Focus Napoli – Roma. Pasquetta amara al Maradona: il Faraone manda in fumo i sogni di gloria di Spalletti e gli azzurri fuori dalla lotta-Scudetto

Focus Napoli – Roma. Pasquetta amara al Maradona: il Faraone manda in fumo i sogni di gloria di Spalletti e gli azzurri fuori dalla lotta-Scudetto

Altro stop casalingo per il Napoli si Spalletti, che costa davvero caro nella corsa allo Scudetto. Al Maradona, Napoli e Roma finisce con un pari che scontenta tutti: Ad Insigne su rigore risponde el Sharaawy in pieno recupero. Azzurri adesso a quattro punti dal Milan.


NAPOLI – Un gol in pieno recupero risveglia bruscamente il Napoli dal sogno di vittoria del campionato. Ancora una volta, il Maradona si dimostra, ancora una volta, un terreno impervio. Finisce con un pareggio che, in realtà, non accontenta nessuna delle due squadre, con la Roma che vede, dal canto suo, rallentare la rincorsa verso un clamoroso quarto posto. L’1-1 finale porta le firme di Insigne (11′) che trasforma un penalty concesso da Di Bello per fallo di Ibanez su Lozano, dopo la supervisione del VAR: in pieno recupero, come detto, il gol di el Sharaawy (92′), al termine di una buonissima azione corale, fissa il punteggio finale, gelando il gremito Maradona pronto ad esplodere. Un brutto Napoli che, con questo pareggio, vede allungare le distanze dal vertice della classifica: -4 dal Milan e potenzialmente -5 dall’Inter, in attesa del recupero contro il Bologna. Il sogno Scudetto finisce qui.

COSA E’ PIACIUTO
Da salvare un discreto primo tempo, nella quale il Napoli trova l’immediato vantaggio ed una buona amministrazione del vantaggio. Discreto possesso palla ma mai accompagnato da vere occasioni per cercare un raddoppio che avrebbe tramortito la Roma. Qualche buona accelerazione di Lozano, qualche incursione di Insigne, ma poco altro. Probabilmente la complicità della Roma, passiva anche dopo aver subito il gol, contribuisce alla facile gestione di una partita, a lunghi tratti, soporifera. Si cambia musica nel secondo tempo, quando la squadra va in confusione e in panico.

Insigne e Lozano almeno ci provano. Il capitano è freddo e preciso dagli undici metri e, nel complesso, offre una prova di grande generosità al servizio della squadra e dei compagni. Spesso dietro ad aiutare Mario Rui nel tentativo di contenimento di un Zaniolo in grande forma, ma anche in attacco, almeno nelle idee cerca di mettere in difficoltà la retroguardia romanista. Stesso discorso per il messicano, che giocando più a ridosso dell’area, dimostra di ricordarsi ancora come si fa l’attaccante. Lo scatto in profondità per andare a prendersi il fallo da rigore è da ottimo attaccante: peccato ci siamo totalmente disabituati a queste sue giocate, che lui ha e del quale viene sistematicamente limitato, facendolo giocare lontanissimo dalla porta. Col passare dei minuti s’innervosisce e si fa ammonire per proteste dopo un altro contatto sospetto. Insomma, non una prestazione da fuochi d’artificio ma migliore rispetto alle solite.

COSA NON E’ PIACIUTO

Se ci fossero ancora dubbi sull’efficacia del Napoli tra le mura amiche, stasera si è avuta la conferma definitiva di tutti i limiti mentali che questa squadra manifesta al Maradona. Non si capisce se sia la pressione di giocare davanti ad un pubblico esigente, che chiede ai propri idoli di raggiungere un traguardo sognato da anni, oppure altri fattori non spiegabili. Resta il fatto che il Napoli perde l’ultimo autobus-Scudetto e oggi squadra ed allenatore salgono tutti sul banco degli imputati: il mister stravolge la squadra dopo l’uscita di scena di Lobotka e dimostra una volta di più di essere un allenatore da piazzamento validissimo ma non un vincente; altrettanto si può dire di tanti calciatori che dimostrano di non avere gli attributi necessari per competere a certi livelli. La Roma gioca la sua onesta partita, non ruba niente ed alla fine può anche recriminare per le occasioni sciupate. Il Napoli deve recitare il solito “mea-culpa”, ma stavolta non ci saranno altre occasioni per rimediare. Quattro punti da un sufficiente e poco più Milan sembrano essere ormai troppi per un Napoli alla frutta.

