Focus Cremonese – Napoli. E la capolista passò anche allo Zini, dove neppure Maradona mai vi riuscì

Focus Cremonese – Napoli. E la capolista passò anche allo Zini, dove neppure Maradona mai vi riuscì

Ennesima prova di forza del Napoli capolista, che conferma la leadership in campionato, passando sul non facile terreno della Cremonese, maturando il 4-1 finale solo nelle ultime battute. Al rigore di Politano, nel primo tempo, ripsonde Dessers ad inizio ripresa. Poi Spalletti sale in cattedra e con i suoi cambi porta l’acqua al suo mulino: Simeone, Lozano ed Olivera entrano e siglano i tre gol che determinano il punteggio finale. Infortunio, sul finale di gara, per Rrahmani, da valutare nelle prossime ore.


CREMONA – Partita sporca, per reminiscenze storiche (il Napoli non ha mai vinto allo Zini, in campionato) e per le difficoltà tattiche nel passaggio da una squadra che fa giocare, come l’Ajax ad una, come la Cremonese di Alvini, che cerca di non far giocare. Il risultato dice 4-1 per gli azzurri, ma è un punteggio che amplifica forse troppo i meriti del Napoli, che ha meritato sicuramente i tre punti, ma penalizzando troppo la Cremonese, generosa e abile nel mettere in difficoltà gli azzurri, ma crollando, soprattutto psicologicamente, una volta incassato il gol di Simeone (7), l’apristrada all’ennesima goleada partenopea, iniziata con il penalty trasformato da Politano (6) nel primo tempo, chiusa, dopo il vantaggio siglato dall’argentino, dalle marcature di Lozano (6,5) e Olivera (6,5).

Tre gol da tre subentrati dalla panchina: è questa la grande forza della squadra pilotata da Spalletti (7), che propone la versione standard del suo Napoli, negli uomini e nel modulo, rinunciando al solo Zielinski (6), uscito malconcio, dopo un tempo, dal trionfo di Amsterdam e subentrato a partita in corso a sostituire Ndombele (6), insignito dalla maglia da titolare e che sembra avanzare a piccoli passi verso uno stato di forma almeno discreto. Il Cholito si rivela uomo letale partendo dalla panchina e per lui fanno tre gol nelle ultime tre trasferte e, come a Milano, il colpo di testa su invito di Mario Rui (6,5) rompe l’equilbrio che iniziava ad avere l’amaro sapore di due punti persi. I gol di Lozano e Olivera diventano una logica conseguenza di una partita nella quale la generosa Cremonese si è vista strappare dalle mani un punto prezioso da un Napoli forte, ma non brillante come quello del pomeriggio cremonese, e andata poi alla deriva lasciando campo aperto agli attacchi del Napoli che, a quel punto, non ha più perdonato il povero ed incolpevole Radu. L’argentino rileva, come prevede lo schema del mister “uomo su uomo” il generoso Raspadori (6) autore di una prova sufficiente ma non priva di difficoltà: Il lavoro che Spalletti gli chiede di fare non è nelle sue corde, per lui che piace “vedere” la porta più che darle le spalle, ma si adatta alla meglio e riesce a creare spazi per le imbucare di Kvaratshkelia che ne approfitta per tagliare il campo. Nel secondo tempo si arma di frombola e tenta di scardinare la porta di Radu, ma l’effetto-Amsterdam non si ripete e Spalletti lo toglie dal campo. per inserire Simeone. Scelta felicissima.

Per il terzino sinistro è il primo centro stagionale, la conferma di una crescita costante, dopo una grande prestazione contro l’Ajax. Sorprende per come riesce a calarsi nei panni del protagonista nonostante i pochi minuti a sua disposizione: contro i Rangers confezionò un assist vincente a Raspadori, oggi va a prendersi la gioia personale con il gol del 4-1.

Fa piacere il ritorno al gol di Lozano, uno dei meno brillanti di questi primi mesi di stagione, complici gli infortuni e qualche gol sbagliato di troppo, e le scelte di Spalletti che lo vedono dietro Politano sull’out di destra dell’attacco azzurro, oggi entra con il piglio giusto e la voglia di far vedere che in questo Napoli può starci anche lui. Serve però la continuità che non sembra ancora avere, ma il gol di oggi, (facile, ma il Chucky ne ha sbagliati di altrettanto semplici, in altre partite) a porta vuota, può restituirgli almeno un po’ di morale e fiducia nei suoi mezzi.

