Focus Empoli – Napoli. Da 2-0 a 2-3! Fine della corsa: Spalletti si è fermato ad Empoli

Focus Empoli – Napoli. Da 2-0 a 2-3! Fine della corsa: Spalletti si è fermato ad Empoli

Sconfitta pesantissima, quella rimediata al Castellani di Empoli, dove il Napoli ferma definitivamente la sua corsa al titolo. Incredibile rimonta subita dagli azzurri, sul doppio vantaggio, in virtù dei gol di Mertens e Insigne, ma raggiunti e superati dal gol di Henderson e la doppietta di Pinamonti. Malissimo Meret e Malcuit. Napoli in ritiro da Martedì.


EMPOLI – Il Castellani resta territorio avverso al Napoli, a cui non bastano neppure due gol di vantaggio a dieci minuti dalla fine per incassare i tre punti ad Empoli ed alimentare, almeno per un’altra settimana, i sogni-Scudetto che, con la sconfitta di oggi, tali resteranno. Non sono sufficienti la stilettata di Mertens (43′) sul finire del primo tempo ed il diagonale di sinistro di Insigne su assist di Zambo Anguissa (53′). Dall’ottantesimo in poi, con la partita ormai in pugno, il Napoli getta tutto alle ortiche facendosi rimontare in soli otto minuti: inizia Henderson (80′) al culmine di una serie di errori difensivi; poi sale in catterdra Pinamonti: l’attaccante empolese punisce prima il dilettantesco errore di Meret (83′), replicando poco dopo, presentandosi puntuale all’appuntamento con il gol, invitato dal traversone di Bajrami (87′).
Sconfitta pesantissima che produce importanti ripercussioni nello spogliatoio: Spalletti ordina il ritiro, a partire da Martedì, per preparare al meglio questo infausto finale di stagione e limitarne i danni.

COSA E’ PIACIUTO
Migliore in campo, senza alcun dubbio e unico capace di giocare con la lucidità e raziocinio, Dries Mertens dimostra ancora una volta quanto insensata e pessima sia stata, da parte di Spalletti, la sua gestione tecnica in questi mesi. Il belga si carica il peso dell’attacco sulle spalle ed è lui che gestisce i tempi di gioco, venendo spesso a prendersi il pallone a metà campo e smistandolo all’occorrenza, ma trasformandosi, immediatamente dopo, in seconda punta, vicino Osimhen, sfruttando lo spazio che il nigeriano riesce a procurargli. Il gol, difatti, è esemplare per senso della posizione che il belga va ad occupare, per intelligenza tattica, “annusando” quello che poteva accadere con il velo di Osimhen e per precisione e rapidità, nel mirare all’angolino destro protetto da Vicario e infilarlo. Nel secondo tempo, ricalca l’ottimo primo tempo, come detto, giocando da rifinitore, mettendo Insigne in condizioni di battere facilmente a rete; nella prima, il capitano sbaglia il colpo del 3-0, errore che si rivelerà poi fatale. La sua sostituzione coincide con l’inizio del suicidio calcistico del Napoli e non è una coincidenza.

Zambo Anguissa è l’ultimo ad alzare bandiera bianca ma resta, la sua, una prestazione sicuramente dignitosa, soprattutto se rapportata alla maggioranza dei suoi colleghi. In mezzo al campo fa sentire il peso del suo fisico, recuperando in modo energico e pulito una buona quantità di palloni, avviando anche azioni importanti per i partenopei, come quella che porta al raddoppio di Insigne, eccellentemente servito dal mediano. Giocare con un raggio d’azione molto alto, spesso a ridosso dell’area di rigore empolese, risultando quasi come un centrocampista box-to-box, che gli comporta una percentuale di fatica aggiuntiva in fase di ripiegamento, nella quale Fabian è poco collaborativo e, di conseguenza, una lucidità e precisione di passaggio ad intermittenza, fino al crollo finale.

