Focus Verona – Napoli. Kvaratshkelia, esordio da 8, male la difesa. Gli azzurri a valanga sulla squadra di Cioffi

Focus Verona – Napoli. Kvaratshkelia, esordio da 8, male la difesa. Gli azzurri a valanga sulla squadra di Cioffi

Parte il bene il nuovo Napoli, che passa agevolmente su un Verona già in crisi acclarata. Poco scampo per gli scaligeri, che incassano un pesantissimo 2-5 dagli azzurri, frutto delle reti di Kvaratshkelia, Osimhen, Zielinski, Lobotka e Politano. Solo illusione, per il Verona, il primo vantaggio di Lasagna ed il momentaneo pareggio di Henry. Azzurri ottimo in attacco ma rivedibili in difesa.


VERONA – Dopo un pre-campionato tra i più polemici degli ultimi anni, sarebbe stato difficile pensare ad un avvio di campionato come quello del Bentegodi. Il Napoli smentisce, almeno per questa giornata, chi lo voleva già dietro le altre big della Serie A, sfoderando una prestazione più che mai convincente ma non priva di qualche imperfezione (che andava messa in preventivo). Complice, il Verona di Cioffi, probabilmente una delle squadre attualmente in difficoltà che, come il Napoli (ma nella dovute proporzioni) si avvia ad aprire un nuovo ciclo privandosi, in un colpo solo, di tante pedine fondantali. Fattore che non deve, in alcun modo, sminure la prestazione degli azzurri, che sbancano il Bentegodi per 5-2, risultato ottenuto con pieno merito e che conferma quanto visto durante la preparazione estiva, sia in senso positivo che in quello negativo.

Potrebbe essere stata la sua ultima partita in maglia azzurra e se così sarà, Meret (6) lascia i pali azzurri con una prestazione sicura e senza sbavature. Incolpevole sui gol del Verona, di suo ci mette qualche buona uscita alta e un paio di parate di buona fattura; i compagni di reparto lo agevolano, cercandolo con i piedi solo se strettamente necessario, visti gli ultimi precedenti. La coppia difensiva conferma, invece, la tendenza ad incassare gol troppo facilmente: due gol dal Verona che tira in porta solo tre volte rappresentano una percentuale che va abbassata quanto prima. Kim (5,5) mostra una certa padronanza del ruolo, ma nei momenti clou viene a mancare: Henry e Lasagna non gli creano grossi disagi, ma sul cross di Faraoni, il sud-coreano si trova nella “terra di nessuno”, a far cosa non è dato sapere. Inoltre, si prende un’evitabile ammonizione, sul 5-2 a pochi secondi dal fischio finale. Ingenuità singole e di reparto che andranno limate per tempo. Nel complesso, non malissimo ma nemmeno benissimo.

Stesso discorso applicabile per Rrahmani (5,5) che, come Kim, si addormenta sul più bello, ammirando,  impotente e statuario, il decollo aereo di Henry che infila Meret per il gol del pareggio scaligero. Da migliorare, come detto, l’affiatamento con il collega Kim. Conferme, purtroppo in negativo, per Mario Rui (5,5) che, dopo le reticenze estive, non riesce ancora a trovare il passo giusto. Principale colpevole sul gol di Lasagna, lasciandolo solo e libero di colpire, con un movimento a salire che in pochi sono riusciti a capire. Riesce a rimediare in fase offensiva rendendosi pericoloso con il suo sinistro velenoso che produce pericoli in serie soprattutto da calcio da fermo. Ma in difesa dovrà trovare lucidità e concretezza: alle sue spalle Olivera scalpita e non vede l’ora di usurpargli il trono. Sull’altro versante Di Lorenzo (6,5) è la solita certezza: dalle sue parti non si passa quasi mai e lui ne approfitta per aiutare la manovra, affacciandosi qualche decina di metri più avanti. La spizzata di testa che diventa l’assist per Osimhen e il contributo che offre al gol di Politano sono il condimento che rendono ancora più gustosa la sua partita.

Note liete dal centrocampo, che al Bentegodi lo ha fatto da padrone. Dal 433 ordito da Spalletti si evince l’imprescindibilità di Lobotka (7,5), fondamentale sia nel dare ritmo alla manovra, sia per la personalità che esibisce e che diventa sempre più dirompente, partita dopo partita. Pur rivedendo la partita, si fatica a contare un passaggio sbagliato: che sia da solo, marcato o pressato da uno o più avversari non perde mai la testa ed il pallone, optando sempre per le soluzioni migliori. Il gol è spettacolare per costruzione ed esecuzione, mandando la biglia in buca d’angolo, alla sinistra del povero Montipò, telecomandando a piacimento il pallone sul tappeto del Bentegodi. Se il Napoli vuole ripartire da una certezza, quella è lo slovacco, al netto di una tenuta fisica da monitorare con attenzione.

