Papa Francesco al Mattino: “Ho Napoli nel cuore. Criminalità piaga italiana, non solo del Sud”

Papa Francesco al Mattino: “Ho Napoli nel cuore. Criminalità piaga italiana, non solo del Sud”

Le parole del pontefice alla nota testata campana hanno toccato il cuore di tutti. Tra gli argomenti trattati anche i migranti e la guerra


NAPOLI – Le parole che Papa Francesco ha pronunciato nel corso della sua intervista al quotidiano ‘Il Mattino’ hanno colpito tutti i lettori, dai più grandi ai più giovani. Tra gli argomenti toccati la lotta alla criminalità, che secondo lui “non è un problema solo del Sud e di Napoli, ma un problema italiano, anzi, internazionale, e per essere eradicato ha bisogno dell’impegno di tutti”. Questa grande piaga, come ribadito dal Pontefice, deve “ricevere la stessa attenzione del Covid e della guerra”.

“La malavita organizzata è una piaga. Riguarda tutti. – si legge nell’intervista – Il Nord e il Sud del mondo. L’ho detto proprio a Napoli: Tutti noi abbiamo la possibilità di essere corrotti, nessuno di noi può dire: io non sarò mai corrotto. C’è davvero tanta corruzione nel mondo! Una cosa corrotta è una cosa sporca, è una cosa che puzza. O spuzza come avevo detto quella volta con una parola che ricorda il termine dialettale piemontese spussa. Come un animale morto che si sta corrompendo, così anche una società corrotta spuzza. E anche un cristiano che lascia entrare dentro di sé la corruzione spuzza. Se penso però a Napoli, alla Campania, penso anche a don Peppe Diana, a San Giuseppe Moscati e a Bartolo Longo, l’apostolo del Rosario. Al coraggio delle scelte. Al profumo di bene. La speranza mai deve essere offuscata. Tutto può essere riscattato dal bene. Serve una conversione di rotta”.

Attenzione anche al tema migranti e guerra

«Sono stato a Napoli. In qualche modo mi ricorda Buenos Aires. Perché mi parla del Sud. Ed io sono proprio del Sud. Ho viaggiato nel Mediterraneo, il mare nostrum, e ho visto con i miei occhi gli occhi dei migranti – continua il Pontefice – Ho visto la paura e la speranza, le lacrime e i sorrisi carichi di attese troppo spesso tradite. Non potrò mai dimenticare le parole dette a loro a Lesbo nel 2016 dal mio amico e fratello, il Patriarca Ecumenico Bartolomeo: Chi ha paura di voi non vi ha guardato negli occhi. Chi ha paura di voi non ha visto i vostri volti. Chi ha paura di voi non vede i vostri figli. Quando penso al Mediterraneo, a Lesbo, a Cipro, a Malta, a Lampedusa, penso che le terre che questo mare bagna sono proprio quelle in cui Dio si è fatto uomo. Gesù è nato qui, questa che è stata la sua culla si sta trasformando in un cimitero senza lapidi, un mare mortuum. E così penso anche che non dobbiamo dimenticare che il futuro di tutti sarà sereno solo se sarà riconciliato con i più deboli. Perché quando i poveri vengono respinti si respinge Dio che è in loro, e si respinge la pace. Per questo metto sempre in guardia da chi vorrebbe tessere il mondo di paura, di diffidenza, di muri e di guerre; invece che di fiducia, di affidamento, di ponti e di pace. È facile spaventare l’opinione pubblica instillando la paura dell’altro. Più difficile è parlare di incontro con l’altro, denunciare lo sfruttamento dei poveri, le guerre spesso largamente finanziate, gli accordi economici fatti sulla pelle della gente, le manovre occulte per trafficare armi e farne proliferare il commercio. Ma questo è quello che siamo chiamati a dire come cristiani: ragionare con uno schema di pace e non di guerra, di amore e non di odio; anche nei momenti che ci appaiono più bui».

«Oggi ci misuriamo con la guerra in Ucraina. E anche con tante altre guerre. San Giovanni Paolo II nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace del 2002, all’indomani dell’attentato alle Torri gemelle, scriveva che non si può ristabilire appieno l’ordine infranto, se non coniugando fra loro giustizia e perdono. I pilastri della vera pace sono la giustizia e il perdono che è una forma particolare dell’amore. Questa è la strada. C’è un tempo per ogni cosa. Prima del perdono viene la condanna del male. Essenziale è però non coltivare la guerra, ma preparare la pace, seminare la pace. Non rassegnarsi all’idea che per vincere il male bisogna usare le sue stesse armi. Come ho ribadito nell’incontro in Kazhakistan con i leader religiosi, solo il dialogo è la via necessaria e senza ritorno. E occorre dialogare con tutti».

E ancora su Napoli…

“Napoli è in qualche modo un paradigma della questione meridionale in Italia. Ma il tema del Sud è universale. Riguarda la diseguaglianza. La questione meridionale è una questione universale, riguarda il futuro di tutto il mondo. Per questo con la Laudato sì ho chiesto di pensare a uno sviluppo sostenibile e integrale, nuovi modi di intendere l’economia e il progresso, e ho sottolineato le grandi responsabilità della politica, della economia, di ognuno di noi. Per questo più volte ho chiesto e continuo a chiedere, in nome di Dio, ai gruppi finanziari e agli organismi internazionali di credito di permettere ai Paesi poveri di garantire i bisogni primari della loro gente e di condonare quei debiti tante volte contratti contro gli interessi di quegli stessi popoli. Per questo continuo a chiedere che le grandi compagnie smettano di distruggere i boschi, di inquinare i fiumi e i mari, e di intossicare i popoli e gli alimenti. La drammatica alluvione nelle Marche, che ha provocato lutti, rovine e dolore in tutto il Paese, rappresenta l’ulteriore conferma che la sfida del clima merita la stessa attenzione del Covid e della guerra. Occorre cambiare totalmente registro e smettere di imporre, a livello generale, strutture monopolistiche che gonfiano i prezzi e finiscono col tenersi il pane dell’affamato. Per questo continuo a chiedere ai fabbricanti e ai trafficanti di armi di cessare totalmente la loro attività, che fomenta la violenza e la guerra mettendo in gioco milioni di vite. Come pure ho chiesto ai giganti della tecnologia di smettere di sfruttare la fragilità umana per ottenere guadagni, e di non favorire l’adescamento di minori nel web, i discorsi di odio, le fake news, le teorie cospirative e la manipolazione politica e di liberalizzare invece l’accesso ai contenuti educativi.
Ai governi in generale, ai politici di tutti i partiti, ho chiesto e continuo a chiedere di lavorare per il bene comune, e il coraggio di guardare ai propri popoli, di guardare negli occhi la gente, di sapere che il bene di un popolo è molto più di un consenso tra le parti; che non ascoltino soltanto le élite economiche tanto spesso portavoce di ideologie superficiali che eludono le vere questioni dell’umanità. Serve creatività. Una creatività indirizzata al bene. A un nuovo modello economico. I napoletani di creatività ne hanno tanta. Importante è indirizzarla al bene. Importante è la rotta».