Focus Napoli – Liverpool. La serata perfetta per Spalletti. Napoli ancora tabù per Klopp

Focus Napoli – Liverpool. La serata perfetta per Spalletti. Napoli ancora tabù per Klopp

Esordio europeo del Napoli di Spalletti, che si regala una serata da grande, travolgendo ed umiliando i vice-campioni d’Europa con il sonoro 4-1 finale, ottenuto con una doppietta di Zielinski ed i primi gol in azzurro di Zambo Anguissa e Simeone. Di Diaz il gol della bandiera per il Liverpool. Osimhen protagonista nel bene e nel male: colpisce un palo, si procura un rigore che poi sbaglia e s’infortuna sul finale di tempo. Azzurri primi nel girone A, insieme all’Ajax.


NAPOLI – Il Napoli, che squadra strana; che fenomeno inspiegabile: capace quasi, al Maradona di lasciare tre punti al Lecce per poi umiliare il Liverpool in un solo tempo, nella partita successiva. Questo è il Napoli, che apre la sua stagione europea con una performance, tra le migliori dell’ultimo lustro, impartendo una lezione di calcio ai vice-campioni d’Europa, loro vagamente somiglianti alla squadra brillante che normalmente domina in Inghilterra e fuori. Il 4-1 finale è tantissimo merito, comunque, di un Napoli stellare, feroce si di primi secondi di gioco e che, con un pizzico di precisione sotto rete in più (strano a dirlo dopo un 4-1), avrebbe tramortito i Red con una batosta epocale.

Si ferma a quattro il pallottoliere degli azzurri, che avrebbe già potuto marcare dopo neppure un minuto se Osimhen (6,5) non avesse stampato sul palo il primo invito al gol di Di Lorenzo. Controversa la partita del nigeriano: riesce da solo a tenere sotto scacco l’intera difesa del Liverpool, approfittando del suicidio tattico di Klopp che, nel tentativo di schiacciare il Napoli nella propria metà-campo, si espone alle fulminee ripartenze degli azzurri che, anche con Osimhen, fanno male. Strano, vedere il numero nove dal dischetto del rigore, probabilmente coinvolto in una lotteria nel decidere chi sarà il prossimo rigorista della stagione: a Zielinski toccherà un’altro giro, ad Osimhen forse no, visto il destro sparacchiato dagli undici metri, su Alisson. Encomiabile però quando c’è da pressare alto sulla prima costruzione del Liverpool o dettare la verticalizzazione: si procura così un rigore e mette in condizione Kvaratshkelia di battere a rete a porta quasi vuota. S’infortunia a ridosso dell’intervallo per un problema muscolare e sostituito da Simeone (7) che si presenta in Champions League con un gol al primo pallone toccato ed un contributo sostanziale al quarto gol azzurro. Meglio di così, impossibile.

Lo stesso dicasi per Zielinski (8,5) alla sua miglior prestazione in maglia azzurra, per distacco. Due gol, un rigore battuto con freddezza, un altro di scaltrezza, intervallati da un assist delizioso che neppure uno Zambo Anguissa fermo ancora a zero reti in azzurro poteva sprecare. Prestazione fuori dalle righe per il polacco che, avesse giocato sempre così, stasera al Maradona sarebbe sceso, probabilmente, come avversario.

Difficile trovare un migliore in campo in un trionfo epocale come questo; i voti sono altissimi, i giudizi esaltanti. Dicevamo di Zambo Anguissa (8), che finalmente trova spazio nella casella dei marcatori, andando a bersaglio per la prima volta in maglia azzurra, in una partita speciale, con una cornice di pubblico degna di nota; contro una squadra come il Liverpool che, per il modo giocare che ha, è uno sprone per un guerriero come il camerunense, la cui prestazione non è straordinaria non solo per il gol, ma per la mole di gioco impressionante che produce, per la qualità che mette in ogni giocata e la lucidità con un cui gestisce decine di palloni dal primo all’ultimo minuto. Insieme a Lobotka scherma meravigliosamente la difesa partenopea, costruendo un filtro attraverso il quale il Liverpool passa poche volte e con estrema difficoltà. Lobotka (7,5) e Zambo, difatti si completano e, dove non riesce uno, arriva l’altro. Lo slovacco non ha certo la fisicità del camerunense, ma compensa egregiamente con quel suo modo di giocare così semplice ma, allo stesso tempo, così difficile da leggere per l’avversario. Dovrebbe essere lui a marcare stretto Firmino, che con la sua posizione da trequartista, orbita dalle sue parti, è invece il brasiliano a dover prendergli le misure (male), perchè Lobo fa quello che vuole, rendendo semplici, situazioni che per altri calciatori sarebbero compromettenti. Esce palla al piede tra due, tre avversari come se niente fosse e, saggiamente, scarica sul compagno più vicino quando le circostanze lo richiedono, rendendosi praticamente immarcabile.

