Giugliano, clan Mallardo: un avvocato chiese alla moglie di Caracallo di convincerlo a non pentirsi

Giugliano, clan Mallardo: un avvocato chiese alla moglie di Caracallo di convincerlo a non pentirsi

Un risvolto inquietante: “Dal contenuto di quello che disse l’avvocato, capii che parlava per conto del clan”


GIUGLIANO – Un avvocato sarebbe stato il tramite del clan Mallardo ed avrebbe chiesto alla moglie del pentito Filippo Caracallo (poi deceduto) di convincere il marito a non collaborare. Il risvolto inquietante viene fuori dall’ordinanza di arresto di 25 persone  – di mercoledì 7 giugno – ritenute affiliate al clan Mallardo.

Gli arresti sono scattati anche a seguito delle dichiarazioni di Filippo Caracallo, elemento di spicco del clan, pentitosi perché temeva di essere ucciso dopo essersi impossessato di 1000 euro che dovevano, invece, essere versati all’organizzazione camorristica.

Caracallo, dopo essere stato picchiato per i motivi di cui sopra, decise di pentirsi perché temeva per la sua vita. Michele Olimpio, reggente del clan, anch’egli arrestato nel blitz di inizio settimana, aveva capito che Caracallo stava per collaborare coi carabinieri e decise di convocarlo a Torino, dove lui era ai domiciliari, per “farlo ragionare”. Caracallo, però, a Torino non arrivó mai ed il giorno della partenza si presentò, invece, dai carabinieri.

Il risvolto inquietante avviene quando il clan cerca di far tornare sui propri passi Caracallo, utilizzando la moglie Concetta Menna, a cui fu prima chiesto da due uomini del clan di raggiungere la compagnia dei carabinieri di Castello di Cisterna per farsi vedere dal marito “che avrebbe capito il messaggio” e poi le fu chiesto di entrare nel programma di protezione in modo da poter stare con il marito per convincerlo a ritrattare la collaborazione con la magistratura.

In questo caso, il clan ha utilizzato un avvocato che per per ben due volte – come raccontato dalla moglie di Caracallo – ha chiesto alla donna di “intervenire”. Concetta Menna ha dichiarato che “dal contenuto di quello che disse l’avvocato, capii che parlava per conto del clan Mallardo”.

Le rivelazioni di Concetta Menna, moglie di Filippo Caracallo:

“…una decina di giorni dopo la scelta di Filippo, mio fratello mi mandò a chiamare e mi disse che era molto preoccupato per me perché aveva paura che mi potesse succedere qualcosa. Mi disse anche che erano andate da lui due persone, di cui non mi disse il nome, che gli avevano riferito che, per stare tranquilla, dovevo andare presso i Carabinieri di Castello di Cisterna, dove loro ritenevano fosse Filippo e farmi vedere da lui, in quanto in questo modo lui avrebbe capito il messaggio. Io per stare tranquilla così feci, ma in quella circostanza non vidi Filippo.

Un’altra volta, pochi giorni dopo, nel transitare nel cortile dell’abitazione di mio fratello Salvatore e di mia madre, dove io parcheggiavo la macchina, vidi due uomini, che non conosco, uno dei quali nella circostanza veniva chiamato “Angioletto”. Io salii da mia madre e dopo poco mio fratello Salvatore mi avverti che poco prima erano venuti due uomini che mi avevano lasciato un bigliettino da visita di un Avvocato di cui non ricordo il nome, invitandomi a contattarlo per la vicenda di Caracallo Filippo.

Chiamai questo avvocato e lo incontrai una prima volta davanti all’uscita di Lusciano dell’Asse Mediano, ove ci incontrammo in un bar che si trova di fronte alla stessa uscita. Lui mi disse che dovevo accettare il programma di protezione per convincere Caracallo a tornare indietro dopo di che entrambi potevamo andarcene tranquilli in un posto lontano. Dopo un po’ di tempo, parecchi giorni, l’avvocato mi richiamò e ci incontrammo all’ospedale di Aversa.

L’avvocato non mi disse per conto di chi parlava ma ovviamente dal contenuto di quello che mi disse io capii che parlava per conto del clan Mallardo.

Mi disse però che “lui doveva riferire” in merito a quello che io decidevo di fare”.