Focus Napoli – Fiorentina. I viola non perdono il vizio: brusco stop nella corsa-Scudetto per Spalletti. Vittoria-bis al Maradona per Italiano

Focus Napoli – Fiorentina. I viola non perdono il vizio: brusco stop nella corsa-Scudetto per Spalletti. Vittoria-bis al Maradona per Italiano

Nuovo stop casalingo per il Napoli che arresta bruscamente la sua corsa allo Scudetto. La Fiorentina di Italiano passa al Maradona per 3-2 al termine di una gara intensa e spettacolare, che i viola meritano di vincere con i gol di Gonzalez, Ikone e Cabral. Per gli azzurri, momentaneo pareggio di Mertens e, nel finale, Osimhen.


NAPOLI – Partita altamente spettacolare al “Maradona” ma dal finale poco gradito: la Fiorentina di Italiano si concede il lusso del bis in casa degli azzurri e, dunque, dopo la vittoria di Gennaio in Coppa Italia che estromise la squadra di Spalletti dalla coppa nazionale, arriva il secondo stop per mano dei viola, che rischia seriamente di compromettere la corsa-Scudetto dei partenopei. Finisce 3-2 per gli ospiti, che raccolgono meritatamente i tre punti con tre bellissimi gol: il primo di Gonzalez (28′) bravo e caparbio nella conclusione imparabile dopo una azione confusa in area azzurra; nella ripresa è Mertens (59′) a riportare i suoi in partita con una rasoiata precisa, all’angolino; arriva il mortifero uno-due della squadra di Italiano: prima il vantaggio di Ikonè (66′) entrato da pochi secondi, il cui violento sinistro in diagonale riporta in vantaggio i toscani; tocca a Cabral (72′) chiudere la contesa con una bella azione personale conclusa con un tiro a giro alla sinistra di Ospina; di Osimhen (64′) il bello quanto inutile gol della speranza che regala un finale incandescente ma senza ulteriori sussulti.

COSA E’ PIACIUTO
Davvero difficile, quasi impossibile salvare qualcuno o qualcosa in una partita che doveva essere vinta ad ogni costo e che, purtroppo, segna per l’ennesima volta la fragilità ed i limiti di questa squadra negli incontri casalinghi. Va lodata, almeno, la spinta ad inizio ripresa, più di sfogo nervoso che di vera organizzazione, che produce il gol di Mertens ma esponendosi, poi, alle ripartenze dei viola che, puntualmente punisce gli azzurri. Era una partita da vincere, si è persa: il resto conta davvero poco.

L’impatto di Mertens nella partita è fondamentale nella ricerca del pareggio. Il belga entra in partita giocando a ridosso di Osimhen, cercando, quando può, di dare una parvenza di organizzazione in un gioco offensivo fatto di grande confusione o inutili lanci lunghi si Osimhen. Alla prima occasione buona infila l’angolo basso dì Terracciano e, poco più tardi, sfiora la doppietta e la riapertura del match (si era sull 1-3). Forse l’unico da salvare in un pomeriggio triste che segna, forse, un forte ridimensionamento ai sogni Scudetto degli azzurri. Dispiace soprattutto per lui.

COSA NON E’ PIACIUTO
Quinta sconfitta interna in campionato sulle sei globali nel torneo. Tante, troppe. Oggi c’è comunque da elogiare la bellissima prova della squadra di Italiano che va, indubbiamente, segnalata oltre i demeriti del Napoli che non sono mancati. Mentalmente, la squadra di Spalletti è entrata bene in partita, facendo in tempo a sprecare almeno tre-quattro potenziali azioni da gol. Il gol di Gonzalez “spezza le gambe” e i partenopei vanno in confusione. Idem nella ripresa: nel momento maggior spinta degli azzurri, vengono l’uno-due letale Ikone-Cabral disconnette la squadra azzurra, che trova, sì, il gol di Osimhen, che appare come una giocata episodica di una squadra ormai alla ricerca di un miracolo che non avverrà.

