Focus Fiorentina -Napoli. Si poteva fare di più, ma un punto al Franchi non si butta mai

Focus Fiorentina -Napoli. Si poteva fare di più, ma un punto al Franchi non si butta mai

Dopo due vittorie di fila, arriva il primo stop per il Napoli di Spalletti, che non va oltre un pareggio senza reti contro una buona Fiorentina. Pareggio giusto per quanto fatto vedere le due formazioni, ma gli azzurri sprecano con Lozano un’occasione colossale. Esordio per Ndombele, Simeone e di un ottimo Raspadori, tra i migliori in campo in maglia azzurra.


FIRENZE – Un punto che il Napoli deve tenersi stretto, perché il Franchi si conferma una volta di più un campo ostico e la Fiorentina un avversario rognoso, che imposta la partita su un pressing asfissiante, nonostante l’impegno di coppa infrasettimanale, che gli azzurri soffrono per buona parte dei novanta minuti. Ne esce fuori un pareggio che, ad inizio stagione, al Napoli può stare bene e che poteva essere qualcosa di più con quel pizzico di cinismo che stasera è mancato.

Perché l’occasione monumentale, per schiodare il risultato dallo 0-0 capita sulla testa del Chucky Lozano (4,5) che riesce a sbagliare qualcosa di impossibile, mancando, di testa, la porta di Gollini, a mezzo metro. Inconcepibile certi errori a questi livelli, ma la partita del messicano è insufficiente sia prima che dopo, al netto del feeling con la porta ormai perduto, non trova mai un guizzo che giustifichi la sua presenza in campo da titolare. Inevitabile la sua sostituzione quando, dopo il gol divorato, sbaglia anche giocate elementari. Al suo posto, Politano (5,5) sembra entrare bene in partita, invita Raspadori alla conclusione,  ma poi s’intestardisce nel cercare la giocata individuale a scapito di un’alternativa più semplice ed efficace. Gioca con i difensori viola come fossero birilli, centrandoli ripetutamente, ma questo non è bowling.

Male in attacco, ma non solo a causa dei difetti di mira del messicano e di Politano: anche Kvaratshkelia (5,5), dopo i fuochi d’artificio contro Verona e Monza, ritorna tra i calciatori “umani”, giocando una partita anonima, anzi talvolta deleteria alla squadra per la sua ostinazione nel tenere palla e perderla. Dodò riesce a tenerlo per quasi tutta la partita, lasciandogli spazio solo in una circostanza, quando il georgiano disegna l’arcobaleno sul quale Lozano scarabocchia incredibilmente. Spalletti lo richiama proprio nel momento in cui la scintilla era scoccata, in una sostituizione con Elmas (5,5), onestamente senza spiegazioni. Il macedone, infatti, non offre niente di meglio di Kvara, rimanendo sul settore di sinistra, veleggiando tra i ruoli di esterno alto e quello di mezz’ala sinistra, entrambi ricoperti senza grandi risultati.

Il grande assente della serata si chiama Osimhen (4,5), al centro di una fantomatica trattativa che lo dovrebbe portare ad Old Trafford, si dimostra invece inadeguato per standard drammaticamente più bassi della Premier. Stasera in perenne difficoltà contro la fisicità di Martinez Quarta e, soprattutto, di Milenkovic, che gli si appiccica addosso e non lo fa mai girare, impedendogli ogni interazione con i colleghi di reparto, figurarsi tirare in porta. Presenza pressochè inutile, sostituito da Simeone (5), che non la prende praticamente mai. Bravo chi si è accorto che fosse entrato in campo.

Dalla cintola in su si salva il solo Raspadori (6,5) che si vede ha una voglia matta di fare e dimostrare che tutto il trambusto attorno alla sua trattativa aveva una sua valida giustificazione. Tra le linee riesce a trovare il suo lembo di campo per essere pericoloso, infatti, le uniche chiamate a referto per Gollini portano proprio la firma dell’ex-Sassuolo: controllo e tiro in un secondo, peccato che il portiere viola ci arrivi sempre. Non è un caso che il Napoli migliore inizi con il suo ingresso in campo. Contro il Lecce, salgono vertiginosamente le quote per la sua titolarità contro i salentini.

