Focus Rangers – Napoli. God save this Napoli. Ed è spettacolo anche ad Ibrox: 3-0 in Scozia!

Focus Rangers – Napoli. God save this Napoli. Ed è spettacolo anche ad Ibrox: 3-0 in Scozia!

Il Napoli passa anche in Scozia e si prende, di forza, la testa della classifica del Gruppo A, dopo aver battuto a domicilio i Rangers con un ottimo 3-0, deciso tutto nella ripresa: Politano su rigore, Raspadori e Ndombele aprono e chiudono la contesa, dopo il rigore sbagliato da Zielinski.


GLASGOW – God save the Queen, ma che abbia un occhio di riguardo per questo Napoli, che incanta gli occhi e ruba la scena non solo quella italiana, ma anche quella europea. Seconda vittima britannica nel carniere di Spalletti ed i suoi ragazzi che, dopo aver trattato male e a suon di gol il Liverpool, ha lo stesso riguardo per i Rangers, regolati con un 3-0, convincente nel punteggio e nel gioco, ottenuto al termine di una gara solida, di personalità, sebbene sbloccata quando i Rangers non sono riusciti a compensare l’inferiorità numerica (espulsione di Sands per doppia ammonizione), travolti dagli azzurri usciti alla distanza, che con Politano, Raspadori e Ndombele aprono e chiudono la contesa in meno di mezz’ora.

Difficile, come contro il Liverpool, eleggere un migliore tra gli azzurri. Davvero elevata la qualità della prestazione della squadra ottenuta, tra l’altro, in una cornice come quella di Ibrox e, in generale, in uno stadio britannico, dove l’ambiente è, da sempre, un fattore decisivo ai fini del risultato. Bravi tutti, ma bravo soprattutto Spalletti (7,5) che, probabilmente, è il man of the match: ottima la preparazione mentale della squadra, mai condizionata dal pensiero de big-match del Meazza di Domenica sera; sarebbero stati dolori in caso contrario, affrontare gli scozzesi con leggerezza e  on la mente rivolta altrove, laddove concentrazione e forza fisica sarebbero dovuti essere elementi essenziali per far bene in Scozia e dimostrare che la vittoria, roboante, contro il Liverpool, non è stata figlia di demeriti dei Reds. La squadra non si scompone neppure dopo l’errore di Zielinski, che avrebbe potuto demoralizzare gli azzurri e dare fiducia agli scozzesi: al contrario, la squadra ha iniziato a macinare gioco e occasioni, forte della superiorità numerica, saggiamente gestita e monetizzata a suon di gol.
Perfetta la scelta dell’undici titolare. con Simeone che meritava la maglia da titolare dopo l’ottima prestazione contro il Liverpool, così come la tempistica di cambi con l’inserimento di forze fresche, a garantire il giusto tasso di tecnica e fisicità, che hanno, come detto, spostato gli equilibri a favore degli azzurri.

In campo, l’undici schierato da Spalletti ha fatto il suo dovere, non senza sofferenza, dopo un primo tempo sicuramente equilibrato nel quale sia il Napoli che i Rangers avrebbero potuto segnare. Se gli scozzesi non lo fanno è colpa dell’ermeticità della difesa partenopea, guidata da Meret (6,5) sicuro in ogni intervento, con le mani, con i piedi, in uscita alta, bassa, e come sempre, tra i pali fa il suo, esibendosi anche nella solita super parata, protagonista Artfield, che prova ad impensierirlo, nel primo tempo, con una bordata che l’estremo difensore azzurro disinnesca con sicumera. Dopo, ordinaria amministrazione, ben  protetto dalla (quasi) perfettamente automatizzata coppia Rrahmani-Kim. ripresisi dopo un avvio traumatico, durato il primo intero minuto di gioco. Il sudocoreano (6,5), perde subito la marcatura di Morelos, per fortuna senza danni; poi sale gradualemente fino a ritornare ai suoi livelli abituali. Di testa cerca l’anticipo quasi sempre e quasi sempre anticipa lo stesso Morelos che, dopo l’occasione iniziale viene ridotto ai minimi termini. Qualche buco lo lascia, qua e là, durante a partita, ma senza grossi danni a carico. Idem Rrahmani (7): pessimo in avvio, girovagando senza meta in area di rigore con il pallone tra i piedi, scagliandolo poi in corner per evitare di combinare guai maggiori, poi sale di giri e non sbaglia più nulla. Di testa non si passa e quando c’è da spazzare via il pallone, non c’è costruzione dal basso che tenga. Partita da leader silenzioso: calmo e risoluto, senza grossa visibilità ma tremendamente efficace.

Meno frizzanti della coppia centrale, ma ugualmente pratica ed efficace, i due laterali: Di Lorenzo (6) è quello che ha più sofferto l’arrembaggio dei Rangers, la cui proposta offensiva si sviluppava a lunghi tratti sul suo versante, dove Barisic scende spesso sull’out di sinistra per mettere qualche traversone interessante ma senza sviluppi. Si rifà nella ripresa ed è uno dei primi a beneficiare della superiorità numerica e del calo fisico degli scozzesi, diventando componente della fase offensiva in modo più continuo. Mario Rui (6) non sembra avere gli stessi problemi iniziali del capitano, ma fatica a trovare tatticamente la posizione in campo: cn Kvaratshkelia larghissimo a sinistra, il portoghese si trova spesso molto più all’interno del campo, diventando qualcosa di ibrido tra una mezz’ala e un trequartista, senza mai, però, averne l’efficacia. Almeno, stavolta,, non combina disastri in difesa, restando attento e concentrato fino alla sostituzione. Al suo posto Olivera (6,5) entra benissimo in partita, partecipando attivamente al raddoppio di Raspadori, al termine di uno scambio pregevole.