Come spesso accade a Napoli, Spalletti deve attingere dalla panchina per cercare di recuperare il risultato. Sembrava andare bene con l’ingresso di Mertens che, di contro, ha scoperto tantissimo il centrocampo, lasciando il solo Lobotka a fungere da equilibratore di gioco, affiancato (si fa per dire) dall’inconsistente Zielinski, tenuto in campo per tutta la gara senza motivo; Lozano poteva fare di più, ma ha fatto meglio di Politano. Questa sconfitta è un po’ figlia delle scelte di Spalletti, allenatore eccellente nei momenti di difficoltà e di emergenza, un po’ meno quando deve pescare dal mazzo le carte migliori, in particolar modo se parliamo dell’undici titolare. “Uomini forti, destini forti”, uno degli slogan più famosi di mister Spalletti e gli uomini forti devono saper prendere decisioni forti: al termine del primo tempo andacano sostituiti almeno tre uomini, ne ha fatto le spese il solo Politano. Dopo, tutta la squadra, forse una città intera, aggrappata ad un sogno forse svanito questa sera.

Riuscire a concedere una partita intera a Zielinski, a questo Zielinski è un’impresa titanica. Giocatore in appannamento da almeno due mesi a questa parte ma che, in un modo o in un altro, riesce ad ammaliare il tecnico di turno ed ottenere una titolarità (quasi fissa) senza apparente motivo. Oggi pomeriggio è stato inesistente ed il suo passaggio dalla tre-quarti alla mediana, può essere considerato il suicidio tattico che spota l’quilibrio del match a favore della Fiorentina, che ne approfitta egregiamente. Senza nulla togliere alla sua bravura, la tecnica ed al talento che il numero 20 possiede, ma partite come quelle di oggi, dalla posta in palio altissima, vanno interpretate diversamente sia sul piano tattico che sulla personalità ed il polacco ha dimostrato, per l’ennesima volta, di essere fortemente limitato in entrambi gli aspetti.

La difesa arranca paurosamente sulle linee esterne; una repentina involuzione dopo la pregevole prova di Bergamo, dove Mario Rui e Zanoli sono stati tra i migliori in campo. Oggi, da ambo i lati il Napoli ha subito l’offensiva gigliata, isolando nell’uno contro uno sia Saponara contro Zanoli e Gonzalez contro Rui in duelli persi, complessivamente, dai due esterni difensivi azzurri che, non hanno migliorato il loro rendimento neppure con l’ingresso di Ikone e Maleh, anzi. Il portoghese, almeno produce l’assist per il gol di Osimhen mentre Zanoli, dopo un inizio incoraggiante, s’intimidisce con il passare dei minuti, ma va anche detto che,quasi mai, è dignitosamente supportato da Politano e Lozano.

Malissimo anche il centrocampo del Napoli, con Lobotka alla sua prima vera partita in cui è apparso in difficoltà ma per colpe non soltanto sue. Anzi, lo slovacco è uno degli ultimi ad alzare bandiera bianca, sempre nel vivo della bagarre, pronto a sdoppiarsi nel doppio ruolo di regista ed incontrista. Gli tocca lavorare il doppio, visto che Fabian non era nelle sue giornate migliori e ancor peggio dopo, quando il mister gli rifila l’orpello-Zielinski. La superiorità del trio viola non è evidente nella quantità di gioco sviluppata ma nella qualità: Duncan, Castrovilli ed Amrabat si trovano in perfetta armonia, disegnando la manovra viola con il pallone che girava fluidamente tra le maglie bianche. L’assenza di Torreira è passata inosservata.

Osimhen troppo isolato in avanti è un leit-motiv rievocato più volte in questa stagione e che il Napoli rischia di pagare a caro prezzo al termine della stagione. Sparacchiare palloni in avanti, nella speranza che il nigeriano li recuperi tutti, li protegga dall’avversario e li smisti al compagno in supporto non era l’arma migliore per poter avere ragione di questa Fiorentina. Particolare non trascurabile: non è un lavoro che Osimhen riesce ad eseguire sempre con lucidità e raffinatezza tecnica, non proprio sue prerogative, e a maggior ragione, quando la “sottopunta” è uno Zielinski in formato “partitella del Giovedì sera, senza nemmeno troppa voglia”. Il giochetto riesce, almeno una volta, con Mertens, ma non si può impostare una partita giocando a “palla ad Osimhen e vediamo che succede”. Non è da grande squadra e non lo sarebbe neppure se Osimhen fosse un fuoriclasse, senz’offesa.

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