Focus Napoli – Espanyol. Gli azzurri salutano l’Abruzzo con l’ennesimo pareggio. Al Patini è 0-0 contro i catalani

Focus Napoli – Espanyol. Gli azzurri salutano l’Abruzzo con l’ennesimo pareggio. Al Patini è 0-0 contro i catalani

Termina con uno scialbo pareggio a reti bianche l’ultimo impegno pre-stagionale per il Napoli di Spalletti. Poche le emozioni nel pomeriggio del Patini, nel quale il Napoli trova ruvida opposizione contro l’Espanyol, fin troppo zelante sotto l’aspetto fisico, esasperando il gioco duro fino ad arrivare alla provocazione ed alla rissa. Delude l’attacco, poco pericoloso, ma la difesa regge, portando a casa il primo clean-sheet abruzzese.


CASTEL DI SANGRO – Finisce con un pareggio a reti inviolate l’ultimo impegno sangrino del Napoli formato 2022-2023, contro il ruvido Espanyol, al termine di una gara spigolosa, dura ma noiosa e povera di emozioni. Termina, con il terzo pareggio in quattro partite giocate al Teofilo Patini, il ritiro abruzzese, tra poche luci e molte ombre, le quali, con il campionato ormai alle porte, destano più di una preoccupazione.

Al netto di carichi di lavori, condizioni climatiche, una squadra in via di costruzione e nodi tecnico-tattici ancora da sciogliere (fattori di incidenza più che mai rilevanti, ad inizio Agosto), quello di stasera è stato davvero un brutto Napoli. Lento nelle trame di gioco, poco propositivo sulle fasce, poco pericoloso in area di rigore; in sintesi, poco di tutto.

L’Espanyol non offre di certo una grossa mano per far fare bella figura agli azzurri: i catalani, forse più delle altre squadre esibitesi al Patini, hanno interpretato la partita in modo poco “amichevole”, sia per disposizione sul terreno di gioco, chiuso a riccio nella propria metà campo per quasi tutto l’arco del match, sia per la condotta disciplinare, condita da fallacci cattivi ed evitabili, tanto da indurre lo stesso presidente De Laurentiis a parlare con la terna arbitrale per intimare loro di sedare l’animo “caliente” degli spagnoli e tutelare l’incolumità fisica dei calciatori partenopei (l’infortunio di Demme, della scorsa estate, in questo senso insegna).

Partita vera e test più che attendibile in vista dell’impegno del Bentegodi del prossimo week-end che acuisce i difetti sin qui evidenziati dalla squadra di Spalletti in queste ultime settimane. In primis, la difficoltà, palese, in attacco di segnare o, almeno, costruire azioni importanti. Il 4-3-3 non sembra per niente giovare Osimhen, che in mezzo al traffico di difensori avversari non la prende quasi mai. Impossibile, per il nigeriano, isolarsi con un difensore e andare via in progressione, quando le maglie avversarie sono davvero tante e gli spazi ridotti al minimo. E’ anche vero che se gli spazi non ci sono, bisognerebbe inventarseli ma questa, purtroppo, non è una caratteristica peculiare del numero nove.

Lo è, purtroppo, quella di innervosirsi se le cose non gli girano per il verso giusto, quando il gol non arriva (a Castel di Sangro nessun gol su azione), di palloni giocabili ancora meno e l’avversario di turno, provocandolo, rischia di fargli saltare i nervi. L’inizio era stato, comunque, incoraggiante con due conclusioni contro le quali si è bene opposto Leconte. Spalletti proverà a cambiare modulo per metterlo in condizione di essere più pericoloso ed incisivo in zona gol, tornando al 4-2-3-1, probabilmente più congeniale alle sue caratteristiche. In tal caso, perchè non è stato mai provato durante questa fase di ritiro? In attesa di Raspanori (chissà) si poteva osare con Zielinski o osare con Gaetano come “sottopunta”.

