Morte della piccola Diana, la mamma: “Diana era un ostacolo alla mia libertà”

Morte della piccola Diana, la mamma: “Diana era un ostacolo alla mia libertà”

MILANO – Raggiunge il compagno con due trolley pieni di vestiti e non con le valigie per trascorrere una giornata fuori casa,


MILANO – Raggiunge il compagno con due trolley pieni di vestiti e non con le valigie per trascorrere una giornata fuori casa, come aveva dichiarato all’inizio agli investigatori. La donna ha trascorso 6 giorni fuori casa, vivendo come niente fosse senza mai preoccuparsi della piccola Diana, lasciata in casa da sola con trenta gradi e un biberon di latte nella culla.

LA COMUNICAZIONE DELLA MORTE AL COMPAGNO

Quando mercoledì mattina ha avvisato il compagno della morte di Diana lui è rimasto incredulo: “Ma non era al mare con tua sorella?”. Lei ha risposto che in realtà la piccola era rimasta tutto quel tempo a casa da sola e che lo stesso era successo in occasione di altri weekend trascorsi insieme. “Ma perché non me lo hai mai detto? L’avremmo portata con noi, come è stato possibile?”.

LA STORIA DELLA NASCITA DELLA PICCOLA DIANA 

Diana era nata proprio nella casa nella Bergamasca di proprietà dell’elettricista 58enne compagno di mamma Alessia. Un parto improvviso al settimo mese di gravidanza: “Non sapevo neanche di essere incinta”, ha detto alla polizia. Ma secondo gli inquirenti la donna sapeva della gravidanza, almeno dal terzo mese. Quel giorno, il 29 gennaio 2021, la piccola Diana era venuta alla luce nel bagno della casa di Leffe, grazie all’intervento del 118. La nascita di Diana aveva portato a una rottura della loro relazione, iniziata dopo essersi conosciuti su Tinder. Poi nella primavera di quest’anno la coppia si era riavvicinata. La 36enne ha raccontato agli inquirenti di aver lasciato sola la figlioletta per la prima volta a maggio “ma solo poche ore”. Il sospetto però è che tutto sia iniziato molto prima.

LE INDAGINI

Per questo gli investigatori della Mobile, diretti da Marco Calì, e coordinati dal pm Francesco De Tommasi, stanno analizzando le chat trovate nel telefonino della donna. Messaggi e appuntamenti scambiati con diversi uomini che Alessia Pifferi conosceva online. E proprio questo sarebbe il movente dietro “l’omicidio volontario pluriaggravato” contestato dalla procura: “Si tratta di una persona priva di scrupoli e capace di commettere qualunque atrocità per i propri bisogni personali legati alla necessità di intrattenere a qualunque costo relazioni sentimentali con uomini”.

Nei sei giorni trascorsi lontano da Diana, la mamma sarebbe stata sempre a Leffe, con il compagno, dove c’era anche la festa del paese. Tranne lunedì mattina, quando ha accompagnato il fidanzato a Milano per un incontro di lavoro. “Ma non ha chiesto di passare nella casa di via Parea”, ha detto il compagno interrogato.

Per gli inquirenti la piccola è morta di fame e disidratazione. Il pm ha disposto gli esami tossicologici sul biberon trovato nella culla. Il sospetto è che nel latte ci fossero benzodiazepine. Oggi il gip Fabrizio Filice deciderà sulla convalida del fermo. Per la procura Alessia Pifferi è “pericolosa” e “non ha avuto scrupoli”.

LE DICHIARAZIONI DELLA DONNA DURANTE L’INTERRIGATORIO

La donna avrebbe detto che la piccola era “un peso” e che “voleva riprendersi la sua libertà”. Mercoledì mattina, quando è tornata a casa e ha trovato la bimba senza vita nel lettino, la donna ha chiesto aiuto a una vicina. A lei avrebbe detto che Diana era accudita da una babysitter. Ma della fantomatica tata non c’è mai stata traccia. La polizia ha interrogato la madre e la sorella di Pifferi. Loro erano a conoscenza delle sue relazioni con altri uomini. La madre era stata accanto alla piccola Diana quando lei aveva avuto un’infezione.

IL RACCONTO DEI TESTIMONI