Focus Napoli – Bologna. Dalla panchina con ardore: Juan Jesus, Lozano e Osimhen-gol valgono tre punti di platino

Focus Napoli – Bologna. Dalla panchina con ardore: Juan Jesus, Lozano e Osimhen-gol valgono tre punti di platino

Decima vittoria di fila (tra campionato e coppe) per un Napoli che non conosce limiti: Al Maradona, la capolista piega la capolista piega la resistenza di un buon Bologna, mai domo fino al fischio finale, in vantaggio con Zirkzee, ma rimontato dai gol di Juan Jesus, a pochi secondi dall’intervallo e da Lozano, in avvio di ripresa. Al pareggio di Barrow (su vistoso errore di Meret) risponde Osimhen, per il 3-2 finale, che riporta gli azzurri in vetta alla classifica.


NAPOLI – Tre punti platinati che spingono ancora una volta il Napoli in testa alla classifica. Una vittoria il cui merito, come a Cremona, va accredidato alla panchina, dalla quale arrivano due dei tre marcatori di giornata: Lozano e Osimhen, scelti da Spalletti ad inizio ripresa per sostituire Raspadori e Politano, dopo un primo tempo tra alti e bassi; e a testimonianza della lunghezza e la qualità della rosa di cui può disporre il mister di Certaldo, il primo gol degli azzurri lo segna Juan Jesus, colui che ha preso il posto dell’infortunato lungodegente Rrahmani.

Una vittoria per 3-2 contro il Bologna che ce la mette tutta per rendere difficile la vita agli azzurri e ci riuscirebbe anche se non fosse per le invenzioni dei singoli di cui possono disporre. Zirkzee e Barrow tengono in gara i felsinei, “agevolati” dalla miriade di gol divorati dal Napoli e da un Meret nella sua peggiore versione stagionale, autore di una topica che costa ai suoi il gol dell’effimero pareggio.

La differenza, almeno al momento, di questo Napoli rispetto a quello dello scorso anno, è la soprendente capacità di autocontrollo, di non perdere la pazienza nei momenti più delicati e ad uscirne sempre con vigoria, ma quella vigoria accompagnata dal senso di equilibrio che Spalletti sembra aver trasmesso ai suoi ragazzi. E poi c’è la voglia di fare, l’entusiasmo di chi entra in campo, anche se non titolare, che sta facendo la differenza: tutti questi giocatori si sentono parte del progetto e nessuno sente come bocciatura il non partire dall’inizio. A Cremona, come detto, Simeone, Lozano ed Olivera risolsero la questione allo Zini, stasera Lozano ed Osimhen hanno impiegato una manciata di minuti a piegare un coriaceo Bologna.

Ma il migliore è in campo si conferma il numero 77: Kvaratshkelia (7,5) rimborsa a modo suo il prezzo del biglietto agli oltre 50.000 del Maradona a suon di giocate. Non segna, e se lo sarebbe meritato, ma si “accontenta” di entrare in modo decisivo e perentorio nei gol di Lozano ed Osimhen. Prima e dopo è tutto un susseguirsi di giocate, a volte anche forzate e dettate da una straripante forma fisica e mentale, che lo spinge a provare giocate da metaverso, ma che quasi sempre gli riescono. Posch, che è preposto al suo controllo, per quanto giochi una partita dignitosa, ha i capogiri ogni volta che il giorgiano lo punta e lo salta, stasera, più che in altre serate, molto più coinvolto nella partita sotto il profilo dei palloni giocati. Una delizia vederlo giocare ed esprimere un tipo di calcio che in Italia è utopistico solo a pensarlo. Non per lui, fuori da ogni schema.

Non fosse per Kvara, i top di giornata sarebbero loro: Osimhen (7) e Lozano (7): entrano, segnano e spediscono il Napoli in vetta alla classifica. Il primo a presentarsi al tabellino dei marcatori è il messicano, che pure da posizione defilata riesce a trovare la porta, anche da posizione defilata, ma anche dopo, riesce a fare tante cose buone sull’out di sinistra, percorrendo chilometri avanti ed indietro, difficile da contenere per Cambiaso, bravo, quest’ultimo, più negli sganciamenti offensivi. Chucky potrebbe farne anche un altro, forse più facile di quello realizzato, ma Skorupski gli si para davanti, evitando il quarto gol. Però, quanta differenza tra Lozano di venti giorni fa e quello di oggi: è bastato il gol di Cremona per liberarlo dalla sua astinenza.

Stesso discorso anche per il centravanti nigeriano, come contro l’Ajax, entrato in campo con la vigoria di chi ha fame e voglia di riprendersi nuovamente il posto da titolare, alla guida dell’attacco partenopeo. Basterebbe anche se segnasse un gol a partita entrando a partita in corso, in quella che potrebbe essere una sua nuova dimensione di attaccante che, con la sua esuberanza fisica, può mandare in tilt la difesa avversaria con i suoi strappi micidiali. Stasera, non si fa ingabbiare dalla trappola del fuorigioco e, sull’invito di Kvaratshkelia, brucia Bonifazi e, al tempo stesso, Skorupski in uscita. Se gestito bene, potrebbe essere l’arma in più di Spalletti che avrà grossi problemi a scegliere a chi affidare l’attacco partenopeo. Ad avercene di problemi così.

