Palmieri ucciso da moglie e figli, acquisite le immagini delle telecamere: 40 coltellate in tutto

Palmieri ucciso da moglie e figli, acquisite le immagini delle telecamere: 40 coltellate in tutto

Il fratello della vittima: “Mio fratello non era violento”


SALERNO – Quaranta coltellate in totale.  Ciro Palmieri, panettiere 43enne, è stato ucciso dalla moglie e due figli in dieci, quindici minuti. I cinque coltelli, come riportato da Il Mattino,  sono stati sequestrati dai carabinieri della compagnia di Battipaglia, diretti dal capitano Graziano Maddalena, che li hanno trovati in un giardino attiguo all’abitazione della famiglia Palmieri, dove è stato compiuto il brutale omicidio, nella frazione Curticelle a Giffoni Valle e a casa. Orribili e cruenti i fotogrammi riguardanti l’omicidio del panettiere in cui sono immortalati moglie e figli che si accaniscono contro il congiunto accoltellandolo al culmine di una lite. Oggi, ci saranno gli interrogatori di garanzia di Monica Milite e dei due figli che hanno ucciso marito e padre.

I carabinieri devono appurare il movente dell’azione criminosa che sembrerebbe legato alle liti che in casa Palmieri avvenivano con cadenza quotidiana. Con le telecamere, che venti anni fa sono state istallate nella casa degli orrori, il capofamiglia controllava ogni azione e movimento della moglie e dei figli. Una sorta di «Grande Fratello» dove il nucleo familiare era controllato da Palmieri, che sembra abbia fatto installare le videocamere, ben sei nel piccolo appartamento di tre stanze, quando i figli erano piccoli tenuto conto che di professione era panettiere e la notte non era in casa. Ora quelle stesse telecamere hanno immortalato le ultime ore di vita di Palmieri e anche il sezionamento del cadavere. Scene da film horror che sono ancora al vaglio degli investigatori che nelle prossime ore acquisiranno filmati antecedenti all’azione criminosa per appurare il motivo del movente.

POST DEL FRATELLO DELLA VITTIMA

Intanto, Luca Palmieri, fratello della vittima, sui social ha ribadito che il fratello non era violento. Ha pubblicato anche una foto del nipote che ha partecipato all’omicidio, scrivendo: «Questo è quello a cui hai anche insegnato a guidare la tua macchina ed è stato proprio lui con la tua macchina a buttarti nel dirupo. Dovete soffrire ogni giorno in carcere fino alla morte». Sul fronte investigativo bisognerà accertare se ci sono stati complici che hanno aiutato i familiari di Palmieri a trasportare il cadavere dalla propria abitazione sino alla colline a Curti. Da scoprire c’è anche chi ha materialmente manomesso le immagini riguardanti l’omicidio, che sono state recuperate abilmente da un perito della Procura di Salerno. Proprio la manomissione delle immagini avrebbe indotto mamma e figli ad occultare il cadavere la notte successiva all’omicidio. Invece, i cruenti fotogrammi hanno incastrato gli autori dell’omicidio.

LE DINAMICHE FAMILIARI 

Una famiglia schiva che pare non avesse contatti con la comunità giffonese. Mamma e figli vivevano segregati in casa. Monica Milite denunciò la scomparsa del marito ai carabinieri il giorno dopo l’omicidio, il 30 luglio. Si trattava solo di un depistaggio delle indagini avviate dai militari. La Milite ha ingannato anche il figlio primogenito, 23enne militare al Nord, che appena appresa la notizia della scomparsa del padre voleva recarsi a Giffoni Valle Piana per partecipare alle ricerche del congiunto. A rivelare l’importante particolare è stato padre Generoso Bacco, parroco della chiesa di Curti. «Nei giorni scorsi dice padre Generoso Bacco quando ho incontrato Monica Milite mi comunicò che il figlio, il militare, voleva venire a Giffoni Valle Piana. La madre gli disse di non spostarsi e che lo avrebbero ritrovato». Poi, venerdì il fulmine a ciel sereno, Ciro Palmieri è stato ritrovato ma privo di vita ed è stato scoperto che è stato ucciso dalla moglie e due figli. Nel 2015, Monica Milite accompagnata da una vicina di casa varcò la soglia della caserma di Giffoni Valle Piana e ai militari raccontò di essere stata maltrattata dal marito: nei confronti di Ciro Palmieri l’autorità giudiziaria emise un provvedimento di allontanamento dal suo nucleo familiare a cui l’uomo ottemperò. Poi, Palmieri tornò a casa ma probabilmente le liti e gli episodi di maltrattamenti sono continuati e sono rimasti chiusi tra quattro mura le stesse dove il 29 luglio è stato ucciso.

FONTE: IL MATTINO