Focus Atalanta – Napoli. Tre punti di speranza: gli azzurri mettono paura alle milanesi con il blitz al Gewiss Stadium

Focus Atalanta – Napoli. Tre punti di speranza: gli azzurri mettono paura alle milanesi con il blitz al Gewiss Stadium

Altro colpo esterno del Napoli, che ripropone con forza la sua candidatura allo Scudetto. 3-1 sull’ostico terreno dell’Atalanta con le firme di Insigne, Politano ed Elmas. Inutile il gol di De Roon per i padroni di casa. Azzurri in testa con il Milan, in attesa del posticipo di domani sera, contro il Bologna.


BERGAMO – Al Gewiss Stadium, il Napoli rafforza la sua candidatura alla vittoria del titolo, prendendosi di forza e di personalità tre punti in casa dell’Atalanta. Finisce 3-1 per la squadra di Spalletti, brava e cinica a chiudere la prima frazione di gioco sul doppio vantaggio grazie al penalty trasformato da Insigne (14′) e al sinistro di Politano (39′) su invenzione dello stesso Insigne. Nella ripresa, De Roon (58′) riapre il match con un colpo di testa ben indirizzato alla sinistra di Ospina, ma Elmas chiude definitivamente la contesa (81′) finalizzando una splendida ripartenza, iniziata da Koulibaly e rifinita da Lozano. Azzurri momentaneamente appaiati al Milan, atteso dall’impegno casalingo contro il Bologna.

COSA E’ PIACIUTO
Inutile sottolineare quanto pesino questi tre punti nella rincorsa al sogno tricolore. Per riuscire a sbancare il Gewiss Stadium c’era bisogno di una prova di forza fisica e mentale e gli uomini di Spalletti non hanno tradito le aspettative, superando gli orobici con una gara gagliarda, giocata con tempra da guerrieri e il killer-instict della squadra spietata che sfrutta tutto ciò che crea per punire l’avversario. Questo è stato il Napoli di oggi, che ha vinto di collettivo; soffrendo il giusto contro una squadra, come quella di Gasperini, che offre un prodotto calcistico di qualità, con l’aggravante di una formazione a cui mancavano elementi come Osimhen, Rrahmani, Fabian (almeno all’inizio) e Di Lorenzo e con altri fisicamente non al meglio. Tre punti che valgono sei ed ora le milanesi devono giocare con la pressione di un Napoli che dimostra di esserci.

La vittoria di Bergamo è figlia di una prova di carattere e di una di una organizzazione tattica dalla quale non si poteva prescindere per poter uscire vittoriosi dal Gewiss Stadium. La squadra di Spalletti, dopo un inizio non scoppiettante, si è man mano ripresa, controbattendo colpo su colpo ogni sortita offensiva atalantina. I nerazzurri hanno fatto la partita, ma solo in poche occasioni si sono resi davvero pericolosi dalle parti di Ospina. Il merito è di una difesa rocciosa, aiutata dalla compattezza dei reparti che ha permesso al Napoli di ammortizzare i colpi e ripartire quando poteva: il doppio vantaggio nasce da due calci da fermo, generati proprio da due “strappi”: quello di Zanoli che lancia Mertens verso Musso e quello di Lobotka, da cui nasce la punizione del raddoppio. Resta la sofferenza del primo quarto d’ora della ripresa, ma c’era da mettere in conto la violenta reazione nella ricerca del risultato da parte dell’Atalanta, ma sono stati bravi gli azzurri a non lasciarsi prendere dal panico e dal nervosismo dopo il gol di De Roon.

