Alessandra uccisa a martellate dall’ex, la sorella: “Eravamo al telefono, se lo liberano mi ammazza”

Alessandra uccisa a martellate dall’ex, la sorella: “Eravamo al telefono, se lo liberano mi ammazza”

“Era fissato che lei lo tradisse, era ossessionato da lei. Ho paura per me e la mia famiglia”, ha aggiunto. Il 27enne assassino è un calciatore che ha militato anche nelle giovanili del Napoli


BOLOGNA – Massacrata a martellate dall’uomo che la perseguitava. Femminicidio nella notte tra martedì e mercoledì a Bologna, in via dell’Arcoveggio. La vittima, Alessandra Matteuzzi, aveva 56 anni ed è stata aggredita e uccisa sotto casa dall’ex compagno, il calciatore ed ex modello Giovanni Padovani, che lei aveva denunciato in luglio per stalking.

L’assassino,  riferisce la polizia che lo ha arrestato per omicidio aggravato, le stava facendo la posta sotto casa da un paio d’ore e quando è arrivata intorno alle 21 l’ha brutalmente ammazzata a colpi di martello e altri oggetti contundenti sulla testa.

“Era al telefono con me – racconta Stefania, la sorella della vittima – E’ scesa dalla macchina e ha cominciato a urlare: no Giovanni, no, ti prego, aiuto. Io ero al telefono, ho chiamato immediatamente i carabinieri che sono arrivati subito. Io abito a 30 chilometri. Alla fine l’ha massacrata di botte”

Alessandra a fine luglio aveva presentato denuncia contro l’ex compagno dal quale si era lasciata da qualche tempo. L’indagato è un calciatore ed ex modello, originario di Senigallia, in provincia di Ancona. Dopo due anni nelle giovanili del Napoli Padovani ha militato in varie squadre di serie C e D: tra cui il Foligno, il Troina, Giarre e ora la Sancataldese, team siciliano, che in una nota informa di averlo messo fuori rosa perché era scappato dal ritiro sabato scorso prima della partita col Catania per poi chiedere il reintegro lunedì. “Non era sereno” riferiscono i dirigenti del club.

Padovani sarebbe arrivato ieri a Bologna in aereo dalla Sicilia e poi sarebbe andato ad attendere la donna sotto casa.

Un residente della stessa palazzina nella primissima periferia bolognese, sentendo le grida di Sandra (reduce invece da una vacanza in Calabria), ha dato l’allarme. Le volanti, intervenute intorno alle ore 21.30, al loro arrivo hanno trovato l’aggressore ancora sul posto e la donna agonizzante in stato di incoscienza. Ma quando è giunta anche l’ambulanza per lei già non c’era più nulla da fare: è deceduta in ospedale.

Il primo a intervenire dopo l’aggressione è stato un ragazzo, figlio di un altro vicino di casa, al quale Padovani non avrebbe opposto la minima resistenza: “Non ce l’ho con voi, ce l’ho con lei – avrebbe detto a chi lo ha bloccato – non vedo l’ora che arrivi la polizia che voglio finire tutto”.

Una vicina di casa ha riferito che la vittima l’aveva già avvisata una settimana fa di non aprire mai a quel ragazzo che da tempo la perseguitava. “Lui la stava già aspettando davanti al portone dalle 19.15, voleva entrare ma abbiamo chiuso quando siamo rientrati in casa. Da tempo era diventato insistente, lei provava a calmarlo, a parlargli, ma in casa non lo faceva mai salire. Ieri sera abbiamo poi sentito le grida della donna che gli urlava di andarsene e abbiamo visto che lui la trascinava sotto al portico”.

Un ragazzo che abita nello stesso palazzo della vittima ha detto che circa un mese fa la donna lo aveva avvicinato per chiedergli il numero di telefono: “Mi disse che in caso di bisogno mi avrebbe chiamato perchè il suo ex la perseguitava ed aveva paura, aggiungendo che era un tipo molto pericoloso e che nel caso avrei dovuto chiamare immediatamente la polizia”. Sempre al giovane, qualche tempo dopo, raccontò che aveva deciso di denunciare l’ex perchè “continuava a darle il tormento”.

“Le faceva gli agguati per le scale – racconta ancora la sorella di Sandra -, le ha spaccato i vetri, era entrato dal balcone al secondo piano, spaccava bicchieri, le ha staccato la luce dal contatore giù. Per questo lei l’aveva denunciato. Era fissato che lei lo tradisse, era ossessionato da lei. Ora ho paura per me e per la nostra famiglia, se lo lasciano libero mi ammazza ”

FONTE: REPUBBLICA.IT