ferme, forse era meglio non averla pareggiata: una mezz’ora di supplementari, nient’altro che una bomba ad orologeria scoppiata con il gol di Venuti e deflagrata con quelli di Piatek e Maleh.

Lobotka è stato uno dei migliori in campo, in quel poco da salvare nella partita di oggi. Lo slovacco sembra trovarsi a suo agio in un centrocampo a due ma soprattutto non perde mai la bussola, sebbene pressato e circondato dai cursori viola. Piuttosto, il nostro scende fino alla linea dei difensori centrali, diventando un regista più che mai arretrato, a dimostrazione di un certo acume tattico, a testimonianza della crescita esponenziale, che lo rende sempre più imprescindibile. Fa in tempo ad iniziare nell’azione del gol di Mertens, recuperando il pallone, buttato via da Dragowski, che si trasforma poi nello splendido lob del belga. Si arrende alla fatica solo nel finale, con il Napoli ridotto in nove.

Inizia a marce basse, buca l’anticipo dalla quale nasce il gol di Vlahovic, ma da quel momento la partita di Ghoulam è una progressiva crescita. Giocare tre partite nell’arco di una settimana è un’esperienza che l’algerino non vive da tempo immemore, ma il secondo tempo lo vede protagonista sulla fascia sinistra dalla quale nascono cross e situazioni interessanti. Bene anche da sui calci d’angolo, sui quali sa rendersi pericoloso con le traiettorie maligne prodotte dal suo sinistro. In fase difensiva, episodio succitato a parte, lascia poco spazio a Venuti, che segna, guarda caso, quando l’algerino ha lasciato il campo per far posto a Juan Jesus.

COSA NON E’ PIACIUTO
Finisce immediatamente l’avventura del Napoli in coppa Italia, sepolto di gol da una Fiorentina che questa qualificazione ai quarti l’ha portata a casa con merito. Perchè i toscani giocano bene, meglio del Napoli, imponendo subito il suo stile di gioco, costringendo la squadra di Spalletti ad arroccarsi e ripartire. I partenopei hanno vissuto di folate ma in realtà, sono stati gli errori della Fiorentina a metterli in carreggiata. Di farina del proprio sacco il Napoli ne mette davvero poca, soprattutto nel secondo tempo, in superiorità numerica, ma incapace di rendersi pericoloso con costanza dalle parti di Terracciano. Il palo di Lozano e il gol di Petagna fanno parte di quelle folata di cui prima, per il resto davvero poco da segnalare, se non l’ennesima sconfitta stagionale tra le mura amiche, fin troppo facilmente espugnabile negli ultimi tempi.

Lozano e Fabian entrano dalla panchina per dare spinta e forze fresche alla ricerca del pareggio, ma la loro partita dura una manciata di minuti a testa: il messicano si fa spedire negli spogliatoi dopo un’entrata assassina ai danni di Castrovilli, dopo un pallone perso ingenuamente; lo spagnolo spende due cartellini gialli, il secondo per un fallo tattico che, paradossalmente, andava commesso, ma non da lui, già ammonito. Due espulsioni che, di fatto, compromettono l’esito del match, sebbene il Napoli riesca a trovare il pareggio in nove contro dieci, ma costretto alla resa nei supplementari, ormai scarico nella testa e nelle gambe e ormai tatticamente squilibrato in mezzo al campo, senza un solo mediano atto ad arginare le ripartenze viola, che vanno a nozze segnando a ripetizione nell’appendice del match.
Ingenuità ingiustificabili, specie quella del messicano.

Sulla sua corsia aveva grandi spazi per le sue sgroppate, ma Politano non ha mai approfittato degli spazi che Biraghi, sul suo lato, gli lasciava. Il suo essere totalmente mancino lo ha limitato fortemente nei tempi e nelle modalità di gioco, sbagliando appoggi e rifiniture alla sua portata. Non sta attraversando uno strabiliante stato di forma, ma la sua fortuna è di avere Lozano come suo antagonista di ruolo, ed il messicano, al rientro, è riuscito anche a far peggio. Almeno, l’ex-Inter si fa apprezzare in qualche utile ripiegamento difensivo, ma non basta per rendere sufficiente la sua prestazione.

Alla sua prima uscita da titolare Tuanzebe non convince del tutto. Parte discretamente, senza grandi affanni, ma al primo vero duello uno-contro-uno con Vlahovic, il serbo lo lascia sul posto lasciandosi gabbare come un dilettante, permettendo al centravanti viola di imperniarlo e freddare comodamente Ospina. Dopo quest’episodio, il centrale inglese perde qualche sicurezza, soprattutto nelle uscite palla al pide, nelle quali sembra avere timore della giocata. Anche nell’azione del quarto gol, viene anticipato da Piatek, che gli taglia davanti; errore, a quel punto della partita, meno influente. A conti fatti, non malissimo, ma neanche troppo bene.

Tatticamente il Napoli poteva esser meglio disposto in campo. Magari con una punta in meno ed un centrocampista in più, per arginare il palleggio della squadra di Italiano che non si fatto attendere. Duncan, Torreira e Castrovilli sono stati bravi sia in fase di costruzione che in quella di rottura, lasciando al Napoli pochi spazi per impostare. Lobotka ha dovuto giocare con un baricentro bassissimo per poter offrire un contributo alla squadra, vista la densità di popolazizone venutasi a creare in zona mediana. In attacco, forse meglio puntare su Mertens come punta in un 4-3-3, per cercare profondità e verticalità contro l’altissima difesa a quattro presentata dai viola. Nel finale, con tutti gli schemi saltati, Spalletti ha messo dentro tutto ciò che poteva, anche il giovane Cioffi, ma ormai la bomba era già scoppiata.

Il gol gli conferisce una sufficienza stiracchiata, poichè la partita di Petagna è stata decisamente negativa, almeno fino al 92simo. Prima del gol, davvero poco da segnalare se non la macchinosità con cui l’ex SPAL lavora con il pallone, la lentezza nel girarsi e puntare lo specchio della porta fiorentina. Entra nell’azione del gol di Mertens, ma solo in virtù della legnosità di cui prima ed il gol della speranza, in pieno recupero, che regala mezz’ora di sofferenza in più ai suoi compagni (non volontariamente, è ovvio). Secondo gol consecutivo, ma può e deve migliorare. Sembrerebbe comunque una partita positiva, ma analizzandola nella sua globalità, lo è meno.

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