Affidabile tra i pali, sempre coinvolto con il pallone tra i piedi, Ospina è uno degli artefici di questa importantissima vittoria a Bergamo. Pronti-via ed è già lì, pronto a volare e togliere il pallone dall’angoli, sul colpo di testa di Malinovskiy. I compagni lo cercano con molta frequenza, quando il traffico in mezzo al campo è intenso e l’appoggio sul sicuro, verso l’estremo difensore colombiano, è la soluzione migliore e più efficace. Si ripete su Boga, salvando di puro istinto sulla conclusione insidiosa del numero 10 nerazzurro. Infonde sicurezza e fiducia al reparto, ingredienti che, a questo Napoli, servono come il pane ad un affamato.

Si temeva per l’assenza di Di Lorenzo, ma oggi Zanoli non ha fatto rimpiangere il laterale campione d’Europa. Anzi, l’ex Carpi è stato uno dei migliori in campo per come ha immediatamente preso coscienza e padronanza del ruolo che gli si chiedeva di ricoprire e la delicatezza dei compiti che esso richiedeva. Il giovane laterale è stato spesso chiamato in causa nella costruzione dell’azione, risultando in più di un’occasione una vera e propria valvola di sfogo della manovra. Parte da lui l’azione che porta Mertens a tu per tu con Musso ed il conseguente penalty, ma la sua partita va lodata per il prezioso lavoro di copertura che esercita su Zappacosta e poi su Boga nella ripresa. Prova davvero convincente.

Anche sull’altro versante gli azzurri non si sono fatti trovare impreparati. Se non è stata la migliore prova stagionale di Mario Rui, ci si va davvero vicino. Il portoghese in più di una circostanza ha dovuto mettere le pezze in situazioni che potevano costare molto caro al Napoli. Esce palla al piede con disinvoltura e, sovente, propone la candidatura come primo regista, quando le altre opzioni vengono a mancare. Trova il modo di impegnare Musso con un sinistro da fuori, ma quello che è più importante è la sicurezza nella giocata e la sicurezza che il reparto acquisice con la sua presenza a dare man forte ad un Koulibaly non nella sua giornata migliore.

In mezzo al campo la sua presenza resta imprescindibile. Lobotka è come l’aria per questo Napoli: quando non c’è, la manovra soffoca. E lui è da tutte le parti, si sdoppia in molteplici funzionalità, eseguendole tutte al meglio. Si occupa di smistare palloni quando c’è da dettare il ritmo; si abbassa per accorciare ed aiutare la difesa, raccogliendo palloni “sporchi”, ricilandoli su e giù per il campo; va in raddoppio aiutando il compagno più vicino nell’uno contro uno, soprattutto sulle fasce; porta il pallone lontano dalla zona calda, creando i presupposti per il raddoppio di Politano. Insomma, un vero tuttocampista del quale i partenopei hanno un enorme bisogno, quasi fisiologico. Anche oggi prova di grande personalità.

Basta un tempo ad Insigne per incidere a lettere cubitali nell’economia del match di Bergamo: un tempo per trasformare un rigore pesantissimo ed inventare una giocata geniale che Politano non poteva davvero sciupare. La partita del numero 24 si può tranquillamente chiudere qui, poichè altri episodi non se ne ricordano ed anche perchè, come spesso accade, a cavallo dell’ora di gioco, tende a scomparire dal gioco fino alla sostituzione. Stavolta però, lascia un segno evidente sulla partita ed è quello che Spalletti gli chiede di fare con più continuità.

Evanescente per quasi tutta la partita, a Politano coglie l’attimo fuggente, intuendo la giocata di Insigne, infilando Musso con un sinistro imparabile. Come per il capitano, anche la partita di Politano può essere riassunta in un singolo episodio; ma è un episodio di una pesantezza rilevante e che porta il laterale nella tabella dei “promossi” di giornata, sebbene, come detto, prima del gol e fino alla sostituzione non c’è molto da segnalare. Ma a questo punto della stagione, si tiene conto della sostanza ed oggi ne serviva tanta per poter espugnare Bergamo. E finalmente ne mette un po’ anche lui, in questa stagione fatta di tante ombre e pochi guizzi.

