Boscoreale, ritrovate ossa umane in cappella: la scoperta ad opera di due operai e suore

Boscoreale, ritrovate ossa umane in cappella: la scoperta ad opera di due operai e suore

Il procuratore di Torre Annunziata ha richiesto l’apertura delle indagini per scoprire l’identità dell’uomo o della donna cui appartenevano i resti


BOSCOREALE – A fare la scioccante scoperta sono stati due operai che stavano ritinteggiando le pareti esterne e interne della chiesa di Sant’Antonio di Padova, e le suore dell’ordine delle Piccole ancelle di Cristo Re, che ne curano il luogo. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione boschese e della compagnia oplontina. Dopo aver ricomposto e recuperato le poche ossa ritrovate, tra cui un femore, parte dell’anca e alcune costole, è atteso l’esame dei tessuti che servirà a stabilirne il sesso, le cause del decesso e magari spiegare perché una parte di questi i si trovasse dietro al mobile.

L’indagine della giornalista

In base a queste domande il procuratore di Torre Annunziata ha deciso di aprire un’indagine. Diverse sono state le ipotesi formulata dalla Procura. La giornalista, scrittrice e ispettrice onoraria del ministero della Cultura, Angelandrea Casale, ha contribuito alla ricostruzione storica dichiarando quanto segue:

“Abbiamo notizie dell’esistenza della cappella, comunemente nota come di San Francesco sebbene l’altare sia stato dedicato a Sant’Antonio di Padova, già nel 1615 ,quando fu visitata dall’allora vescovo di Nola Lancellotti. E’ stata sotto l’egida della basilica di Torre Annunziata e poi è passata sotto quella della chiesa della Madonna dei Flagelli. Ha subito ingenti danni con l’eruzione del 1631, è stata ricostruita e affidata ai padri Minori Conventuali”. Ma di restauri se ne datano almeno altri due, «uno nel 1773 e un altro nel 1803», come anche i passaggi di mano tra i vari ordini ecclesiastici, prima ai frati minori francescani e poi alle suore. Sotto la cappella, come era diffuso fino a due secoli fa, erano sepolti cittadini o appartenenti alle famiglie che avevano contribuito all’edificazione o ai restauri.

Con l’apertura dei cimiteri man mano sono andate scomparendo. Nel caso della cappella di Sant’Antonio di Padova, la cripta è stata definitivamente chiusa dopo la vendita a privati del convento alle spalle, anche se ormai in disuso da decenni. Per questo l’ipotesi potrebbe essere che quelle ossa fossero già lì da metà secolo scorso. Appoggiate sul mobile della sacrestia, sarebbero cadute dietro senza che nessuno se ne accorgesse.