Se Lobotka è la mente del centrocampo a tre, Zambo Anguissa (6,5) è il polmone del trio. Instancabile per tutta la gara nella quale avrebbe meritato la gioia della prima marcatura in maglia azzurra, negatagli solo dal palo. Per il resto, vince ampiamente il suo duello con Ilic, che orbitava nella sua zona e, subitanemante, ridotto ai minimi termini. Un avvio di stagione che riflette quello della scorsa estate, ora si tratta di tenere alto il ritmo per tutta la stagione. Altra certezza su cui ripartire e riaprire un nuovo ciclo. Piacevole sorpresa da parte di Zielinski (7), il braccio armato del trittico di centrocampo, colui che con i suoi inserimenti deve fare male alla difesa avversaria. A dire il vero, si è rivisto lo Zielinski che era ormai dimenticato negli archivi storici del Napoli targato Sarri: bravo a fare perdere le sue tracce a Tameze e altrettanto nell’andare a procacciarsi gli spazi che gli lascia Osimhen. da uno di questi arriva il gol del 3-2, frutto di un’invenzione di Kvaratshkelia e della sua capacità, sopita negli anni, di mimetizarsi nel cuore della tre-quarti avversaria e poi colpire. Lo spettro-Raspadori, che aleggia nella sua stanza già da qualche settimana e la prospettiva dell’ennesima stagione da panchinaro (meno lussuoso di qualche anno fa), hanno funto da stimolo: ne uscito uno Zielo old-style che a questa squadra non può far altro che bene. Ma durera?

Osimhen (6,5) con il Verona ha sempre il mirino tarato a puntino. L’anno scorso, al Bentegodi, fu doppietta; ieri il nigeriano marca una sola volta ma nell’occasione più importante, portando il Napoli in vantaggio a ridosso dell’intervallo. Un gol tutto d’istinto, di chi sa che il pallone, pettinato da Di Lorenzo, arrivava proprio in quel punto.
Molte più difficoltà quando c’è da lavorare spalle alla porta o trovare modi e opportunità per far male quando c’è troppa folla in area di rigore. In quel caso la tecnica ed il primo controllo, doti necessarie e che a lui mancano, lo limitano fortemente. Molto meglio nella ripresa quando, svicolando a destra e sinistra, apre autostrade che i suoi compagni percorrono senza traffico avversario. Bello il tacco che libera Politano e nel complesso, prestazione più che sufficiente.

Più che convincente la prova anche di Lozano (6,5) che a differenza di Osimhen, Kvaratshelia e Politano non riesce a trovare la rete, ma va detto che per come gioca è anche difficile riuscirci, defilato com’è sulla fascia destra. Però, riesce a sopperire alle mancanze realizzativa attraverso un gara di grande abnegazione al servizio dei compagni, sfornando numerosi assisti partendo dal versante destro e mettendo in crisi il povero Amione che riesce a tenerlo a stento e con fallacci. Il messicano si produce nel cross perfetto per il colpo di testa di Kvaratshkelia ma anche prima offre ad Osimhen un invito al gol che il nigeriano, goffamente, declina. Per il resto tanto lavoro che lo porta ad essere meno “visuale” rispetto ai colleghi di reparto, ma altrettanto efficace.
E poi c’è Kvaratshkelia (8), migliore in campo degli azzurri e della partita, grazie alla sua prestazione di estrema qualità che conferma quanto di buono si era già intravisto durante la fase di preparazione estiva. Il georgiano palla al piede è un pericolo costante, tenendo a freno la baldanza dell’ “anatema”-Faraoni, che contro il Napoli ha sempre sfoderato prestazioni da top-player ma che ieri ha fatto i conti con una forza nuova, sconosciuta, che potrebbe rivelarsi una scoperta clamorosa. Kvara segna e fa segnare, inventa, dribbla e qualche volta esagera nel voler sempre trovare la giocata ad effetto. Ma l’impatto con il campionato, con la partita “vera”  è meglio di quanto si potesse immaginare: l’assist che spedisce in porta Zielinski parte da un piede sensibilissimo, il destro, che usa tendenzialmente per giocate più “morbide”, il sinistro, al contrario, quando ci vuole potenza nel tiro; il paradosso è che il gol lo fa di testa. Ma a chi importa?

Dalla panchina, promosso a pieni voti Politano (6,5) che entra in un contesto nel quale il Verona è ormai scomparso dal campo, ma non la voglia del Napoli di fargli ancora male. Il numero 21 approfitta della situazione favorevole, mettendo alla gogna Retsos che, entrando al posto di Amione, ne assume onori ma soprattutto oneri e sofferenze. Del greco, la sofferenza è appunto Politano che lo gestisce come vuole e trovando il gol sulla perfetta azione corale Di Lorenzo-Osimhen, dopo averne sfiorato un altro poco prima. Anche Ounas (6) fa in tempo a ritagliarsi il suo personalissimo angolo di celebrità in questa partita, ma il suo gol viene annullato per fuorigioco di Zerbin. Ma l’algerino entra con voglia di fare, sicuramente un atteggiamento positivo per chi, come lui, la permanenza a Napoli è ancora un’incognita. Spazio anche per Zerbin (6), che prova a buttare un altro secchio di cenere sul fuoco, ormai spento, del Verona, ma fallisce di poco all’appuntamento col primo gol in Serie A.

Porzione di gara anche per Elmas (6) che si limita all’ordinario e Olivera (sv), nei minuti finali al posto di Mario Rui.
Buona anche la lettura di Spalletti (6,5) che mette in campo un Napoli battagliero e sicuro dei suoi mezzi sin dai primi minuti e buona anche la gestione dei cambi a partita in corso, fattore che sarà fondamentale in un inizio di torneo che non avrà attimi di respiro fino a fine Settembre. Buona la reazione della squadra, che non perde la pazienza dopo aver subito due gol su due disattenzioni, sulle quali il tecnico dovrà lavorare ancora tanto.

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