Ma se il 4-2-3-1 possa essere un toccasana per Osimhen, siamo sicuri che possa essere portatore di giovamento anche per Kvaratshkelia? Il georgiano, per la prima volta in questo pre-campionato, è apparso sotto tono rispetto alle prime uscite: è l’unico a rendersi pericoloso nel primo tempo, ma non riesce a dare quegli strappi importanti, già un marchio di fabbrica del numero 77. La disposizione tattica dell’Espanyol non aiuta lo sviluppo del suo estro ma quello che più è evidente è la mancanza di intesa con lo stesso Osimhen, con il quale il dialogo palla al piede è ancora allo stato embrionale. Un 4-2-3-1, probabilmente amplificherebbe l’isolamento tra i due, portando il georgiano a giocare qualche metro più distante dal numero nove e, in generale, dall’area di rigore.

Pochi squilli di tromba a centrocampo, che funziona ad intermittenza ma che deve ancora trovare la giusta armonia con il trio di attacco. Lobotka fa quello che può per dare ritmo alla manovra, ma il pallone, stasera, viaggiava sono in orizzontale. Anguissa fa sentire il peso della sua presenza, confermandosi come uno dei più in forma e già pronti per l’avvio della stagione, autore, stasera, di una prova di buon livellomentre Elmas, partito dall’inizio al posto di Zielinski, ha passato un pomeriggio decisamente anonimo, in perfetta sintonia con il resto della squadra.

C’è anche del buono in questa partita, va detto: la prima a Castel di Sangro senza subire gol, con laggiunta del paradosso che è l’Espanyol ad avere le occasioni migliori per andare in vantaggio dopo un’ora abbondante di difesa a oltranza contro lo sterile fraseggio azzurro. Contini (subentrato a Meret ad inizio ripresa) salva due volte il risultato, aiutato anche da Osimhen, molto più utile in difesa che in attacco, salvando sulla linea di porta. Sufficiente la prestazione di Kim, ordinata e senza sbavatura, mentre le due catene laterali hanno ancora bisogno di oleatura: il binomio Rui-Kvara non lavora ancora in sintonia, normalissimo dopo poche settimane di lavoro, meglio Lozano-Di Lorenzo, sicuramente più abituati a lavorare in sincronia.

Capitolo a parte per Meret, ormai agli sgoccioli della sua avventura al Napoli e messo, ingiustamente, alla gogna dopo l’erroraccio di Empoli che, di fatto, gli ha condizionato la carriera. In questo ritiro non ha mai brillato, continuando nella sua serie di incertezze derivate da un’evidente inquietudine dalla quale non si mai riuscito a liberare. Comprensibile per un giocatore, un ragazzo, particolarmente sensibile alle critiche, che ha sempre sentito la responsabilità di confermare le aspettative che il suo delicato ruolo gli conferivano. Meret è un ottimo portiere ma non è stato tutelato abbastanza, proposto in campo permeato dalle sue insicurezze, acuite dalla mancanza di fiducia che mister e società nei suoi confronti. Arrivare a sette giorni dall’avvio del campionato e non aver sciolto il nodo-portiere è, probabilmente, l’errore più grande di questo avvio di stagione, dove il concetto di “rivoluzione” andava, in questo caso, applicato con più raziocinio e oculatezza.

Dispiace, infine, che il commiato del Napoli sia stato accompagnato dai fischi degli spettatori del Patini a fine gara. Comprensibile che il pubblico pagante desideri uno spettacolo all’altezza, ma il calcio d’estate è soprattutto questo: prove, esperimenti ed errori da correggere. Agosto non è il mese giusto per emettere giudizi: questa squadra ha ancora dei problemi e non potrebbe essere altrimenti, ma va incoraggiata, soprattutto in una fase di transizione così delicata come questa, nella quale il Napoli e Spalletti faticano a trovare la quadra. Il tempo, qualche nuovo innesto e tre punti al Bentegodi potrebbero invertire la tendenza per cancellare questa estate di ansie e nervosismo e fornire risposte convincenti alle perplessità di queste settimane.

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