Primo caso sospetto di epatite acuta: bambino di 4 anni in ospedale

Primo caso sospetto di epatite acuta: bambino di 4 anni in ospedale

Bisogna aspettare tutti i risultati alla mano per capire  se soffre di un’epatite scatenata da causa nota oppure sconosciuta


MILANO – Un caso di epatite acuta in un bambino milanese di 4 anni ricoverato da qualche giorno: le indagini sono ancora in corso e probabilmente andranno avanti ancora per qualche giorno. Dai primi riscontri, però, il piccolo paziente risulterebbe negativo sia ai virus ‘classici’ dell’epatite sia all’Adenovirus, che secondo gli esperti inglesi in una sua variante particolare – la F41 – potrebbe essere la causa più probabile dei tanti casi di epatite di origine ignota verificatisi nelle ultime settimane in pazienti sotto i 16 anni, in particolare in Gran Bretagna.

I fatti sono avvenuti a Milano, all’ospedale San Paolo. Il piccolo è stato ricoverato qualche giorno fa: è arrivato nel centro di cura con colorito giallognolo, valori del fegato molto alti e disturbi gastro-intestinali. Non è a rischio di vita e le sue condizioni appaiono in via di miglioramento, tanto che al momento i medici escludono la possibilità di un trapianto di fegato, resosi invece necessario in 17 casi in tutto il mondo. Non è escluso che possa essere dimesso ancora prima dell’arrivo di tutti gli esiti degli accertamenti fatti, dato che comunque conclusa la fase acuta della malattia, decade anche il rischio di contagio.

Il 26 aprile è stato sopposto ai primi test sierologici: questi hanno escluso l’ipotesi di una epatite di tipo A, B e C. Adesso si attendono, dunque, i risultati degli altri esami per l’epatite D e E. “Sta molto meglio rispetto a quando è entrato”, ha spiegato mercoledì Giuseppe Banderali, direttore di Pediatria e Patologia Neonatale al San Paolo. “Non abbiamo nessun allarme clinico nei suoi confronti”. Il piccolo paziente non avrà bisogno di trapianto. Bisogna però aspettare tutti i risultati alla mano per capire  se soffre di un’epatite scatenata da causa nota oppure sconosciuta. Così, infatti, è avvenuto per i due piccoli pazienti di 6 e 11 anni ancora in cura al Papa Giovanni XXIII di Bergamo (il secondo ha dovuto subire un trapianto di fegato). A riportare la notizie è il Corriere.