Ciò che condanna gli azzurri è un secondo tempo inconsistente, frutto da equivoci tattici messi insieme da Spalletti, uno dietro l’altro. Il mister prova a cambiare le carte in tavola quando Lobotka finisce K.O. per l’ennesima volta in questa stagione. Il mister non riesce a rinunciare alla presenza-non presenza di Zielinski in mezzo al campo; rinuncia invece a Politano, che sarebbe servito a supporto a Zanoli in grande difficoltà; la difesa a tre, ordita per contenere la fisicità di Abraham e la verve di Zaniolo si rivela un toccasana per i giallorossi, che s’infilano tra l’inadeguato centrocampo partenopeo ed una linea difensiva priva della solita sicurezza; di Mertens utilizzato quando il forcing della Roma diventa più estenuante nemmeno a parlarne. Sembra quasi che il mister lo faccia apposta ad insistere su scelte che, sistematicamente, sono deleterie. 

Il versante destro della difesa azzurra vacilla dall’inizio alla fine ed il gol di el Sharaawy arriva proprio da quella zona del campo, rimasta scoperta da Zanoli che, scalando in marcatura, lascia libero l’attaccante che può facilmente battere Meret. Ma per tutta la partita, lo stesso Zanoli e Rrahmani sudano e soffrono le iniziative dei giallorossi che, molto spesso, s’infilano da quelle parti. Zalewski prende coraggio con il trascorrere dei minuti mentre Zaniolo inizia il lavoro ai fianchi della difesa partenopea, rendendosi conto (fortunatamente) troppo tardi che il nervo scoperto fosse il lato destro della difesa napoletana. Poi, la frittata al 91simo, con un pallone lasciato passare in modo troopo leggero, tra i veli degli attaccanti giallorossi, fino alla conclusione letale del “Faraone”.

Senza Lobotka, il centrocampo del Napoli perde il suo punto di riferimento e, altrettanto puntualmente, la presenza simultanea di Fabian e Zielinski comporta l’annullemento del potenziale di entrambi i calciatori. Fabian è fuori forma da tanto tempo ed è fisicamente scoppiato; il polacco non sta meglio: senza posizione in mezzo al campo, senza personalità, mai una giocata importante, mai un cambio di passo. L’unico che cerca di sviluppare qualcosa è Zambo Anguissa, ma anche per lui riuscire a dare nerbo al reparto ed assumersi, allo stesso tempo, le responsabilità di costruire gioco è chiedere troppo, a questo punto della stagione dove il camerunense sembra essere agli sgoccioli, ma pur sempre uno degli ultimi a cedere il passo.

Rrahmani non è al meglio ed a risentirne è l’intero reparto che, ormai da qualche mese, non è più granitico come ad inizio campionato. Il centrale ex Verona non riesce ad incidere e neppure la rassicurante presenza di Koulibaly riesce ad elevarne il rendimento. Nel secondo tempo la brutta copia di Abraham lo grazia dopo una marcatura saltata in maniera terrificante. Poco più tardi si fa imbucare da Zaniolo sul quale Meret quasi rischia il rigore. Neppure sul gol di el Sharaawy è lucido nella lettura del velo di Abraham. Insomma, prestazione negativa.

Come sempre, nei big-match Osimhen marca un’assenza ingiutificata. Mai uno scatto fatto con cognizione di causa, mai presente nell’offrirsi per il gioco di sponda o nel favorire un inserimento dei compagni. Smalling non deve passare le pene dell’Inferno per tenerlo ancorato a terra, ma il nigeriano fa davvero poco per metterlo in difficoltà. Poco cercato, ma poco si fa vedere ed, in generale, sembra giocare in modo sconnesso con i suoi colleghi di reparto. E non serve, nè a lui, nè ai compagni e, in particolar modo, alla squadra. Sfiora l’autorete, andando a scheggiare la traversa sul cross di Pellegrini, sottolineando, ed è l’unica volta che si rende pericoloso in area di rigore, peccato sia quella sbagliata.

Finisce il sogno Scudetto in modo inglorioso, al termine di un doppio confronto al Maradona, dove il Napoli ha raccolto un solo punto in due partite. Rendimento casalingo difficile da spiegare, atteggiamento mentale a partita in corso ancora più difficile. Spalletti sarà nervosissimo ed adiratissimo, forse più con se stesso che con i ragazzi, che hanno dimostrato ancora una volta una fragilità psicologica e una mancanza di carattere preoccupante. Cambiano allenatori e progetti tecnici, ma alcuni calciatori non riescono davvero a fare un salto di qualità ed acquisire la mentalità che serve ad arrivare in fondo alle competizione. L’obbiettivo Champions League è a portata di mano ed era il target da raggiungere ad inizio stagione. Stasera, e per molto tempo ancora, si rimpiangerà tantissimo di aver fallito l’appuntamento con la storia, mai più raggiungibile, come in questa stagione.

 

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