Focus Napoli – Torino. Basta solo mezz’ora ed il primato è assicurato. Zambo e Kvara luci azzurre nel 3-1 ai granata

Focus Napoli – Torino. Basta solo mezz’ora ed il primato è assicurato. Zambo e Kvara luci azzurre nel 3-1 ai granata

Al rientro dalla sosta, tocca alla capolista aprire l’ottava giornata. Gli azzurri confermano il primato in classifica liquidando il Torino segnando tre gol in meno di quaranta minuti: doppio Zambo-Anguissa e la solita perla di Kvaratshkelia portano gli azzurri in vantaggio di tre gol, divario sufficiente a contenere la controffensiva del Toro, che si ferma al gol di Sanabria, sul finale di primo tempo. Secondo tempo di sofferenza per i partenopei, che reggono l’onda d’urto della squadra di Juric (espulso a metà ripresa) e portano a casa i tre punti. Adesso, sguardo alla Champions: c’è l’Ajax all’orizzonte.


NAPOLI  – Ancora primi, dopo una partita dai toni accesi contro un Torino mai domo, nonostante una prima mezz’ora disastrosa. Al Napoli tanto basta per mettere in sicurezza il risultato e permettersi un secondo tempo di sofferenza ma senza concedere altro al Toro se non un discreto possesso palla, senza grossi risultati in termini pratici. Erano tanti gli interrogativi prima del fischio d’inizio di Napoli-Torino: la tenuta atletica dei calciatori di ritorno dagli impegni nazionali; la carica emotiva dopo il blitz del Meazza; il giusto approccio in una partita casalinga, notoriamente il tallonde d’Achille della formazione di Juric; la fisicità del Torino, arma che avrebbe potuto mettere in difficoltà la squadra partenopea. Fosse finita al quarantacinquesimo, niente da dire su una prestazione quasi perfetta. Al novantesimo, il punteggio dice comunque 3-1 per gli azzurri, che nel secondo tempo pagano dazio ai granata in termini di freschezza atletica ma per fortuna, senza grosse conseguenze. Archiviato il campionato, fari puntati verso Amsterdam, dove il Napoli potrebbe mettere una seria ipoteca sulla qualificazione, in caso di risultato positivo.

Il top di giornata è sicuramente Zambo-Anguissa (8), ai suoi primi gol in campionato, dopo essersi già sbloccato in Champions. Una sintesi di fisicità e propompeza atletica i suoi due gol: stacco di testa poderoso, in mezzo ad almeno tre maglie granata e una cavalcata sontuosa, arando la fascia destra per settanta metri, corredata dalla giusta lucidità per battere Milinkovic Savic. Il tutto in dodici minuti; dopo, il camerunense è una presenza costante davanti alla difesa, contro il quale le avanzate del Torino sbattono con frequenza. Protegge tantissimi palloni con il corpo, ne perde pochissimi e al novantesimo ha ancora fiato per rincorrere gli avversari, prendere palla e ripartire. Oggi, fenomenale, ma bisognerà preservarlo.

A seguire, un’altra prestazione quasi perfetta di Kim (7). Il centrale sudcoreano ingaggia un duello fisico contro Sanabria dalla quale esce quasi sempre vincitore. Il centravanti paraguaiano riesce a trovare il varco vincente solo in una circostanza, nella quale Min Jae non ha grandi responsabilità. Per vie aeree non si passa mai mentre palla a terra ha sempre la lucidità di pensiero e capire quando è il momento giusto per l’impostazione oppure per il lancio lungo. La sua imprescindibilità aumenta di partita in partita, di pari passo con il carisma e la fiducia che i suoi compagni hanno in lui.

