Focus Napoli – Juve Stabia. Al Maradona, 3-0 alle “vespe”, pomeriggio in festa e passerella per i neo-acquisti

Focus Napoli – Juve Stabia. Al Maradona, 3-0 alle “vespe”, pomeriggio in festa e passerella per i neo-acquisti

Pomeriggio caloroso al Maradona, con la presentazione dei nuovi acquisti e amichevole contro la Juve Stabia di Leonardo Colucci. Finisce 3-0 per i partenopei con le reti di Ndombele, Zerbin e Ambrosino, al termine di una partita nella quale le “vespe” hanno ceduto solamente nella ripresa.


NAPOLI – Gustarsi il Napoli a metà pomeriggio, poi un bel gelato a Mergellina dopo il fischio finale. Potrebbe essere stata questa l’idea di tanti spettatori accorsi in questo atipico mercoledì di fine Agosto per questa, altrettanto atipica, amichevole contro la Juve Stabia.

Una sorta di partita di “riappacificazione” nel tentativo di riportare il calore sugli spalti del Maradona, dopo un estate intrisa di astio e polemiche, placate (almeno in parte) da un buonissimo inizio di campionato e di una campagna acquisti, esplosa nel giro di una settimana, che ha portato all’ombra del Vesuvi, in un colo solo, Ndombele, Simeone e Raspadori, in attesa del colpo finale, il portiere, che in realtà sarebbe dovuto essere il primo tassello da inserire nel mosaio del nuovo Napoli. Sul quel fronte, si attendono aggiornamenti nelle prossime ore.

Al momento ci si accontenta di “assaggiare” i nuovi acquisti e l’occasione è data dall’amichevole contro la Juve Stabia, terminata con il punteggio di 3-0 per gli azzurri, in una partita decisamente combattuta, contro i ragazzi di Colucci, saliti a Napoli per fare bella figura, giocando in maniera accorta per oltre un’ora di gioco, nella quale il Napoli non è riuscito a scardinare la difesa giallo-blu, e rendendosi pericolosi anche in un paio di tentativi sventati da Sirigu, uno dei quali, spettacolare, con un colpo da centrocampo intentato da Pandolfi.

Poi, il gol che sblocca la contesa, con una sassata di Ndombele, seguito dai gol di Zerbin e Ambrosino che fissano il 3-0 finale in una gara nella quale il risultato era di importanza marginale. La prova di oggi era una verifica per i nuovi arrivati, ai quali Spalletti non ha concesso neppure un minuto nella goleada contro il Monza, preferendo un inserimento più graduale nei meccanismi tecnico-tattici della squadra. Una prova superata ad alcuni, meno da altri, ma non si chiedeva, agli ultimi arrivati soprattutto, di essere già pronti e predisposti.

Se la prima è quella che conta, quella che ha lasciato Ndombele, ad esempio, sono tante sensazioni positive: il possente centrocampista francese fa valere la sua stazza fisica in mezzo al campo, somigliando tantissimo ad Anguissa, con la differenza che il francese sembra avere più affinità con le verticalizzazioni e presentandosi al tiro con più frequenza rispetto al camerunense. La prestazione è più che sufficiente, ornata da un gran gol, creato, cercato e voluto, grazie ad un potente destro contro il quale Russo non può metterci il guantone. Non è mancata qualche imprecisione in fase di impostazione, ma tutto è consentito in questa passerella d’esordio; resta, come detto, l’impressione che questo giocatore, al top della forma, possa essere un calciatore di grande utilità, sia nel 4-3-3 che, come oggi, nel 4-2-3-1.

Positivo anche l’esordio di Raspadori, nel delicato e di difficile interpetazione ruolo di “sottopunta” alle spalle di Simeone. A dirla tutta, i fari erano puntati (quasi) tutti sull’ex-Sassuolo, investimento in prospettiva e tatticamente uomo fondamentale poichè quello che consentirà a Spalletti di “switchare” dal 4-3-3 al 4-2-3-1 senza perdere efficacia nel gioco d’attacco. Il campione d’Europa si è dimostrato subito pimpante e voglioso di fare, giocando con molta personalità, soffrendo poco il dover giocare tra gli spazi stretti concessi dai difensori stabiesi e andando molto vicno al gol in almeno tre circostanze. Meno brillante (ed è ovvio che lo sia) la qualità nell’interazione con Simeone: i due quasi mai si cercano, quasi mai si trovano.

Sarà questa la grande sfida di Spalletti: riuscire a far metabolizzare al numero 81 sia i movimenti di Simeone che quelli di Osimhen, che nel loro modo di interpretare il ruolo sono molto diversi. Più avvezzo alla verticalizzazione e a coprire tutto il fronte d’attacco il nigeriano; più centravanti di raccordo e da area di rigore l’argentino. Una diversificazione di pensiero calcistico importante e della quale Spalletti dovrà tener conto per sfruttare al meglio le potenzialità di un talento per cui la società si è esposta in maniera cospicua dal punto di vista economico, pur di accontentare il mister.

Meno appariscente degli altri due neo-azzurri è stato Simeone. Il cholito non ha giocato una grande partita, poco cercato dai compagni, quasi mai trovato nel cuore dell’area di rigore, infestata dalle “vespe” stabiesi. La prima impressione è che Simeone sia più un centravanti da 4-3-3 e che nel 4-2-3-1 sia un po’ un pesce fuor d’acqua, per caratteristiche fisiche e per il modo di giocare. Ma il Napoli camaleontico di quest’anno dovrebbe dare anche all’ ex-Verona modo di esprimersi al meglio. Naturalmente, non era questa la partita per esprimere un giudizio.

Bene anche Sirigu, sollecitato in un paio di occasioni da Pandolfi e Guarracino, non si fa cogliere in fallo, soprattutto dalla giocata spettacolare del primo, che cerca di sorprendere il portiere azzurro con un destro da metà-campo, eccellentementente disinnescato. Come secondo di Meret (o Navas?) è una garanzia, visti i suoi trascorsi e oggi ha dimostrato che, anche in una partita dal coefficiente di difficoltà praticamente nullo, è sempre sul pezzo.

Tra gli altri calciatori scesi in campo, buone le prestazioni di Zerbin, che trova il raddoppio con un bellissimo tiro a giro che ne certifica, molto probabilmente, la permanenza a Napoli, alle spalle dell’intoccabile Kvaratshkelia; bravo a mettersi in mostra e segnare, sul fil di sirena, Ambrosino, al quale la società sta lavorando per dare una sistemazione adeguata per proseguire al meglio la sua carriera e, perchè no, ritornare a Napoli per giocarsi le sue carte tra qualche anno: ad oggi, spazio per lui non c’è.

Da verificare anche Mathias Olivera, ancora non al meglio. Buona padronanza nel palleggio, qualche buona uscita palla al piede, ma ancora qualche titubanza nella proiezione in fase offensiva. Molto meglio Zanoli, sull’altro versante, già rodato nei meccanismi di Spalletti e anche più esuberante in qualche suo intervento: anche da lui ci si aspetta un upgrade per consentire a Di Lorenzo di tirare il fiato, senza le apprensioni suscitate la scorsa stagione.

 

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