COSA NON E’ PIACIUTO
Difficile descrivere a parole quanto si è visto al Castellani. Impossibile comprendere la metamorfosi di una squadra che, in otto minuti, riesce ad incassare, anzi a regalare, tre gol ad un Empoli ormai rassegnato all’ennesima sconfitta interna della stagione. Eppure è successo e lo stesso Spalletti, in conferenza stampa, almeno per una volta, si è assunto la responsabilità della sconfitta ma, in generale, degli ultimi risultati che hanno condizionato pesantemente il finale di stagione del Napoli. Il mister è responsabile, è vero, ma almeno quanto i calciatori che vanno in campo: oggi il Napoli ha pagato pesantemente errori macroscopici dei singoli che vanno oltre la disorganizzazione tattica della squadra. Responabilità di tutti: Spalletti in primis, calciatori subito dopo, (in)capaci di trasformare una stagione indimenticabile in un incubo dal quale si fa fatica ad uscire, in meno di un mese. Andranno fatte delle considerazioni sull’operato del mister? Da un lato, il fatto di aver conseguito (a meno di vero e proprio tracollo) l’obiettivo-Champions mette al riparo Spalletti da un improbabile cambio di guida tecnica; dall’altro, l’occasione di alzare l’asticella e spingere sull’acceleratore in un contesto tuttavia mediocre, sarebbe stata appetibile per uno come lui, esperto ma vittima del suo essere solo un “buon” allenatore che non ha mai fatto il salto di qualità. E nelle ultime partite si è capito il perchè.

Ovviamente, Meret verrà messo sul banco degli imputati e crocefisso dopo il gravissimo errore che ha provocato il pareggio dell’Empoli. Errore imperdonabile il suo, che certifica quanto sia un buon portiere tra i pali, quanto un mezzo disastro quando c’è da giocare con i piedi. Un problema che va condiviso anche con chi lo propone in campo cercando, ossessivamente, dinamiche di gioco nelle quali Meret si sa, e non da oggi, non è particolarmente avvezzo. Già prima del gol, l’ex SPAL rischia grosso sul pressing degli attaccanti avversari, e gli va bene. Al terzo tentativo, Pinamonti lo inchioda ed è buio pesto. Condizionato pesantemente dell’errore, potrebbe fare di meglio sul traversone di Bajrami ma, ormai impaurito, resta inchiodato tra i pali. Episodi che portano ad una riflessione: sapere di non avere un portiere particolarmente pratico con i piedi, non comporterebbe un tipo di gioco che preveda la sua costruzione attraverso altri uomini, escludendolo, di fatto, da tali dinamiche? Possibile che questo calcio moderno debba, forzatamente, prescindere dal gioco-palla a terra, anche affidandosi (consapevolemente) a calciatori che non sanno farlo? Resta il fatto che questo episodio segnerà profondamente la carriera, nel Napoli e in generale, di Meret, che resta un ottimo portiere ma vittima dell’evoluzione tecnica e della trasformazione del ruolo del portiere in questi ultimi anni. Peccato.

Malissimo il Napoli anche in retroguardia, fino a poche settimane fa, la migliore d’Italia fino a ieri. Facile appellarsi all’assenza di Koulibaly e Di Lorenzo: l’alibi non regge. Pinamonti non Van Basten, ma la sua presenza costituisce un pericolo costante per tutta la partita, costringendo Zanoli all’ammonizione ed esponendo Rrahmani a brutte figure in marcatura, nel solo primo tempo; nel secondo tempo, l’attaccante empolese conclude l’opera distruttiva con la doppietta che mette in crisi Meret e Malcuit, che lo perde in maniera dilettantesca, nell’azione del 3-2. Un’involuzione strana quanto repentina, che mette in risalto la fragile tenuta mentale di alcuni calciatori che, con ogni probabilità, non sono adatti a reggere la pressione per poter competere ad altissimi livelli. Male Rrahmani; malissimo Zanoli il cui rendimento, dopo l’exploit di Bergamo, è crollato vertiginosamente; fa anche peggio Malcuit, che entra (negativamente) in due gol su tre; Juan Jesus e Mario Rui crollano alla distanza; di Meret abbiamo già detto: la sconfitta di Empoli passa, senza grosse possibilità di sbagliarsi, attraverso i disastri di una fase difensiva simile ad una barzelletta che non fa ridere.

