Focus Napoli – Sassuolo. Poker servito in mano agli azzurri: Osimhen e Kvara le carte vincenti

Focus Napoli – Sassuolo. Poker servito in mano agli azzurri: Osimhen e Kvara le carte vincenti

Tredicesima vittoria di fila per la squadra di Spalletti che diverte l’estasiato pubblico del Maradona, travolgendo il malcapitato Sassuolo sotto l’onda di quattro gol. Partita chiusa dopo mezz’ora, quando Osimhen e Kvaratshkelia portano il Napoli avanti di tre gol. Il nigeriano chiude il suo pomeriggio trionfale con la sua prima tripletta in maglia azzurra che sancisce il 4-0 finale e la conferma della leadership in campionato. Nel Sasssuolo, espulso Laurientè per doppia ammonizione, nei minuti finali.


NAPOLI – Altra puntata, altra storia, stesso finale: tre punti, tra emozioni e il solito spettacolo che questa squadra riesce ad offrire al suo pubblico, di partita in partita. Tredicesima vittoria di fila, e a farne le spese il povero Sassuolo, costretto a subire il trattamento che, in questa stagione, i partenopei riservano a gran parte delle avversarie. Il 4-0 punisce severamente i nero-verdi di Dionisi che, a differenza di suoi illustri colleghi, ha il buon cuore (e buon senso) di ammettere la superiorità di questo Napoli, attualmente con pochi eguali.

Eppure, in questo contesto, va raccontato di un Napoli che concede più di qualcosa al Sassuolo che, sceso a Napoli senza snaturare il suo modo di stare in campo e di fare calcio, ha creato qualche grattacapo ad una difesa meno attenta e precisa rispetto a tante altre circostanze. Il punteggio, così rotondo e roboante, è dunque un’ulteriore testimonianza di quanto questa squadra sia forte e determinata, capace di minimizzare l’operato di un pure valido avversario, quale il Sassuolo ha mostrato di essere.

Purtroppo, per Dionisi e i suoi ragazzi, trovarsi una squadra in una condizione mentale straripante e col morale a mille, non aiuta nelle intenzioni di tornare in Emilia con qualche punticino in tasca. A rendere impossibile l’intento c’è l’idea tecnico-tattica, sempre più automatizzata e il quid aggiuntivo dei singoli, che chiudono il cerchio, risolvendo praticamente da soli una partita, trasformando dopo mezz’ora una partita dal coefficiente di difficoltà medio-alto, contro una squadra comunque ordinata e ben disposta in campo in una sgambata di ordinaria amministrazione.

E’ quello che è stato questo Napoli-Sassuolo, una partita che non è stata più una partita dopo il lavoro distruttivo e devastante messo in opera della ditta Kvara-Osimhen. Quattro gol in due, tre per il nigeriano (8,5) che insacca la prima tripletta italiana, si porta a casa il pallone, confermando tutta la sua ferocia in zona-gol e la sua voglia di fare, di essere decisivo e che, mai come in questa partita, è stata sinonimo di praticità. Tre gol per il centravanti in cui c’è un repertorio tenuto fino ad ora inespresso e nascosto ai più e che il numero nove ha gentilmente mostrato ad una platea tripudiante: aggancio al volo e conclusione vincente; tap-in vincente in mezzo all’area di rigore, tocco morbido sull’uscita di Consigli. Il tutto, accompagnato dalla solita generosità nel rincorrere avversari e palloni, qualità queste che non gli sono mai mancate. La miglior partita in maglia azzurra per il centravanti, che a suon di gol si è ripreso il posto da titolare dopo lo stop forzato per infortunio.

E poi c’è il “solito” Kvara (8), che ogni partita che passa diventa sempre più impressionante nel rapporto palloni giocati-pericoli creati. Non si può dire che il georgiano sia sempre nel vivo nel gioco, anzi la sensazione che a volte si percepisce è quella quasi di un’astrazione consapevole dal gioco, per poi entrarvi di prepotenza ed incisività: cinque-sei palloni  toccati nel primo tempo, dai quali escono due assist ed un gol. Staordinario l’assist per Osimhen, sbucciando la difesa emiliana, tagliandola da parte a parte per poi rifinire sul nigeriano che segna; bellissimo quanto efficace il movimento ad eludere la trappola del fuorigioco e scaricare il destro del 3-0; prima ancora la sponda di testa che Osimehn trasforma nel gol del vantaggio. Roba che ad un attaccante basterebbe per guadagnarsi gli onori della cronaca per tre partite, lui le fa in meno di mezz’ora.
Fuori da questo mondo calcistico, Kvicha sembra quasi uno spreco nella pochezza che è il calcio italiano. Fortuna che possiamo godercelo, speriamo il più a lungo possibile.

Ma oltre ai fenomeni che guidano questa squadra in testa al campionato, non va sottovalutata la forza di un impianto di gioco che sta alla base di tutto e che viene impreziosito dalla bontà dei singoli. Perchè se il Napoli gira a mille, lo si deve anche ai soliti noti, che non segnano ma che con la loro presenza garantiscono le sicurezze necessarie a far bene. I riferimenti vanno alla “mente” del Napoli, Stan Lobotka (7) anche oggi autore di una partita quasi rasente la perfezione, giocando una quantità indefinita di palloni e sdoppiandosi anche nella fase di gioco, nella quale è di supporto al compagno più vicino per fornigli uno scarico del pallone più comodo e far ripartire l’azione. Dionisi non organizza per lui una “gabbia”, anche perchè, facendolo, avrebbe snaturato il gioco del Sassuolo, matrice delle sua fortuna, ma oggi non sufficiente per arginare lo strapotere dei partenopei, più spietati del solito in zona gol quanto più imprecisi in qualche lettura di gioco, soprattutto difensiva.

