Viaggiare in Europa, ora sarà più semplice: Green pass e tamponi, ecco le nuove regole

Viaggiare in Europa, ora sarà più semplice: Green pass e tamponi, ecco le nuove regole

L’invito della Ue: chi è immunizzato non dovrebbe più essere soggetto a “misure aggiuntive”


ITALIA – Non ne possiamo più. Tamponi, Green pass base o rafforzato, isolamento, quarantena, mascherine. Basta. Abbiamo bisogno di ricominciare a vivere liberamente, normalmente cioè. E qualcosa sembra si stia muovendo (ma il rischio di tornare al punto di partenza, come gli ultimi anni ci hanno insegnato c’è sempre). Incrociando le dita, prendiamo per positiva la novità che arriva dall’Unione Europea: viaggiare sarà più semplice. Almeno la Ue ci prova. E di un tentativo si tratta, perché di più – dato che la sanità è di competenza dei governi nazionali – non può fare.

VIAGGI IN EUROPA

Ad ogni modo, il Consiglio è stato chiaro e nella sua raccomandazione approvata a Bruxelles dai 27 ha chiesto ai Paesi membri di pensionare la mappa del contagio e adottare unicamente il Green pass come discriminante per adottare restrizioni nei confronti dei viaggiatori europei (con un chiaro favore per i vaccinati).

LE REGOLE UE

L’invito della Ue è semplice e chiarissimo: chi è immunizzato non dovrebbe più essere soggetto a «misure aggiuntive», come «test» d’ingresso o «quarantene». E’ giunto il momento di prendere in considerazione la revoca delle misure di viaggio aggiuntive che un certo numero di Stati membri ha messo in atto al di là delle raccomandazioni dell’Ue», ha detto il commissario europeo alla Giustizia Didier Reynders. A fargli eco è stata la commissaria per la Salute Stella Kyriakides: «I 27 Paesi hanno riconfermato che il possesso di un valido certificato digitale di vaccinazione dell’Unione Europea dovrebbe in linea di principio essere sufficiente per viaggiare durante la pandemia».

MA RESTANO LE MAPPE

Questa la teoria. Poi, in pratica, è tutto un altro paio di maniche. La stessa raccomandazione precisa che il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) deve «continuare a pubblicare una mappa delle regioni degli Stati membri che indica il rischio potenziale d’infezione secondo il sistema a semaforo (verde, arancione, rosso, rosso scuro)» e la mappa deve essere basata «sul tasso di notifica dei casi a 14 giorni, sui livelli di vaccinazione e sul tasso dei test». La mappa infatti non sarà totalmente dimissionata. Gli stati membri potranno «scoraggiare» tutti i viaggi non essenziali «da e verso le aree rosso scuro», dove il virus sta circolando «a livelli molto alti», e richiedere alle persone che arrivano da queste aree, «e che non sono in possesso di un certificato di vaccinazione o di guarigione», di sottoporsi «a un test prima della partenza e alla quarantena dopo l’arrivo». Insomma, dal Consiglio emerge una forte volontà d’incoraggiare la vaccinazione in tutta Europa, benché il green pass Ue, oltre al certificato vaccinale e quello di guarigione, continui a prevedere il tampone (con validità a 72 ore se PCR e 24, non più 48, se antigenico).

IL NODO GREEN-PASS

L’ultimo punto spinoso, rispetto alle posizioni prudentiste assunte da alcuni paesi, tra cui Italia e Francia, è quello della durata dei pass. E qui tocca fare un distinguo. Il Consiglio ribadisce la validità di 9 mesi. Ma il ministro francese per gli Affari Europei Clément Beaune, in rappresentanza della presidenza di turno, ha chiarito che un conto è il certificato europeo, che garantisce la libertà di movimento verso e all’interno dell’Unione Europea, un altro ciò che si può fare con i pass all’interno dei singoli Stati. In pratica andare al ristorante o dal parrucchiere, prendere un treno, spedire un pacco alle poste, ecco, quello resta di competenza dei governi e la raccomandazione Ue potrebbe diventare lettera morta. «Diciamo che il criterio è 6+3», ha sintetizzato Beaune. Mesi, ovviamente.

L’APPROCCIO BASATO SULLA SALUTE DELLA PERSONA

In base alla nuova raccomandazione, le misure contro la COVID-19 dovrebbero essere applicate tenendo conto dello stato di salute della persona piuttosto che della situazione epidemiologica a livello regionale, ad eccezione delle zone in cui la circolazione del virus è molto elevata (zone rosso scuro). Ciò significa che il fattore determinante dovrebbe essere il certificato COVID digitale UE del viaggiatore: i viaggiatori che ne sono in possesso non dovrebbero essere soggetti a ulteriori restrizioni alla libera circolazione.