Sul podio dei migliori di giornata c’è il solito Kvaratshkelia (7), che rientra sul tabellino dei marcatori dal quale mancava dalla trasferta dell’Olimpico, contro la Lazio. Il georgiano segna come piace a lui: strappo fulmineo sulla sinistra e cavalcata imperiale (sulla scia di quella di Zambo, sull’altra corsia, in occasione del raddoppio) fino al morbido sinistro che, baciando il palo, s’insacca per la terza volta alle spalle di Milinkovic Savic. Basta questo gran gol a giustificare un voto così alto, in una partita altrimenti povera di occasioni da gol (per lui) ma molte create per i compagni; un paio di regali giungono a Zielinski che non raccoglie, mentre la sua partecipazione alla preparazione al primo gol è fondamentale, innescando Mario Rui per il cross vincente su Zambo Anguissa: un binomio che acquisisce sempre più consistenza e potenziale nell’economia del gioco del Napoli e che potrebbe anche essere più fruttifero, qualora il georgiano imparasse ad “amministrarsi” sotto il profilo dei personalismi, cha a Spalletti piacciono poco. Al suo posto, Elmas (sv) entra nel finale di gara per dare riposo al numero settantasette azzurro e freschezza atletica, contro un Torino più che mai tonico e pressante.

In porta, Meret (6,5) si guadagna la piena sufficienza con una gran parata sul destro a giro di Radonjic: sarebbe stato il gol del 3-2 che avrebbe completamente invertito l’inerzia della gara, ma il numero uno azzurro regala allmeno una gran parata a partita ed oggi è stato sollecitato più di altre partite a giocare con i piedi, in modo non sempre preciso. Sul gol non può fare quasi niente: la fiondata di Sanabria passa attraverso quattro gambe azzurre, diventando imparabile nonostante l’estremo azzurro riesca a deviare, ma non in maniera decisiva.

In grande spolvero anche Rrahmani (7), autore, insieme al collega di reparto Kim, di una prestazione di gran livello, in linea con l’eccellente rendimento di questo inizio di stagione. Nonostante il Torino attacchi e sia più vivace dalle sue parti, con le incursioni di Vlasic e Lazaro, non si perde mai d’animo e contrasta con efficacia tutto ciò che passa dalle sue parti. Di testa è praticamente perfetto, un baluardo insuperabile che spesso deve intervenire anche a sostegno del boccheggiante Di Lorenzo.

Appunto, Di Lorenzo (5,5): il capitano conferma le difficoltà contro il Milan, andando in affanno contro gli affondo di Singo, ma soprattutto contro Vlasic che spesso gli gioca alle spalle e gli sfugge in più di un’occasione. Non è brillante perchè è l’unico che non viene mai “turnato” da Spalletti: la domanda è se sia la troppa fiducia nella capacità atletiche del capitano o la troppo poca nei confronti di Zanoli, unico vero sostituto a disposizione del mister di Certaldo. Sicuramente, il finale del capitano è in crescendo, andando anche vicino al quarto gol ma, nel complesso, la partita è sotto le aspettative. Molto meglio, dall’altro lato, Mario Rui (6,5) il cui sinistro è sempre più caldo, dalla quale sforna assist deliziosi: Anguissa ed il Napoli ringraziano. Poi, partita diligente, senza grosse sbavature ed in controllo della sua fetta di campo, dove Singo è più confusionario che concreto. Al posto del portoghese Olivera (sv), niente da segnalare per l’uruguagio.