Se Lozano e Osimhen sono stati gli eroi della serata, lo devono, in parte, alla serata in chiaro-scuro di coloro dei quali hanno preso posto dopo un solo tempo. Politano (5,5) non gioca una bruttissima partita ma il gol che dilapida nel primo tempo, non è perdonabile per uno che ha nel suo sinistro la sua arma letale. Prima di quell’errore, gioca una partita generosa, buona nelle combinazioni in sinergia con Di Lorenzo, ma dopo lo pseudo-penalty calciato in curva si scompone, inizia a giocare con un “quid” di nervosismo di troppo ed a sbagliare giocate semplici, nell’idea e nell’esecuzione. Meglio di lui Raspadori (6), che in mezzo al traffico dei difensori del Bologna riesce, in qualche modo, a dare il suo contributo alla manovra per il gioco di sponda che lo vede spesso spalle alla porta. Non vi fosse stato Osimhen, già fisicamente dirompente, Spalletti gli avrebbe concesso altri venti minuti, ma il nigeriano è già in palla e più efficace per questo tipo di gioco, più complicato e dispensioso per un brevilineo come Jack, che non demerita. Infatti, la sua sostituzione è dettata da esigenze tattiche e non misurata sul profilo della prestazione individuale.

Buone notizie dal centrocampo: la pesante assenza di Zambo Anguissa, almeno oggi, è stata metabolizzata abbastanza bene. Ndombele (6,5) non è dispiaciuto, anzi, fin quando la forma fisica ed il fiato lo hanno sorretto, il francese è stato autore di una prova autorevole, in particolar modo nel primo tempo, proponendosi spesso come primo scarico di Lobotka ed anche, come incursore (aggiunto) sulla fascia destra, andando a combinare con Politano e Di Lorenzo. Non disdegna il tiro da fuori, che prova appena le circostanze lo concedono. Poi cala alla distanza, come prevedibile, ma ci sono segnali positivi ed incoraggianti a cui, si spera, seguiranno conferme. Al suo posto Elmas (5,5) che culmina una settimana, che lo ha visto inaspettato protagonista di una querelle “social”, con una partita senza infamia e senza acuti. Lo si nota solo per aver perso un pallone pericoloso che da’ il via ad una ripartenza bolognese, fortunatamente senza conseguenze. Forse, tra i “meno” titolari è quello che sta accusando di più la permanenz in panchina. Ci vorrebbe anche per lui un episodio, la “sliding door” che gli cambi la stagione, sin qui senza acuti.

A Lobotka (7) le “sliding doors” non servono: per lui le porte sono sempre aperte, almeno nella sua mente, per farne passare attraverso la miriade di palloni che tocca. Oggi riesce a sbagliare anche due-tre passaggi, di questi tempi un evento da annotare, per uno come lui che tre palloni, forse non li ha sbagliati fino a stasera. Diligenza tattica e padronanza tecnica da vendere a metri cubi; sa sempre dove andrà a finire il pallone e si fa trovare pronto a riceverlo, o catturarlo, o proteggerlo con il corpo, ma soprattutto con l’idea chiara di ciò che ne dovrà fare. Riesce a far girare con i tempi giusti anche Ndombele, con il quale si scambia nel ruolo di prima regia della manovra azzurra. Essenziale, come sempre, ma andrebbe preservato. Spalletti lo sa bene e prova, nel finale Demme (sv), che potrebbe essere un espediente per dare fiato allo slovacco, altrimenti insostituibile. Per l’italo-tedesco qualche pallone toccato, niente di più nella decina di minuti concessigli da Spalletti; buoni però per riprendere confidenza con il clima-partita e con i compagni.

E poi c’è Zielinski (6,5) che gioca un primo tempo non sugli standard di questi primi mesi, ma che poi vede il rendimento della sua partita crescere con il passare dei minuti; strano per lui che è noto per il suo rendimento inversamente proporzionale al passare dei minuti. Giocare vicino a Kvara diverte anche lui, con il quale duetta, si scambia la posizione, giocano con il pallone, dando sfoggio di grande tecnica di base. Potrebbe chiudere la partita, ma il suo tiro, deviato da Bonifazi, colpisce la traversa, per il possibile gol del 4-2. Per il gol se ne riparlerà all’Olimpico, oggi resta una prestazione solida e di personalità sul lungo periodo, fattore in controtendenza con il “solito” Zielinski. Meglio così.

