Focus Napoli – Genoa. Insigne si congeda da Napoli e dal Maradona con il gol. Genoa asfaltato e quasi in B

Focus Napoli – Genoa. Insigne si congeda da Napoli e dal Maradona con il gol. Genoa asfaltato e quasi in B

Ulrima partita casalinga del Napoli di Spalletti contro il Genoa, affamato di punti-salvezza. Nella partita che segna l’addio di Insigne al Maradona, i partenopei si esibiscono una prestazione di ottimo livello, con un 3-0 che non lascia spazio ad interpretazioni. Osimhen, il penalty del capitano e Lobotka mettono in ghiaccio una partita dominata, ma non dall’inizio. Oltre ad Insigne, protagonista di un discorso prima del fischio d’inizio e del giro d’onore a fine gara, saluta il Maradona anche Ghoulam, da tempo ai margini della squadra.


NAPOLI – Si chiude con un pomeriggio carico di emozioni la stagione casalinga del Napoli. Per l’ultimo appuntamento al Maradona, contro il Genoa, i riflettori sono puntati tutti su Lorenzo Insigne, alla sua ultima apparizione a Fuorigrotta. Il capitano griffa con un gol una prestazione superba, sua e del Napoli, travolgenti sul Genoa con un sonoro 3-0. E’ stato, però, di Osimhen il gol che ha spezzato l’equilibrio, con il solito, perentorio stacco di testa che non lascia scampo a Sirigu (32′); il rigore del capitano mette il risultato al sicuro (66′), ripetuto su segnalazione di Fabbri per ingresso irregolare in area (il primo tentativo si era stampato sul palo; chiude i conti, il primo gol in campionato ed in Serie A di Lobotka (82′) con una splendida azione personale. Partita di scarsa importanza, in termini di classifica, per il Napoli, ma non per il Genoa, ormai ad un passo dalla Serie B, ma sentita sul piano delle emozioni e dalla malinconia, con Insigne protagonista della cerimonia d’addio, poco prima dell’inizio della gara e di un giro di campo, durante il quale ha ricevuto, commosso, l’applauso di tifosi azzurri ed anche genoani.

COSA E’ PIACIUTO
L’uomo-copertina non può che essere Lorenzo Insigne, all’ultima partita nella sua Napoli, che lascia da secondo bomber della storia della squadra, superando Hamsik con il penalty messo a segno questo pomeriggio. Ma, a prescindere dai numeri, termina una storia lunga dieci anni, tra alti e bassi, tra soddisfazioni e qualche fischio, tra incomprensioni e sfoghi e grandi giocate, il connubio tra Insigne e la maglia azzurra è stata un’altalena continua. Resta il fatto che il capitano rimarrà una colonna del Napoli targato De Laurentiis, dieci anni che rappresentano una cospicua fetta di storia di questa squadra sorta nel nuovo millennio e della quale, Insigne, resterà, nel bene e nel male, un simbolo. Della partita di oggi è da rimarcare l’aspetto emotivo, più che quello tecnico. Il Fato ci ha messo la sua mano sul rigore del raddoppio, che il numero 24 ha prima stampato sul palo ma che, al secondo tentativo (rigore fatto ripetere da Fabbri), ha insaccato. Sarebbe stato un peccato lasciare il Maradona con un rigore sbagliato, il tallone di Achille di Insigne in queste ultime stagioni. La sua partita, affrontando una disamina tecnica, al di là del gol, è estremamente positiva, fatta di tante giocate di livello altissimo, in particolar modo un “quasi-gol”, dribblando con due “sombreros” due difensori genoani e scaricando un destro sul primo palo sul quale Sirigu ci mette i guantoni: sarebbe stato un gol fantascientifico, forse il migliore della sua carriera. La prossima, a La Spezia, sarà ufficialmente l’ultima del capitano, poi ci si lascerà per davvero, con destinazione Toronto. Dunque un sentito “in bocca al lupo” a Lorenzo, con l’augurio di tanti trofei e soddisfazioni anche in MLS e un altrettanto sentito ringraziamento, soprattutto per la professionalità dimostrata in questi ultimi mesi, da “straniero in casa propria”: nel calcio, nel calcio di oggi, non sarebbe stato per nulla scontato.

Tornando ad aspetti puramente tecnici, la partita del Napoli è stata tra le migliori di questo 2022 al Maradona. Per qualità, superiore anche alla goleada contro il Sassuolo, laddove i nero-verdi erano praticamente in vacanza, mentre il Genoa di oggi scendeva a Napoli con il coltello tra i denti, consapevole che una sconfitta sarebbe stata il preambolo di una retrocessione annunciata ormai da settimane. In effetti, la squadra di Spelletti soffre nei primi venticinque minuti, incalzato e messo alle strette dal pressing feroce del Genoa. Poi, il cooling break spezza il ritmo dei liguri che lasciano spazi invitanti nei quali Mertens, Lozano, Insigne ed Osimhen sguazzano come pesci nell’oceano. Il gran gol di Osimhen spezza anche l’equlibrio nel punteggio e, a quel punto, la partita del Napoli si fa in ripida discesa, anche se qualcosa per strada lo lascia sempre, ma il Genoa non riesce ad approfittare di alcune occasioni propizie. Il rigore di Insigne e il gran gol, il primo in A per Lobotka, narrano di una superiorità netta tra le due squadre ed il punteggio non fa una grinza, dal quale si trae la conclusione che il Napoli, al Maradona, doveva, poteva e avrebbe saputo fare di più.