Vero, perchè a dispetto dell’ennesima prestazione di alto profilo di Kim (6,5) che ha lasciato poco o nulla al PInamonti di turno e di Mario Rui (7), attualmente il miglior terzino sinistro del campionato, sempre più bravo nelle fase di spinta, facilitato dagli spazi che Kvaratshkelia gli crea, trascinandosi dietro almeno due difensori, il portoghese lascia gli spiccioli a Ceide, che sull’out di destra non la vede quasi mai, permettendo a Mario di fare arare la fascia a modo suo e confezionare il cioccolatino che Kvara non può fare a meno di scartare. Di contro, un Di Lorenzo (6) in sofferenza contro l’esuberanza di Laurentiè (poi espulso per doppio giallo) ma che fa il suo con il suo dispendioso lavoro che spesso lo porta a diventare il quarto di centrocampo, con propensione all’attacco e che lo costringe, altrettanto spesso, in rinculi di cinquanta-sessanta metri che, alla lunga, spossano anche un mostro di dinamismo come lui. Al suo posto, spazio per Zanoli (6), che allestisce il tavolo da poker per Osimhen, che non arriva per un attimo all’appuntamento con il suo quarto gol. Piccoli annaspamenti per Juan Jesus (5,5) che buca un paio di palloni importanti e che potevano costare caro, permettendo al Sassuolo di rientrare in una partita che dopo un quarto d’ora aveva già raccontato tutto. Il brasiliano si riprende con il passare dei minuti senza particolari patemi, dimenticando i piccoli cali della soglia di attenzione, che in un contesto come quello dell’ennesimo pomeriggio trionfale, poteva starci.

Qualche passo indietro per le due mezze ali di centrocampo: Zielinski (5,5) entra male in partita, giocando svogliatamente e perdendo qualche pallone di troppo, un gol sciupato ad inizio ripresa ne sancisce la sostituzione da parte di Spalletti che nota il basso voltaggio del polacco: con l’inverno alle porte inizia il suo periodo grigio, tendente al buio che, normalmente si protrae per tutta la stagione. Le prossime partite ed il dopo-Mondiale dovranno chiarire se ci sarà un’inversione di tendenza o dobbiamo rassegnarci al solito Zielinski: per il momento non è nulla di preoccupante. Anche Zambo Anguissa (5,5) non gioca ai suoi livelli, ma con l’attenuante di un rientro dopo qualche settimana di pausa forzata. Qualche eccesso di sicurezza di troppo nelle giocate ne sottolinea la mente sgombra ma la pesantezza nella gambe che ancora non girano come siamo abituati ad apprezzare. Questione di tempo anche per il camerunense; nel contempo Spalletti assicura minutaggio a Ndombele (6) e Elmas (6) che, con il loro ingresso in campo, assicurano la freschezza atletica di cui il Napoli ha bisogno per contenere i residui della resistenza nero-verde destinata a cadere.

Note di merito per il buon Meret (7) che dopo la topica contro il Bologna, mette in fila il terzo clean-sheet, molto più sudato rispetto ai precedenti contro Roma e Rangers, nei quali gli attaccanti avversari erano presenti solo sulle distinte dell’arbitro; oggi l’imprecisione di Pinamonti ed un paio di interventi di ottimo livello dell’estremo difensore azzurro hanno fatto la differenza e consentito ai suoi di giocare in scioltezza, sminuendo le velleità di Sassuolo altrimenti pericoloso. Sufficienza per Lozano (6) che potrebbe fare qualcosa di più rispetto a quanto mostrato: il messicano si nota nella ripresa quando sfiora il gol con una bella stoccata da fuori ed è, questo, il manifesto del suo pomeriggio: poche scintille ma il fuoco non si accende quasi mai. Anche Raspadori (6) fa il suo dovere, stavolta proposto largo a sinistra, posizione dove ha poche opportunità di far male ai suoi ex-compagni e chissà quanta voglia ne ha, vedendoli soccombere sotto una pioggia di gol. Lui ci prova, dando almeno la sensazione del gol con una gran punizione, ma era la rete centrata era dalla parte sbagliata, quella esterna. Entra anche Demme (sv) che partecipa alla festa del pomeriggio del Maradona.

Ed infine, c’è lo “Spallettone” (7,5) che le vince tutte e che è l’artefice di questa macchina di gioco e spettacolo che è il suo Napoli. Squadra con una precisa identità di gioco e la mette in mostra in ogni occasione, senza paura, senza titubanza. Da spazio ai singoli, garantendo libertà d’azione, che non va ad inficiare sulla qualità del gioco espresso. Ottima la scelta dell’undici titolare, ottimo nella tempistica delle sostituzione, togliendo dalla mischia Zielinski e Zambo che, alla lunga, avrebbero costituito un peso da trascinare più che un aiuto alla squadra. Offre minutaggio a Demme e Zanoli e soprattutto a Ndombele che, se rimesso a lucido, potrebbe essere un arma in più non di poco conto. Ottimo.

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