Lo è, indubbiamente, anche Kvaratshkelia (7,5), che presenzierà nei sogni del povero Gomez, già indaffarato dagli scatti di Osimhen e che uscendo anche sul georgiano, in seconda battuta, si espone a figure bambinesche. Kvara fa il bello ed il cattivo tempo, iniziando con cautela ma salendo gradualmente di tono, fino a diventare il “solito” Kvaratshkelia. Unico neo: il gol clamorosamente sbagliato a porta semi-vuota, invitato da Osimhen, compensato da una giocata maestosa nella quale ridicolizza mezza difesa del Liverpool e servire a Simeone l’assist per il suo primo gol in azzurro. Spalletti lo toglie dal campo dopo una galoppata di sessanta metri finita con un passaggio sbagliato: sono le cose nelle quali può e deve migliorare; per il resto è devastante.

Meno sostanzioso ma altrettanto utile alla causa Politano (6,5), tanta corsa e fatica anche perchè poco supportato dalla spinta di Di Lorenzo (6), stasera impegnato a contenere l’estro di Luis Diaz, l’unico del Liverpool capace di un guizzo degno della maglia che indossa. Il capitano è in leggero appannamento, la conferma è quel pallone perso in uscita che costa a Napoli il clean sheet. Affidabile ma non perentorio come siamo abituati ad apprezzarlo.

Tiene benissimo la coppia centrale Rrahmani (7)- Kim (7), che regge l’onda d’urto del trio d’attacco di Klopp, respinto senza neppure grossi affanni. Bene il sudcoreano, che si macchia di un unico grave errore che poteva costare caro, al netto del quale si annotano solo chiusure precise e attente, sia centralmente che in uscita sull’esterno, andando ad incontrare un cliente scomodissimo come Salah e, meno spesso, Firmino, la cui posizione più arretrata risulta essere, a conti fatti, un vantaggio per lui che deve solo vigilare da lontano, spazzando insieme a Rrhamani tutto ciò che assomiglia ad un pericolo. Anche il kosovaro si rende protagonista di una prestazione fotocopia a quella di Kim: chiusure efficaci, insuperabile di testa, bravo anche a non andare in ansia al pressing degli inglesi. Si fa sfuggire Luis Diaz una sola volta, rimediando un giallo inevitabile, ma speso bene.

Esordio in Champions anche per Mathias Olivera (6,5), diligente nel suo compito di sostituire Mario Rui. Non vuole strafare, evidentemente chiamato ai soli compiti di copertura perchè da quelle parti il pericolo-Salah è sempre altissimo e inoltre, vista la poca collaborazione di Kvaratshkelia in fase difensiva, è meglio evitare di lasciare scoperto il versante sinistro, anche perchè, in seconda battuta, c’è anche Alexander-Arnold da tenere d’occhio. Missione compiuta, fino all’ingresso di Mario Rui (6), che non combina disastri nella manciata di minuti che Spalletti gli concede: c’era da solo da mettersi in trincea a difesa del risultato.

Che dire di Meret (7,5): altra prestazione di grande spessore che conferma l’eccellente avvio di stagione: toglie dalla porta le conclusioni di van Dijk e Luis Diaz con due balzi strepitosi. E neppure stasera fa danni palla al piede, mentre tra i pali conferma di essere l’ottimo portiere che è sempre stato.

Poco o nulla da segnalare per Elmas (sv) che assicura la frescehzza necessaria a tenere compatto il centrocampo azzurro, mentre va registrato l’esordio di Zerbin (6), a cui va una sufficienza d’incoraggiamento, in uno spezzone di partita dove mostra sicuramente intraprendenza e voglia di fare e di farsi vedere, ma sbagliando quasi sempre l’opzione da scegliere con il pallone tra i piedi. Stesso discorso per Lozano (6), ancora non al meglio dopo l’infortunio patito a Roma, che prova a ritrovare feeling con il gol con qualche conclusione senza pretesa e senza convinzione. Anche questa volta, andrà meglio la prossima.

Bravo anche Spalletti (8), che prepara alla grande il big-match del Gruppo A, spianandosi (si spera) la strada per la qualificazione agli ottavi con una prestazione maiuscola, grazie alla conferma dell’intero blocco (o quasi) che sta ben figurando in questo inizio di stagione. Punta tutto su una condotta aggressiva già dai primi minuti, ed è una tattica che paga contro un Liverpool che, forse, era sceso a Napoli per limitare i danni (visti i precedenti). Buono nella tempistica delle sostituzioni, sorprende la scelta Zerbin mentre forse, avrebbe potuto far risparmiare uno tra Lobotka e Zambo Anguissa. Da decidere, subito, le gerarchie sui calci di rigore.

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