Focus Ajax – Napoli. Il calcio-totale cambia paese: un Napoli esagerato ne segna sei alla Crujiff Arena

Focus Ajax – Napoli. Il calcio-totale cambia paese: un Napoli esagerato ne segna sei alla Crujiff Arena

Terza vittoria consecutiva in Champions, dove gli azzurri conducono a punteggio pieno il Gruppo A, dopo aver demolito l’Ajax con il pirotecnico 6-1 alla Cruijff Arena. Allo svantaggio iniziale di Kudus, i partenopei rispondono con Raspadori (doppietta), Di Lorenzo, Zielinski e Simeone. Pessima serata per gli olandesi, in inferiorità numerica per l’espulsione di Tadic (doppia ammonizione).


AMSTERDAM – Per una sera il calcio-totale cambia paese, l’Ajax cede lo scettro, o meglio il Napoli lo detronizza di forza, al culmine di una partita sontuosa sotto ogni aspetto, in uno dei palcoscenici più affascinanti del continente, intitolato a colui che dello spettacolo applicato al calcio ne è stato uno dei pionieri; quello Johan Crujff che non avrebbe digerito la disfatta del suo Ajax ma che avrebbe apprezzato, da buon intenditore, questo Napoli, il più bel Napoli degli ultimi cinque anni.

Basta solo il risultato, 6-1, per avere chiare le idee di come sia stata la partita, nonostante un avvio non entusiamante, caratterizzato dal gol di Kudus in avvio. Dopo, sempre e solo Napoli, dominante in ogno zona del campo per i restanti ottanta minuti. Sei gol che potevano essere almeno dieci, non fosse stata la leggerezza su alcune conclusioni, a punteggio largamente acquisito. Ma è già umiliante così: una lezione di calcio impartita a chi, storicamente, il calcio lo predica e lo insegna da decenni, attraverso la cultura sportiva, votata ad un calcio prevalentemente estetico, ma efficace e la “creazione” di talenti che ogni anno nascono dai “cantieri” dei lancieri per diventare futuri fenomeni. Purtroppo per loro, stasera, i fenomeni vestivano un’altra maglia, quelli di coloro che guidano il Gruppo A di Champions, a punteggio pieno, regalando una serata di grandissima intensità ed emozioni.

Il fenomeno della serata, colui che è riuscito a distinguersi, nonostante una partita in cui tutti hanno reso abbondantemente sopra la media è sicuramente Giacomo Raspadori (8,5), la cui prestazioni rasenta livelli di eccellenza. Letale in zona gol, dove timbra due volte, muovendosi in modo intelligente ed illegibile per i centrali olandesi: gol di testa nel primo tempo, di destro nel secondo; non solo: soprende la forza con il quale protegge con il corpo molti palloni, giocandoli di prima, aprendo gli spazi nei quali i compagni entrano a piacimento (vedi Zielinski) oppure chiudendo il triangolo chiesto da altri (vedi Kvaratshkelia). Gli riesce ogni giocata, a testimonianza dell’eccelso stato di forma psico-fisico che sta attraversando. Al suo posto Simeone (7) apprezza il profumo d’Europa e, complice un Ajax alla deriva ed in inferiorità numerica, non perde l’0ccasione per timbrare per la seconda volta il cartellino del gol. Non è rapido come contro il Liverpool, ma alla prima occasione buona fredda il povero Pasveer per la sesta volta, dettando il movimento a Ndombele che gli recapita l’invito al gol fino a casa. Sfiora anche la doppietta, ma per stasera va benissimo così.

Va benissimo anche la prova di Zambo Anguissa (8), spaventoso per la mole di gioco che riesce a produrre, alla stessa intensità e la stessa efficacia, che sia il decimo minuto o il novantesimo. Sembra sdoppiarsi in mezzo al campo, attratto dai palloni che gli pseudo-registi olandesi perdono accidentalmente nella propria tre quarti. E quando non è impegnato nella distruzione della manovra dell’Ajax, si impegna, con costrutto, nella tessitura di quella azzurra, mandando in porta Zielinski e Raspadori; poi vuole strafare, cercando con insistenza ed egoismo la gloria personale, a cui ha fatto la bocca dolce contro il Torino, forse l’unica pecca di una serata da ricordare. Come quella del “dottor” Lobotka (7,5), laureato con lode in geometria della manovra e dettatura dei tempi di gioco, anche stasera chiamato a dare lezioni di calcio. I ragazzi dell’Ajax prendono appunti, perchè lo slovacco non lo prendono proprio mai, talmente padrone del ruolo che fa sembrare irrisorio ogni suo movimento. Straordinario quando “scivola” attorno al pressatore di turno, mandandolo fuori tempo e aprendosi il campo: un movimento “alla Lobotka”che si potrebbe definire quasi proverbiale. Inoltre, si fa valere anche in fase di contenimento, schiacciandosi davanti alla difesa ma rapidissimo a far uscire il pallone dalle zone “hot” della tre-quarti partenopea. Tira il fiato prima del fischio finale, perchè Spalletti gli concede un po’ riposo, facendo esordire Gaetano (sv) in Champions.