Il gol che sblocca il punteggio è un pezzo di strapotera fisico-atletico di Osimhen che, sul perfetto cross di Di Lorenzo, prende tempo e spazio alla coppia centrale del Genoa e di testa, stacca perfettamente senza lasciare scampo a Sirigu. Ennesimo gol di testa per il nigeriano, il settimo per l’esattezza, a dimostrazione del miglioramento costante, sotto quest’aspetto, nonostante l’ingombro della mascherina protettiva che, probabilmente, gli conferisce quella sicurezza di non farsi male e saltare con più decisione. Oltre la rete, la partita del centravanti è stata convincente per ls crescente intesa, con Mertens soprattutto, ma anche con Insigne, con i quali sembra trovarsi molto più a suo agio, sia nel dettare il passaggio, sia quando c’è fare spazio nei quali s’infilano i compagni. Potrebbe segnare anche un altro gol, ma, complice la stanchezza e anche per il non avere i piedi come la testa, Sirigu si salva. Convincente.

Con le temperature alte, anche Zambo Anguissa aumenta esponenzialmente il suo rendimento. Oggi, il camerunense è tornato lo straripante centrocampista ammirato ad inizio stagione, esibendosi in una prestazione solida ma, allo stesso tempo, di grande qualità. Ovunque si girassero i centrocampisti del Genoa, c’era sempre lui, pronto a sradicare palloni e trasformare l’azione da difensiva in offensiva. Non ha paura di giocare il pallone neppure quando è circondato da due, talvolta anche tre, maglie avversarie, arrischiandosi anche in ottimi dribbling, che nelle ultime partite sembravano essere spariti dal repertorio. Peccato non averlo avuto a disposizione nalla fase più “calda” del campionato, perchè da un punto di vista strategico, è stata la perdita che il Napoli ha pagato di più.

Primo gol in Serie A per Lobotka; e che gol! Lo slovacco prende palla nella sua metà campo, percorre, palla al piede, quaranta metri di campo, seminando le maglie genoane nella sua scia; in prossimità del area di rigore, il tracciante rasoterra non dà scampo a Sirigu, troppo preciso ed angolato per l’ex portiere del PSG. Un gol meritato, per la splendida stagione fin qui disputata e che bisognava onorare con la firma d’autore in questo pomeriggio di festa e di malinconia. Lui, a Napoli resterà sicuramente e sarà uno degli asset principali su cui basare il Napoli 2022-2023. Unico punto a sfavore, la tenuta fisica: speriamo ci siano miglioramenti anche sotto quest’ottica, data l’ormai imprescindibilità dello slovacco degli automatismi di Spalletti, che a giocatori bravi in mezzo al campo difficilmente rinuncia.

Dries Mertens tra i migliori non fa più notizia. Come a Torino, interpreta magnificamente il ruolo di raccordo tra centrocampo ed attacco, giocando da vero e proprio perno offensivo, attorno al quale Insigne ed Osimhen hanno tratto enormi benefici dal movimento perpetuo e costruttivo del belga, contro il quale la squadra di Blessin non ha mai trovato adeguate contromisure. Perchè Dries è difficile da leggere tatticamente per gli avversari, soprattutto quando è in condizione fisica ottimale. Riesce a giocare con la stessa naturalezza da trequartista dietro Osimhen o trenta metri più dietro, ricevendo palla dalla difesa, oppure eccolo spostarsi a sinistra, facendo venire Insigne a giocare in mezzo al campo. In tutte le sue giocate, Mertens è intelligente, scaltro, furbo, visionario e oggi ha dimostrato, per l’ennesima volta, quanto questa squadra avrebbe potuto fare di più, con una gestione più oculata di un patrimonio tecnico enorme come quello del numero 14. Sperando non sia stata, come per Insigne, la sua ultima partita al Maradona.

COSA NON E’ PIACIUTO
Partenza con il freno a mano tirato, quella del Napoli di oggi, contro un Genoa che, soprattutto nei primi venti minuti ha provato a giocarsela a viso aperto, producendosi in un pressing asfissiante, che ha messo in difficoltà la squadra di Spalletti. Troppi passaggi sbagliati e qualche uscita non proprio da manuale della tattica consentono al Genoa di rendersi pericoloso come forse non ci si aspettava. Forse il caldo  forte, la non eccessiva importanza della posta in palio e l’emozione ancora viva del discorso d’addio di Insigne non hanno contribuito ad un inizio diverso, ma il cooling-break ha, in effetti, rinfrescato le idee al Napoli che, dopo il gol di Osimhen ha ripreso in mano le redini della partita.

Finisce malinconicamente anche l’avventura di Ghoulam, alla sua ultima apparizione in maglia azzurra. Come per Insigne, anche al terzino algerino, vanno gli auguri di un florido proseguimento di carriera, o almeno più fortunato rispetto agli ultimi anni trascorsi nel capoluogo campano, durante i quali, del terzino sinistro più forte d’Europa, prima del maledetto infortunio contro il Manchester City, è rimasto solamente un triste ricordo. Nè Ancelotti, nè Gattuso e neanche Spalletti hanno puntato sul suo pieno recupero, forse perchè il primo a non crederci è stato proprio il calciatore. Bravo Spalletti a concedergli la passerella finale, con gli ultimi spiccioli di gioco da consumarsi nello stadio che lo ha visto crescere calcisticamente, consacrarsi e poi testimoniarne la discesa, con tutte le attenuanti.

 

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