GIUGLIANO – Le elezioni per il consiglio della Città Metropolitana, oramai in archivio, lasciano spazio a diverse considerazioni con particolare riferimento alle vicende politiche di Giugliano. Seconda per numero di abitanti nell’area metropolitana dopo il capoluogo, la città sarà rappresentata da Salvatore Pezzella, consigliere comunale del Movimento Cinque Stelle che ha occupato il terzo dei tre seggi a disposizione della lista Territori in Movimento. Fuori, invece, Paolo Liccardo e Rosario Ragosta: entrambi secondi nelle proprie liste che, però, hanno ottenuto un solo seggio. Fuori dai giochi sin dalla vigilia Diego D’Alterio, che aveva comunicato la sua rinuncia a mezzo social.
Ora, se in politica contano i numeri, ciò vale ancora di più per un’elezione di secondo livello come quella di Città Metropolitana, in cui cioè a votare non sono i semplici cittadini ma coloro che li rappresentano come sindaci e consiglieri comunali delle 92 città, fatta eccezione per quelle attualmente commissariate. Non c’è il consenso popolare da catturare mediante campagna elettorale, non c’è reale confronto tra i candidati.
Il sistema, senz’altro opinabile, prevede un voto ponderato in base ad un indice che tiene conto della popolazione di ogni città, ai cui rappresentati viene attribuito un peso diverso in base alla fascia demografica. Giugliano è l’unica a “pesare” 113 voti, più di tutte le altre fatta però eccezione per Napoli, i cui consiglieri comunali e sindaco si sono ritrovati tra le mani una scheda da ben 811 voti. I conti sono presto fatti, un singolo voto a Napoli vale più di sette voti a Giugliano: 811 a 791.
Va da sé che la tornata elettorale è estremamente politica, contano i partiti e le eventuali correnti all’interno di essi, lo sa Pezzella che pur non ricevendo voti a Napoli ne ha contati cinque a Giugliano che hanno pesato tanto sul suo risultato finale (666), lo sanno anche Liccardo e Ragosta: il primo ha potuto contare sui cinque voti del centrodestra giuglianese a cui ha aggiunto numerose “conquiste” fuori città, attestandosi ad un lusinghiero totale di 1646 voti, a poco più di 300 dall’eletto Grimaldi, già assessore proprio a Giugliano; il secondo è stato votato da sei appartenenti alla maggioranza che sostiene il sindaco Pirozzi, ma si è visto poco premiato altrove, fermandosi a 1210, lontano oltre 700 voti dal qualianese Marrazzo.
Giugliano non conta niente? Maggioranza poco “giuglianese”? Non è proprio così. La vasta maggioranza dell’area dem – PD e Pirozzi Sindaco – ha ripartito i voti soprattutto tra Antonio Sabino, sindaco di Quarto molto vicino a Nicola Pirozzi, e Rosario Ragosta, pur non appartenendo lo stesso Ragosta a quell’area. Liccardo ha avuto il sostegno di tutta la sua parte politica, e in tal senso appare poco comprensibile la sua decisione di abbandonare la carica di capogruppo in consiglio comunale. Pezzella ha ricevuto voti anche da consiglieri di maggioranza non appartenenti al M5S, un sostegno avallato dallo stesso sindaco Pirozzi che alla fine è risultato decisivo per la sua elezione. Il gruppo afferente all’ex primo cittadino Poziello ha sostenuto quasi totalmente il vice sindaco di Calvizzano Borrelli, uomo di fiducia del consigliere regionale mugnanese Giovanni Porcelli. Hanno fatto eccezione con tutta probabilità Francesco Iovinella, per il quale è valsa l’appartenenza ad Italia Viva, e Luigi Sequino: l’ex presidente del consiglio comunale, infatti, oggi ha ufficializzato il suo ingresso nel gruppo misto, scaricando di fatto Poziello e i suoi.
Giugliano ancora manovrata da Villaricca? L’influenza del parlamentare Lello Topo è innegabile, il voto su Sabino ne è dimostrazione, ma se buona parte ha votato Ragosta – che con Topo non pare avere legami politici – vuol dire che il lavoro di squadra non implica giocoforza la sudditanza. Altrimenti si potrebbe dire allo stesso modo che a Giugliano “comanda” anche Mugnano, con i voti per il candidato di Porcelli. La politica è fatta di uomini e partiti, sbagliato semplificare lamentando la presenza di deus ex machina che manovrano i fili giuglianesi. Così come è pura fantapolitica pensare che tutti i rappresentanti della città potessero sedersi al tavolo e dividersi i voti per avere più rappresentanti in Città Metropolitana, dimenticandosi di percorsi e progetti che hanno un raggio più ampio.
Ora, ognuno col suo ruolo, che la politica torni a lavorare per il bene della città.