Il solito Kvara (7,5) verrebbe da dire. Tocca pochi palloni, forse troppo pochi, ma è impressionante come riesca a trasformare ogni sua giocata in una potenziale occasione da gol. Nonostante la guardia vigile (più o meno) di Rensch, sulla sua fascia, riesce ad essere velenifero soprattutto quando si sposta dalla sua zona di ordinanza. Da destra arriva il bijoux per Di Lorenzo, centralmente riesce a trovare inserimenti interessanti che lo portano a sfiorare il gol; che giunge (il primo in Chanpions) con un piede pestato solo un minuto prima, ma abile a sfuggire a Rensch ormai alla deriva, come tutti suoi colleghi di reparto, e a depositare comodamente alle spalle di Pasveer. Per la gioia di Spalletti, lo si vede anche in un paio di diagonali difensive ma, in tutta franchezza, un calciatore di tale estro dovrebbe avere libero sfogo dall’altra parte del campo. Il mister gli concede il meritato riposo, avvicendandolo con Elmas (6,5), che vorrebbe tanto partecipare alla giostra di gol in scena alla Johan Crujiff Arena, ma un calcio di punizione ed un destro da fuori, uscito davvero di pochi centimetri, rinviano l’appuntamento con il gol, magari al ritorno contro gli stessi olandesi, o già a Cremona.

Alla giostra di gol partecipa invece Zielinski (7,5) a cui Spalletti concede un solo tempo per mettersi in mostra e confermare che il ruolo meglio cucito alle sue caratteristiche è quello di mezz’ala. Maggiori spazi per poter far girare palla, compagni sempre vicini a cui smistare e il ruolo di incursore, che fa di Zielinski una sorta di Hamsik prima maniera. Prima della cavalcata di quaranta metri che porta al 3-1, ne divora un altro altrettanto semplice. Spalletti gli risparmia la ripresa per noie fisiche dopo un colpo ricevuto qualche minuto prima. Al suo posto Ndombele (7), che insieme ad Anguissa compone un binomio di grande fisicità, a protezione di Lobotka e con la propulsione necessaria a tenere alto il centrocampo azzurro, contro il tentativo estremo dell’Ajax di rientrare in gara. Il francese inizia in sordina, a fasi alterne, poi cresce vertiginosamente, approfittando del calo fisico, della resa mentale dell’Ajax e dell’espulsione di Tadic che, dal suo lato apre varchi deliziosi, di cui Tanguy approfitta: prima assiste Simeone, poi sfiora la gioia personale, ma Pasveer e la traversa gli negano il secondo gol in Champions.

Arriva, ed importantissimo, il primo gol stagionale per il capitano Di Lorenzo (7), autore di una prova giudiziosa ed impreziosita dallo stacco perentorio che porta il Napoli in vantaggio. L’inizio non è incoraggiante, perchè il gol dell’Ajax arriva dalle sue parti ma il suo apporto alla causa cresce: se Bergwijn non influisce sulle dinamiche della partita è anche merito suo, che si sgancia meno, restando ancorato alla difesa. Spalletti gli concede il giusto riposo, facendo entrare Zanoli (sv) per fargli assaporare il gusto della massima competizione europea. Per lui solo una bella galoppata sulla fascia, ma troppo poco per renderlo davvero giudicabile, in una partita chiusa ormai da tempo. Riposando, invece, Mario Rui, si rivede in campo, da titolare Olivera (7) che non fa rimpiangere il portoghese, anzi, rendendosi protagonista dell’assist per il pareggio di Raspadori, poi tanta corsa, tanto movimento, tanti tagli all’interno del campo che mettono in difficoltà la corsia destra dell’Ajax, già intimorita dalla presenza di Kvaratshkelia.

Sull’altro versante, Lozano (6,5) riesce a giocare novanta minuti interi, evento forse mai accaduto da quando è a Napoli e c’è da dire che non dispiace, per la continuità che riesce a dare, nel primo tempo, nella quantità e qualità di palloni che arrivano al centro dell’area di rigore dell’Ajax. L’allergia al gol sta ormai diventando cronica (se non lo è già diventata), ma questa versione di Lozano in versione “tornante”riesce ad essere ugualmente utile.

Bene la coppia centrale, nonostante le incertezze iniziali che portano al gol di Kudus. Rrahmani (6,5) inizia con fare incerto, per poi tornare gradualmente ai suoi livelli abituali e per vie centrali l’Ajax non passa più. Parte maluccio anche Kim (6,5): Kudus gli scappa via una volta e l’Ajax passa in vantaggio, ma una volta presegli le misure, non gli lascia tanto margine di gioco. Se da un lato gli attaccanti sono serviti poco e male, il resto ce lo mette il sudcoreano che ne spegne le velleità residue. Sufficiente la prestazione di Meret (6), inoperoso o quasi per tutta partita, decide di complicarsi la vita con qualche passaggio (di piede) non particolarmente appropriato: un eccesso di confidenza sul 4-1 che può essere perdonato. Con i guantoni, un solo intervento, nel primo tempo e niente altro.

La squadra guidata da Spalletti (8) è in stato di grazia. Riesce tutto e bene e come l’anno scorso, di questi tempi, la squadra sembra essere quasi al top. Nella partita “a specchio” contro Schreuder vince su tutta linea: centrocampo dominante e attacco cinico, guidato da un Raspadori a livello altissimo, scelta azzeccatta dal mister che lo preferisce a Simeone. Il colpo preso da Zielinski gli rovina il piano delle sostituzioni: Ndombele avrebbe dovuto sostituire Zambo Anguissa, nel consueto gioco “ruolo su ruolo”, invece il camerunense è stato costretto a giocare tutta la partita. Forse qualche minuto in più a Lobotka e Di Lorenzo poteva risparmiarli in vista dei molteplici impegni ravvicinati. Per il resto, niente da dire: (quasi) perfetti!

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