Di fiducia, ne ha da vendere Kvaratshkelia (7), che anche in un pomeriggio difficile riesce sempre a trovare il modo di rendersi pericoloso. Come ad Amsterdam ed al Meazza, è impressionante come riesca a massimizzare i profitti su ogni pallone che tocca: oggi, un rigore procurato ed un assist allo stesso Lozano, inoltre tanto movimento in orizzontale, che lo porta a giocare nel settore destro, opposto a quello di sua competenza, che lo rende illeggibile per i difensori grigio-rossi, costretti a seguirlo a tutto campo. Sernicola fa una discreta partita sulle sue tracce ma quando il campo si apre, il georgiano scappa via e non lo prende più. Non è ancora al top della forma: figuriamoci quando lo sarà.

Impressionante, invece, è il rendimento di Lobotka (7,5) il Sole attorno al quale si muovono i pianeti del sistema-Napoli. Ennesima prestazione monumentale, nonostante Alvini lo faccia schermare da centrocampisti ed attaccanti avversari, dai quali sguscia con eleganza e scioltezza, quasi fosse cosparso d’olio. Dotato di intelligenza tattica superiore, riesce ad eseguire anche delicati compiti di copertura, schiacciandosi a ridosso della sua area di rigore, contro la pressione grigio-rossa, sporcando linee di passaggio e andando a duellare anche contro Dessers, attaccante fastidioso, come un centrale difensivo aggiunto. Se, a tutto questo, aggiungiamo la solita precisione nei passaggi, costantemente superiore al 90%, ci si chiede come si può a rinunciare ad un giocatore del genere. Semplicemente, non si può.

Meno brillante del solito è il fedele scudiero dello slovacco. Zambo Anguissa (5,5) porta a casa la prima insufficienza stagionale, in una partita di sofferenza contro un dirimpettaio come Meitè, che sotto il profilo fisico gli rende difficile la vita. La sua presenza si avverte sempre: uno come lui è sempre meglio averlo che non averlo, ma per il camerunense la stanchezza inizia a farsi sentire, lui che non ruota quasi mai nel turnover di Spalletti. Giocate sbagliate che non sono da lui, conseguenze della lucidità che viene a mancare ogni partita che passa: rischia un retropassaggio azzardato su Meret; preferisce la gioia personale al passaggio a Raspadori in posizione favorevole; passivo nell’azione-gol della Cremonese: piccoli segnali che a Spalletti non possono essere sfuggiti.

La vera nota dolente della giornata è rappresentata dall’infortunio di Rrahmani (6), a pochi minuti dalla fine di una partita che lo ha visto tra i migliori in campo. Partenza sprint con l’incrocio dei pali, smerigliato dopo pochi minuti; in seguito, duello senza esclusione di colpi con l’ostico Dessers e con Valeri che dalle sue parti è il fornitore ufficiale di palloni giocabili per la punta di Alvini. Poi, la deviazione sfortunata che genera il gol di Dessers e l’infortunio, probabilmente di natura muscolare, in occasione di una provvidenziale chiusura difensiva. Al suo posto Ostigard (6) fa il suo dovere, andando a cementare l’arrocco difensivo azzurro contro gli ultimi, disperati, assalti della Cremonese.

Anche Kim si difende come può (6), sfortunato nella deviazione di Rrahmani, che lo taglia fuori dalla chiusura su Dessers, non patisce lo scontro fisico contro gli avversari. la spigolosità di Dessers, la velocità di Okereke, il fisico di Ciofani non lo intimoriscono più di tanto. Chiude ogni spazio, coprendo anche quelli lasciati da Ostigard, che tra i due è il centrale che esce più spesso in prima battuta.

Prestazione solida anche per Di Lorenzo (6,5), che nel primo tempo gioca, per la maggiore, in una desueta posizione di tre-quartista, relegando Politano più vicino alla linea laterale ed inventandosi movimenti da punta esterna improvvisata che, comunque, rendono difficoltosa la sua marcatura. Più “difensore” nella ripresa, il suo rendimento sale, fino a prendersi l’egemonia della fascia, culminando per l’assist per il 4-1 di Olivera. Partita “normale” di Meret (6), che non può nulla contro la zampata di Dessers. Piuttosto, le difficoltà gli arrivano dai suoi compagni, che lo chiamano alla giocata con i piedi in modo avventuroso. Se la cava, più o meno disinvoltamente, ma se la cava.

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