Eventualemente, ne farebbe le spese Zielinski (5,5), tornato anche lui sui suoi standard dopo un paio di prestazioni positive. Il pressing viola non lo favorisce ed uno dei primi ad uscire di scena dal Franchi è lui, anche se, nel primo tempo, un paio di strappi se li concede ma senza grossi risultati. Anonimo.

Piccolo passo indietro anche per Lobotka (6), incantevole contro Verona e Monza, molto più in difficoltà, controllato com’era da Amrabat, che troverà anche domattina per la colazione a casa sua. Nonostante la presenza asfissiante del marocchino, riesce comunque a districarsi e a rendersi utile nella sua metà campo, svolgendo molto più lavoro sporco del solito. Resta un calciatore imprescindibile, sostituito solamente perchè in debito di ossigeno.

Il fedele scudiero di Lobotka, Anguissa (6) viene condizionato fortemente dal cartellino giallo rimediato nei primi tre minuti di gioco e Barak ne approfitta per farsi vedere più spesso tra le linee. Si vede quanto deve limitarsi e contenersi per evitare il secondo giallo, ma non per questo la sua presenza non si sente. Di palloni ne recupera e, nel secondo tempo, va a chiudere con uno scatto felino una ripartenza dei viola. Anche lui, come lo slovacco. è una presenza fondamentale nel centrocampo azzurro, in attesa che anche Ndombele (5,5) acquisisca la forma migliore: il francese non gioca malissimo ma neanche benissimo, sbagliando un numero di palloni alto, in proporzione a quelli che gioca.

Conferme positive dal pacchetto arretrato dove Meret (6) fa il suo dovere tenendo inviolata la sua porta per la seconda partita di fila, dimostrando di saper reggere la pressione dell’essere costantemente sott’osservazione. Goffo su un sinistro da fuori di Sottil ma per il resto si fa trovare sempre reattivo e, soprattutto, sicuro nelle giocate con i piedi. Regge bene anche la coppia di centrali: Rrahmani (6,5) diventa sempre di più una sicurezza, disinnescando il pericolo Jovic con disarmante semplicità, in coadiuvazione con Kim (6) che si comporta bene in fase prettamente difensiva, un po’ meno quando esagera con il pallone tra i piedi, uscendo fuori dalle sue zone di competenza in più di una circostanza, lasciandole sguarnite.

Piccolo passo indietro per Di Lorenzo (5,5) che viene messo in grande difficoltà da Sottil, uno dei migliori della Fiorentina, che spesso lo sfida a duelli uno-contro-uno, dai quali non sempre esce vittorioso. Manca, in certi casi, il supporto di Lozano, che rientra poco in soccorso, e quello di Anguissa, in seconda battuta, tagliato fuori dalle aperture a lunga gittata a chiamare in causa l’ex-Cagliari. Inoltre, al capitano, stasera manca il “plus” propulsivo per ottenere la superiorità numerica, che sul versante di destra non c’è quasi mai.

Non vi è neppure sul lato sinistro, perchè gli azzurri attaccano (e male) prevalentemente a destra e Mario Rui (6) non riesce quasi mai a dialogare con Kvaratshkelia. In compenso Ikonè gli tiene compagnia, guardandosi la partita come spettatore non pagante, ma il portoghese non approfitta di tanta generosità, peccando anche di precisione in molte giocate e su calci da fermo dove, ultimamente, il suo sinistro è stato un fattore decisivo.

Insufficienza per Spalletti (5,5) perchè il suo Napoli ha fatto cilecca appena il livello di difficoltà si alzato drasticamente. Male il primo tempo, senza nessun tiro in porta a referto, con una squadra messa sotto fisicamente, nonostante l’impegno infrasettimanale della Fiorentina. Strana la sostituzione di Kvaratshkelia, che non stava incantando ma aveva creato dal nulla una potenziale occasione da rete. Da risolvere il problema di Osimhen contro le grandi e di Lozano, troppo insufficiente per essere vero.

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