Portici, scambiato per ladro e ucciso a fucilate. La mamma: “Voglio giustizia”

Portici, scambiato per ladro e ucciso a fucilate. La mamma: “Voglio giustizia”

La donna: “Dobbiamo elaborare la perdita ma anche il modo in cui ci è stato strappato”


PORTICI – Giuseppe Fusella non c’è più ma rivive nel cuore di chi continua ad amarlo. E’ morto a 26 anni. La notte tra il 28 e il 29 ottobre dello scorso anno era in auto insieme all’amico Tullio. Sbagliando strada, finirono vicino ad una casa isolata a Ercolano. Il proprietario, Vincenzo Palumbo, sparò diversi colpi d’arma da fuoco con la sua pistola perché, disse agli inquirenti, li aveva scambiati per ladri. Riferì agli investigatori di aver sparato perchè svegliato dall’allarme dell’abitazione, anche se secondo i controlli l’allarme non scattò. Per quell’episodio è accusato di duplice omicidio volontario: il processo, con il rito immediato, è in corso davanti alla prima sezione della Corte di Assise di Napoli.

“Mi aspetto che sia fatta giustizia, confido nella magistratura”, dice all’ANSA Immacolata Esposito nella sua casa di Portici, con accanto il marito Sandro. “Perdere un figlio a 26 anni, e sopratutto senza un perché, è la cosa più brutta che possa accadere. Non lo auguro a nessuno. Dobbiamo elaborare la perdita ma anche il modo in cui ci è stato strappato. Sono molto determinata ad avere giustizia e lo farò in suo nome”.

Alle pareti della stanza l’attestato in memoriam che l’Università Parthenope di Napoli, dove frequentava Scienze Motorie, ha conferito alla famiglia. “Mancavano solo tre esami, si allenava in palestra e allo stesso tempo aveva un grandissimo senso della giustizia. L’anno precedente provò il concorso nell’Arma dei Carabinieri e stava preparando quello in Polizia, che purtroppo a causa della pandemia non ha potuto portare a termine” dice Immacolata. “In quel periodo si è appassionato al mondo della finanza. Riuscì a entrare in un fondo fiduciario e ad ottenere 20mila euro. Era contentissimo: cominciava a guadagnare on line i primi soldini e non voleva pesare sul budget familiare”. Il ricordo più bello? “Il bacio della buona notte che mi dava prima di andare a dormire. Ma di lui mi sono rimaste impresse le ultime parole ‘Ciao ma’, vado a vedere la partita. Non faccio tardi, ti voglio bene”. Quella sera del 28 ottobre andò appunto a vedere la partita di calcio del Napoli con gli amici in un bar.

Oggi il ricordo rivive in una t-shirt adagiata sul lettino con i nomi di Giuseppe e Tullio racchiusi in un cuore. “Gli lavo i vestiti e, come faccio per l’altro mio figlio, cambio le lenzuola anche al suo letto vuoto”, dice la mamma. “Lui non tornerà più ma io andrò avanti con grande determinazione e fiducia nello Stato. La stessa che aveva lui”.

FONTE ANSA