Focus Napoli – Mallorca. Secondo pari in Abruzzo, ma si vede in campo il nuovo “kappa”

Focus Napoli – Mallorca. Secondo pari in Abruzzo, ma si vede in campo il nuovo “kappa”

Seconda amichevole abruzzese per il Napoli, che impatta nel secondo pareggio consecutivo, contro il Mallorca. Ad Osimhen, su rigore, risponde Raillo, su incertezza di Meret. Esordio da titolare per Kim Min Jae.


CASTEL DI SANGRO – E’ calcio d’estate, dunque lungi dall’affrettare giudizi e opinioni, anche dopo il secondo pareggio consecutivo, in terra abruzzese, contro gli spagnoli del Mallorca, quarta tappa di avvicinamento all’ormai imminente esordio del Bentegodi di Verona.

Non è il risultato che interessava, stasera al Patini, bensì verificare a che punto, soprattutto fisico, si trova il Napoli e, altro motivo d’interesse non secondario, apprezzare le qualità del ultimo acquisto in casa partenopea, colui che dovrebbe sostituire Koulibaly al centro della difesa: Kim Min Jae.

Rispondendo al primo quesito, il Napoli gioca un discreto calcio fin quando le energie sono a pieno regime, abbassando il livello qualitativo e atletico con il passare dei minuti. Normalissimo e messo in preventivo da Spalletti un’evenienza del genere, giocando partite, che salgono d’intensità una dopo l’altra, a stretto giro. Si, perchè stasera, di amichevole contro il Mallorca c’era davvero poco: gli spagnoli non si sono risparmiati, dando vita ad un match particolarmente “infuocato” (non bastava la canicola estiva) dove interventi duri e risse non sono mancate.

Un test vero che il Napoli, come detto, ha bene interpretato almeno per un tempo, nel quale la maggiore caratura tecnica degli azzurri si è subito notata. Passato in vantaggio con Osimhen, in una desueta versione da rigorista, il Napoli ha più volte sfiorato il raddoppio, in particolar modo con gli ormai consueti “strappi” di Kvaratshkelia, che sulla fascia sinistra si appresta a diventare un “fattore” decisivo, con la sua intraprendenza e imprevedibilità.

Inoltre, il centrocampo a tre, Zielinski e Fabian al fianco di Lobotka, assicura tanta qualità e un supporto di palloni giocabili per gli attaccanti sicuramente soddisfacente. Manca ancora la freddezza in zona gol, nei sedici metri, dove Osimhen dovrà evolvere il suo “modus-operandi” cercando spazi per colpire anche tra la folla di difensori avversari.

Meno bene la ripresa, quando il fiato e le energie iniziano a venire meno e la moltitudine di sostituzioni snatura la squadra. Il Mallorca, di contro, ritrova fiducia ed entusiasmo dopo il pareggio ottenuto da Raillo, con un colpo di testa su una goffa ribattuta di Meret su altro colpo di testa di Muriqi (ex-Lazio).

A proposito di Meret: l’incertezza di stasera fa eco alla mezza ingenuità contro l’Adana e se due indizi fanno una prova, la società deve chiudere in fretta la pratica-portiere, facendo chiarezza su chi deve essere il nuovo numero uno azzurro. Si vede che l’ex-SPAL non è tranquillo mentalmente e questa sua mancanza di serenità riflette negativamente sul suo rendimento. Come detto, sul gol del Mallorca ha la sua bella parte di responsabilità, insieme a Mario Rui, stasera non irreprensibile. Doveroso, vitale da parte della società mettere chiarezza in un ruolo delicato come quello dell’estremo difensore e, se possibile, evitare nuovamente un dualismo tra due papabili numero uno: alcune (sane) rivalità possono far bene e far crescere, ma in porta c’è bisogno di sicurezze, sin da subito.

Come quelle che da’ Kim, al suo esordio in maglia azzurra. Da una “kappa” all’altra, il passaggio è enorme e il rischio di sentirsi investito dal ciclone di responsabilità derivante dal prendere possesso di quello che era il regno di Koulibaly, al centro della difesa, è pericolosamente alto, ma il sudcoreano fa capire subito di saperci fare, di non essere l’ultimo arrivato e che là dietro si può pensare di dormire almeno con mezzo occhio chiuso.

L’ex Fenerbahce è un fenomeno ancora tutto da scoprire ma contro il Mallorca, fa sentire la sua presenza nella retroguardia, giocando una partita pulita, senza grossi errori. Tanta roba, se pensiamo a quanti allenamenti possa avere nelle gambe, il poco tempo per ambientarsi con compagni e allenatore e sintonizzarsi con il raparto attraverso i giusti movimenti. Buona la prima, ma guai a pensare di aver già sostituito il “Kappa Kappa”: Kim ha tanto da imparare e da dimostare, ma l’inizio è promettente.

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