La sconfitta del Castellani passa anche nella gestione delle sostituzioni da parte di Spalletti. Zanoli, senza dubbio in difficoltà e già ammonito, sarebbe stato prima da “proteggere” con l’innesto di un tornante come Politano, più “difensivo” rispetto a Lozano, oppure di una mezz’ala che raddoppiasse all’occorrenza e lo aiutasse in marcatura contro un Parisi con buona gamba: si punta subito su Malcuit che ne combina di cotte e di crude. Il mister toglie Lozano, ma inserendo Zielinski in una strana e desueta posizione di ala destra, ruolo che, nonostante l’ecletticità del polacco, non ha mai rivestito a Napoli. Il risultato è scontato, nei tredici minuti di nulla che il numero 20 regala alla squadra, salvo poi essere riportato in una posizione più consona, ma comunque restituendo niente alla squadra. Mertens sacrificato quando, per distacco, è stato il migliore della squadra, preferendo tenere in campo Insigne e l’inutile Osimhen. Scelte che, a prescindere dagli errori difensivi, hanno un loro peso specifico nell’economia dell’incontro, soprattutto se pensiamo che Andreazzoli, che attingendo da una panchina meno nutrita di quella azzurra, riesce a pescare due assi nella manica, Bajrami ed Henderson, che fanno la differenza, ma al positivo.

Almeno con le piccole segna(va), questo è il dogma che gira attorno Osimhen, ma al Castellani il nigeriano non riesce ad incidere contro l’Empoli, perfettamente allineata al range tecnico di squadre contro le quali il nigeriano riesce ad essere più funzionale. Stasera, il numero 9 trova spazi interessanti solo quando si allarga sul versante destro, producendosi più come assist-man che come stoccatore. In area di rigore è una presenza incostante ed imprecisa, cercando con insistenza il gol con botte che sanno solo di potenza che di precisione. La sua migliore giocata la offre senza toccare palla, producendosi in un velo che mette Mertens in condizione di battere Vicario, ma troppo poco per arrivare alla sufficienza.

E’ il Napoli che la perde, ma l’Empoli non ruba niente perchè, nel compesso, si lascia preferire da un punto di vista di qualità di gioco. La bravura dei calciatori dell’Empoli è stata quella di sfruttare gli spazi che il Napoli lascia, colpevolmente, tra i reparti, troppe volte slegati tra loro. Molti problemi provengono dal centrocampo, con il solo Anguissa a dover assorbire il duplice compito di rompere l’azione avversaria e ripartire. Fabian non è al meglio da qualche mese, ma trova sempre una maglia da titolare poichè gli eleggibili alla sua sostituzioni stanno anche peggio, o per motivi tecnico-tattici o fisici; resta il fatto che l’Empoli quando riparte veloce evita facilmente il pressing partenopeo, portando alle spalle dei centrocampisti azzurri tanti uomini, che potrebbero far male già nel primo tempo, ma per fortuna i vari Bandinelli, Verre e Zurkovski non riescono ad essere pericolosi più di tanto. Nel secondo tempo, sfruttando gli errori individuali del Napoli, l’Empoli si rimette in partita, con gli ingressi di Bajrami ed Henderson, più tecnici e più tonici rispetto ai dirimpettai azzurri, in caduta libera sia fisica che psicologica.

Restava solo la matematica, adesso neppure quella aiuta a mantenere vivo il sogno, che tale rimarrà questa stagione e chissà per quante altre ancora. Piuttosto, ora c’è da guardarsi le spalle dalla Juventus che potrebbe scavalcare il Napoli, se la squadra di Spalletti dovesse andare in tilt nelle ultime quattro partite che, a questo punto, non hanno niente di scontato ma, a dirla tutta, arrivare terzi o quarti in campionato conta poco o nulla. Si potrebbe aprire uno scenario apocalittico se si pensasse ad un Napoli minacciato da squadre come Roma e Lazio, ma in questo assurdo ipotetico, non è tanto più facile per queste formazioni vincere tutte le partite, a fronte di una debacle definitiva di Spalletti e i suoi.

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