La solita conferma: il pallone tra i suoi piedi è come metterla nel caveau di una banca. Lobotka (7) non sbaglia più una partita, non sbaglia un passaggio, non sbaglia una scelta. Stasera, anche contro due-tre avversari a circondarlo, smistava palloni come fosse la cosa più semplice di questo gioco, e così sembra per chi guarda la partita dalla TV o dallo stadio, ma così non è. E’ lo Jorginho di Spalletti, con molto più dinamismo. Imprescindibile, come sempre e come lo è il suo fido scudiero Zambo Anguissa (6,5), che in ambienti come Ibrox trova l’esaltazione delle sue qualità: corsa, fisicità, agonismo e gioco duro. Non si scompone mai, neppure durante le piccole fasi di predominio scozzese, che incontrano quasi sempre il camerunense, filtro e ostacolo insuperabile ad ostruire quasi ogni linea di passaggio per via centrale. A tempo scaduto ha ancora forza e aggressività per sradicare il pallone dai piedi di Camara e mandare Ndombele a marcare il suo primo gol partenopeo. Il francese (6,5), come i suoi colleghi Raspadori e Olivera, entra bene in partita, sbagliando qualche appoggio ma consolidando, con la sua freschezza, l’argine a centrocampo che il Rangers, nel finale, non riesce più a superare. Il gol è un premio che (si spera) può dargli la fiducia giusta dopo un avvio titubante.

Dilemma Zielinski (6) che da potenziale migliore in campo, rovina in larga parte la sua buona prestazione con il disastro dagli undici metri. Dopo l’esecuzione perfetta contro il Liverpool, il polacco si esibisce in due esecuzioni da dimenticare, trasformando McGregor in eroe nazionale in un solo minuto. Bravo il portiere sul primo rigore (poi fatto ripetere), calciato basso e sufficientemente angolato, ma abilmente parato (salvo poi capitolare su Politano). Pessima la seconda esecuzione del numero venti: lento, leggibile, a mezz’altezza: un invito che McGregor non si lascia sfuggire e tenere il punteggio sullo 0-0. Al netto di questo disastro, va rimarcato l’assist con cui Piotr spedisce in porta Simeone (episodio che porta al primo rigore), un colpo di genio che vale il prezzo del biglietto, così come il palo che il polacco coglie con un gran sinistro in apertura di gara.

Nelle gerarchie di Spalletti è il terzo rigorista designato,  ma dopo le defezioni di Osimhen e Zielinski, probabilmente per Politano (7) gli appuntamenti con il dischetto saranno più frequenti. McGregor non può nulla contro il suo sinistro, preciso ed angolato, che indica la strada verso il rotondo successo di Ibrox Park. Sia prima che dopo il gol è uno dei più propositivi, presentandosi al tiro in molte occasioni, nelle quali non sempre è preciso (anzi quasi mai); la curiosità sta nella frequenza con cui tira di destro, mentre mostra più tentennamenti con il sinistro, alla quale dovrebbe affidarsi con più decisione. Cercato spesso dai compagni con larghe aperture di gioco, è la prima soluzione contro l’arroccato 3-5-2 di Van Bronckhorst: l’ex Sassuolo alterna buone giocate a soluzioni discutibili. Dall’altro lato, Kvaratshkelia (6,5) si accende ad intermittenza, fin troppo defilato sulla sinistra, imbrigliato da Tavernier e Lundstram. I dolori iniziano quando il georgiano entra dentro il campo, vivendo la partita più a stretto contatto con l’area di rigore ed ecco che nascono i maggiori pericoli per gli scozzesi: un assist al bacio per Simeone; il destro che provoca il fallo di mano di Barisic; un paio di strappi importanti nel finale, che denotano un’importante crescita sotto il profilo atletico. Non segna ma è decisivo ugualmente.

Lotta, combatte ma non riesce ad essere incisivo, ma d’altra parte non era una partita adatta alle sue caratteristiche, però Simeone (6) se la gioca come può e quasi riesce di ripetere l’impresa di segnare al primo pallone toccato, ma McGregor si oppone contro il suo sinistro. Bravo a procacciarsi il penalty, meravigliosamente ispirato da Zielinski, che spreca il rigore del possibile vantaggio. La sua partita è racchiusa in questi due importanti episodi nel computo di una partita di generosità. Al suo posto, Raspadori (7), entra e scambia il destino con quello dell’argentino, andando a bersaglio al suo primo pallone giocato, coronando al meglio il fine ricamo tessuto da Ndombele e Olivera. Il diagonale di sinistro è imparabile, sbloccando il tabellino dell’ex Sassuolo anche alla voce “Champions League” con modalità e tempistica precoce e perentoria.

Alla festa degli azzurri, proiettati in testa alla classifica del Gruppo A, a punteggio pieno, partecipano anche Zerbin (6), che fa in tempo a sfiorare il gol e Elmas (sv), troppo poco per essere giudicato in un contesto ormai a completo appannaggio dei partenopei. Appuntamento con la Champions League dopo la sosta, con il doppio appuntamento contro l’Ajax, in due sfide, tra due squadre dalla proposta calcistica di livello molto alto, che promettono spettacolo. Sta agli azzurri, adesso, non sprecare l’eccellente avvio nel girone e costruire la qualificazione agli ottavi già nelle prossime due gare. Ma per la Champions c’è tempo: il Milan alle porte è già il pensiero imperante nella testa di Spalletti per un grande Napoli anche al Meazza.

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