Capolavoro tattico di Spalletti che, stavolta, non aspetta che la squadra scoppi fisicamente per effettuare cambi importanti. Il mister fa tesoro dei precedenti errori, correndo ai ripari quando vede l’Atalanta prendere troppo campo e trovare il gol dell’1-2. Toglie in un colpo solo Insigne e Zielinski che, notoriamente, sono i primi ad alzare bandiera bianca, quando i ritmi impressi dall’avversario salgono. Elmas e Lozano entrano in campo con grande piglio e voglia di fare ed infatti sono loro che confezionano il terzo gol con una ripartenza-capolavoro eseguita in tre passaggi da un’area all’altra. Lozano può essere una risorsa in questo finale, a patto di accettare il ruolo di comprimario che sente stretto, mentre Elmas si conferma un calciatore eclettico e capace di spostare gli equlibri con la sua duttilità in mezzo al campo. Ribadendo il concetto: bravo Spalletti a capire il momento giusto per proporli.

COSA NON E’ PIACIUTO
L’inizio dei due tempi non è stato ad alto impatto. La squadra azzurra ha impiegato il primo quarto d’ora del primo tempo per adeguarsi al ritmo del match, mettendo in fila tantissimi errori di appoggio; stesso discorso nella ripresa, quando il Napoli ha sofferto il forcing dell’Atalanta nella ricerca del gol che potesse riaprire la partita ed il gol di De Roon, coseguenza logica proprio di quel forcing, poteva costare caro se l’Atalanta avesse preso fiducia ed il Napoli avesse perso freschezza atletica e stabilità mentale. D’altronde si sapeva come gioca l’Atalanta e momenti di sofferenza andavano calcolati già in anticipo.

Talvolta alcune giocate sono davvero di troppo: il riferimento va a colpi di tacco, finte, veli e goliardate simili, fatte in zone del campo fin troppo pericolose. Non serve, in particolare modo se c’è modo di giocare in modo più semplice ed evitando di perdere palloni in maniera banale, per i quali non vengono riportati grossi danni se non potenziali azioni pericolose da parte dell’Atalanta. Non nè la prima volta che il Napoli si lascia prendere da questi eccessi di sicurezza.

Tornato dal Senegal come partecipante ai prossimi mondiali, Koulibaly gioca una buona partita ma non un’ottima partita. Sarà che siamo abituati a standard altissimi, soprattutto in partita tirate come quella di oggi pomeriggio, ma è parso di vedere Kalidou un po’ svagato in certi momenti della partita, alternando scivoloni ed insicurezze non da lui alle solite chiusure difensive e le ormai consuete galoppate “coast to coast” quando s’innervosisce, partendo a testa bassa. Potrebbe chiudere addirittura la partita nel primo tempo, rubando palla a Djimsiti ma appoggiando debolmente su Musso. E’ lui che perde la marcatura di De Roon, in occasione del gol atalantino, ma è lui che innesca Lozano ed il contropiede del 3-1. Una partita, tra dare e avere, è da sufficienza: minimo sindacale per uno come lui.

La presenza in mezzo al campo si fa sentire, ma Zambo Anguissa tende, talvolta, a complicarsi la vita in giocate che gli riuscivano facilmente ad inizio stagione. Si alterna, insieme a Zielinski e Lobotka a dare aria alla manovra azzurra, spesso offuscata dalla ingombrante presenza di Freuler, De Roon e dei rinculi di Koopmeiners. Più di una volta perde un tempo di gioco, rallentando la ripartenza o sbagliando qualche pallone di troppo in appoggio. Prende anche un giallo che gli costerà l’assenza contro la Fiorentina. Non combina disastri ma neppure sfracelli: la forma non è quella di inizio stagione. Probabilmente paga una stagione logorante, tra Napoli e Camerun ed un infortunio non ancora smaltito interamente. Ma in questo finale avvincente serve anche la sua presenza.

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