Ritorna sul banco degli imputati, dopo la catastrofe di Empoli ed un eccellente stagione fin qui. Ma oggi Meret (4,5) era nella sua giornata peggiore. Prende gol da Barrow da distanza siderale, per un eccesso di sicurezza, preferendo tentare di bloccare un tiro altrimenti non difficile da respingere. La sfera scagliatra da Barrow gli rimbalza davanti e lo supera, dando il pareggio al Bologna e rievocando paure e incertezze, come quella nel finale di gara, quando buca l’uscita su un calcio d’angolo e che poteva costare il 3-3 bolognese. Non va messo alla gogna, nè crocifisso, semplicemente aiutarlo a dimenticare in fretta una prestazione incolore.

Contro Thiago Motta, lo scorso anno Juan Jesus (7) infilò Ospina regalando tre punti allo Spezia. Stasera, nella stessa porta, il brasiliano segna un gol importantissimo, permettendo al Napoli di andare negli spogliatoi sul risultato di parità, togliendo un minimo di sicurezza al Bologna. Si divide il compito di controllare Zirkzee con Kim, anche se è proprio lui il suo principale controllore: sul piano fisico il centrale partenopeo non fa sconti, facendo suoi tutti di i duelli corpo a corpo; meno a suo agio quando l’olandese riesce a giocare palla a terra, potendo contare di un passo completamente diverso: sul gol del vantaggio del Bologna, il numero cinque è uno dei principali indiziati, ma poi rimedia con il destro che vale il momentaneo 1-1.
Kim (6,5) il gol non lo fa, ma la sua partita è comunque positiva: in marcatura non perde colpi, confermando le sue doti da leader della difesa: sul centro-destra cancella le piccole nubi addensatesi allo Zini e si occupa di rendere innocui i tentativi di Zirkzee e Barrow, quest’ultimo sulla sua zona di competenza quando parte da sinistra. Gioca con il fisico o di anticipo, sa giocare con il pallone, è veloce nei recuperi. Difensore completo e altro perno imprescindibile.

Sulla fascia destra Di Lorenzo (6,5) gioca una partita dai due volti: incerto in qualche lettura difensiva, facendosi “assorbire” dalla linea a quattro, giocando troppo vicino a Kim e lasciando, di conseguenza, campo aperto alle sortite di un buon Cambiaso, mentre diventa più autoritario, a lungo andare, quando c’è da spingere e diventare un vero e proprio trequartista aggiunto. Molto più ficcante di Politano, troppo defilato sulla destra, il capitano entra negli spazi che si aprono alle spalle dell’ex-Sassuolo, sbagliando qualcosa di troppo in appoggio, cercando giocate che non fanno parte del suo bagaglio. Nel secondo tempo, straripa con Lozano, devastando il fronte sinistro della difesa del Bologna, dove lo stesso Cambiaso, Posch (passato a sinistra) e De Silvestri (nel finale) riescono a rimediare. Si resta dell’idea che ha bisogno di rifiatare o il lato destro potrebbe diventare il tallone d’Achille di questa squadra, come dimostrato dal gol di Zirkzee, nato da quelle parti sull’imbucata di Dominguez.

A destra, Mario Rui (6,5) gioca alla sua maniera, nella buona e nella cattiva sorte. Cresce, di partita in partita, la sinergia con Kvaratshkelia con il quale duetta molto più spesso rispetto a qualche settimana fa. La combinazione Kvara-Rui quasi porta al vantaggio nel primo tempo, ma il sinistro del portoghese si stampa sul palo. Poi, tanto appoggio al centrocampo e qualche affanno di troppo nel contenere Aebischer, al quale lascia la battuta a rete, a seguito di una mancata copertura. Incertezza che poteva costare carissimo. Spalletti lo richiama in panchina proprio quest’episodio, proponendo Olivera (5,5) non precisissimo, soprattutto nella salvaguardia della fascia sinistra, dove Sansone, entrato proprio al posto di Aebischer potrebbe creare qualche grattacapo.

Come detto, questo Napoli continua a vincere e a divertire, grazie alle scelte del mister Spalletti (7) che sceglie di sacrificare Raspadori e Politano dopo un tempo, buttando nella mischia coloro che gli risolvono la partita. Un problema di abbondanza, adesso, toccherà risolvere il mister: Simeone, eroe di Milano e Cremona, non vede campo da due partite, ma se serve ad averlo sul pezzo nelle prossime partite, meglio. Interessante la gestione psicologica della rosa, dove tutti hanno il loro spazio, senza reclamarlo preventivamente, ma dimostrando sul campo attraverso partite condite da solidità ed autorevolezza. La squadra, inoltre, non si scompone mai; non lo ha fatto sul gol di Zirkzee, nemmeno sul pareggio di Barrow, sintomo di una solidità mentale che l’anno scorso non c’era, in una partita che, in altre circostanze, il Napoli non avrebbe vinto. Dieci vittorie di fila, tra Serie A e Champions, molte delle quali portano la sua firma, come quella di stasera.

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