Focus Torino – Napoli. Il sinistro di Fabian non perdona, il rigore di Insigne sì. Blitz all’Olimpico: 0-1!

Focus Torino – Napoli. Il sinistro di Fabian non perdona, il rigore di Insigne sì. Blitz all’Olimpico: 0-1!

Ennesimo colpo esterno del Napoli, una sentenza, lontano dal Maradona. A farne le spese è il pur buon Torino di Juric, autore di una prova gagliarda ma non sufficiente ad evitare la sconfitta. Il Napoli s’impone al Grande Torino con il settimo gol di Fabian, giunto a metà ripresa. Insigne si fa parare un rigore da Berisha, sullo 0-0. Dopo dodici partite di campionato, clean-sheet per Ospina. Tre punti per un terzo posto in classifica quasi aritmetico: basta non perdere contro il Genoa.


TORINO – All’Olimpico-Grande Torino, primo anticipo del Sabato tra due squadre senza grossi traguardi di classifica da raggiungere: il Napoli ha fatto il suo, nel bene e nel male mentre il Torino di Juric naviga in acque tranquille ormai da settimane. Nasce dunque una partita senza grossi squilli di tromba, ma che si lascia comunque guardare ed apprezzare, e molto equlibrata. Un equilibrio che viene rotto dal settimo centro in campionato da Fabian (73′) con il suo solito sinistro, dopo l’ennesimo rigore sprecato da Insigne (61′), respinto da Berisha, sullo 0-0. Un gol da tre punti per il Napoli, per l’ennesimo blitz lontano dal Maradona, porta inviolata dopo dodici partite di campionato e terzo posto ormai in cassaforte.

 

COSA E’ PIACIUTO
Match-winner in un incontro dai ritmi di fine stagione, risolvibile da un episodio o di una giocata del singolo. Fabian centra il suo settimo gol stagionale, il primo dall’interno dell’area di rigore. Un gol costruito da solo, andando a conquistare palla , sradicandola dai piedi di Pobega e puntando diritto vero l’area di rigore; bravo a leggere il movimento di Osimhen che gli toglie via uomini e pressione, scossa il mancino che passa tra le gambe di Berisha.  Nel complesso, la sua partita non è tra le più brillanti, ma indubbiamente un passo avanti rispetto alle precedenti, incolori, prestazioni. Il gol è un plus, da tre punti, molto gradito.

Porta blindata dopo tempo immemore, dalla trasferta di Venezia e dodici partite consecutive nelle quali l’area azzurra è stata facile territorio di conquista per gli attaccanti avversari. Neppure oggi, tuttavia, sono mancate disattenzioni che potevano costare caro, ma un buon Ospina si oppone da gran portiere sullo stacco di testa di Belotti, lasciato colpevolente solo da uno stralunato Koulibaly. Un’altra chiave di lettura va anche ricercata una difesa a quattro sempre molto raccolta, con Di Lorenzo e Mario Rui poco propulsivi rispetto ai loro standard e più dediti a contenere le “coppie” granata che si andavano a formare a sinistra con Rodriguez-Brekalo e a destra con Singo-Praet. Missione compiuta anche per la buona protezione che offre, soprattutto, Anguissa che, tra i due mediani, era colui che accorciava di più.

Osimhen non è un fenomeno di tecnica, ma gli va riconosciuto, oggi, un enorme impegno e propensione al lavoro sporco per favorire il compagno meglio posizionato. Contro Bremer la vita non è facile per nessun attaccante, neppure per lui che dal centrale brasiliano si prende tante botte, che lui assorbe senza fiatare. Poche volte riesce a partire in velocità, perchè il Toro è bel raccolto in mezzo al campo e, appunto, Bremer gli si muove “a elastico” onde evitare di lasciarlo scappare via. Eppure, il numero nove riesce a calamitare tanti palloni esibensosi in giocate stilose e allo stesso tempo tatticamente intelligenti. E’ lui che produce la giocata che porta al rigore procuratosi da Mertens; è lui che favorisce l’inserimento di Fabian che porta il Napoli in vantaggio; è lui, in generale, che riesce ad aprire il gioco a vantaggio di chi s’inserisce da dietro, contro la difesa granata fose meno attenta rispetto ad altre occasioni.

Terzo posto praticamente blindato, dopo il tonfo della Juventus in casa del Genoa. E’ un dettaglio che, a questo punto della stagione, è abbastanza ininfluente, ma comunque per chi vive il calcio non stando seduto sul divano, davanti alla TV o sugli spalti dello stadio, può comunque regalare un briciolo di autostima ad una squadra che, di punto in bianco, si è ritrovata a giocare un finale di stagione anonimo. Almeno, fingiamo che il non farsi superare dalla Juventus possa rappresentare un obiettivo vero.

 

COSA NON E’ PIACIUTO
Parlavamo di una che poteva sbloccarsi coun un episodio o una giocata del singolo: Insigne ha avuto la grande occasione di farlo, prima di Fabian, ma il suo idillio ritrovato, con il dischetto del rigore, s’interrompe bruscamente all’Olimpico-Grande Torino. Il capitano battezza il solito angolo, alla destra di Berisha, optando su un destro potente ma a mezz’altezza, che il portiere granata intuisce e neutralizza. Lo stesso numero 24 potrebbe rifarsi poco dopo, ma ben lanciato verso la porta granata, si fa rimontare da Izzo nel momento decisivo, lasciando il capitano partenopeo con il colpo in canna. Due episodi, importanti, che penalizzano ulteriormente una partita, già prima, non positiva, fatta da tanti errori e pochi spunti degni di nota. Sostituzione inevitabile, a prescindere dal penalty sbagliato.

Incolore anche oggi, Lozano sembra essere, partita dopo partita, un’entità avulsa dalla partita. I compagni non lo cercano mai, lui non aiuta a farsi coinvolgere nel gioco, rimanendo ai margini del campo (e della partita) per larghi tratti del match. Di tanto in tanto prova ad enntravi ma Vojvoda non deve fare grandi sforzi per arginarlo, ben supportato da Rodriguez che, staccandosi dalla linea dei tre, ha fornito un’adeguata copertura, in seconda battuta, sul messicano. Resta l’ennesima prova impalpabile ed inconsistente della stagione del secondo uomo più pagato (per costo del cartellino) della storia del club partenopeo. E’ bene non dimenticarlo, anche se, probabilmente, siamo agli sgoccioli della sua avventura all’ombra del Vesuvio: oggi, il messicano ha confermato quanto sarà davvero difficile rimpiangerlo.

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