Solite anche dal centrocampo dove Lobotka (7) resta il faro che indica la strada a tutti i suoi compagni. Si conta un solo pallone perso, per eccesso di confidenza, un evento avvenuto a circa dieci minuti dalla fine. Per il resto, gestione perfetta della palla, che smista a piacimento, aprendo il gioco o scegliendo il passaggio sul corto. Anche sotto pressione non sbaglia mai, uscendo più di una volta palla al piede con leggiadria ed eleganza ed oggi, più che in altre partite, usa il fisico per proteggere palla, conquistando falli preziosi per rompere il ritmo avversario. Bene anche Zielinski (6,5), regista vicario della mediana azzurra, che si occupa di mettere ordine nel centro-sinistra con giocate di qualità. Una di queste manda in porta Kvaratshkelia, mentre difetta in fase conclusiva quando il georgiano cerca di restituire il favore. Naturalmente, con il passare dei minuti ed il ritmo crescente impresso dal Torino è uno dei primi a cedere fisicamente, ma questo è lo Zielinski che conosciamo, da sempre. Al suo posto un deludente Ndombele (5) che sbaglia quasi tutto lo sbagliabile. La capacità incredibile di trasformare in una giocata complessa anche il passaggio più banale è quanto emerge dal suo spezzone di partita. Spalletti lo inverte spesso con Anguissa che, nonostante una partita sulle spalle corre il doppio, il risultato è lo stesso. Sicuramente ha del potenziale ma ha ancora strada da fare.

Napoli – Torino era la partita di una staffetta preannunciata da Spalletti tra Raspadori e Simeone. Il mister sceglie Raspadori (6) come punta titolare e l’ex-Sassuolo si rende utile, in particolar modo, come centravanti di raccordo, scendendo a centrocampo (e oltre) per prendere palloni e smistarli a destra e sinistra. Non essendo un centravanti fisico ha le sue evidenti difficoltà giocando quasi sempre spalle alla porta, che non vede mai. Per lo stesso motivo, tiri in porta prossimi allo zero e per un attaccante non è mai un bel segno, ma va premiato per la generosità con la quale lotta, rincorre gli avversari, prende falli e fa respirare la squadra. Non va meglio al collega Simeone (5,5) che ha l’aggravante di entrare da fresco contro una squadra comunque stanca: anche per lui zero tiri in porta e pochi palloni giocabili e giocati, nonostante sia più punta rispetto a Raspadori.

Sulla fascia destra, recuperato nell’immediata vigilia, Politano (6) si rende autore di una buona prestazione, nella quale non si poteva pretendere molto di più di quanto offerto dall’ex-Inter e Sassuolo, che non è poco. E’ lui che apre l’autostrada percorsa da Zambo Anguissa, con uscita al casello “porta del Torino”. Dietro, divide le sofferenze con Di Lorenzo nel contenimento di un vivace Lazaro e dell’altrettanto pericoloso Vlasic. Va anche vicino al gol del 4-1 con una delle sue giocate preferite: partenza da destra, rientro sul sinistro ma il tiro che ne esce sfiora solo il palo. Finisce la sua partita con i crampi e sostituito dall’altro recuperato all’ultimo secondo Lozano (6,5) che riesce a creare una sorta di argine alle costanti sortite offensive granata firmate Lazaro-Radonjic. Il messicano è anche colui che va più vicino al gol nel secondo tempo di grande sofferenza del Napoli, ma Milinkovic Savic si esibisce in una gran parata che salva la sua prestazione (in parte) ma non il risultato, ormai compromesso. Comunque, buona prestazione del Chucky, un’iniezione di morale dopo un periodo di forma e di rendimento largamente insoddisfacente.

Buona la gestione di Spalletti (6,5) che porta a casa la prima di un ciclo di dodici partite che porteranno al Mondiale. la squadra soffre ma esce sempre vittoriosa anche nelle situazioni “sporche”. Il mister sta cercando di cementare il collettivo, anche a costo di spegnere fuochi ardenti come quello di Kvaratshkelia, constantemente nel mirino del mister. Il Napoli di oggi è devastante per trentacinque minuti, brutto per i restanti settanta a causa della tenuta atletica, inevitabilmente scivolata via con lo scorrere dei minuti. Da migliorare, sicuramente, il gioco impostato sul centravanti: oggi nè Raspadori, nè Simeone hanno giocato al loro meglio, ma contro le squadre di Juric si soffre sempre. Di contro, una difesa arcigna che prende un gol, ma molto più ermetica rispetto a quanto visto contro il Milan, (che è anche di livello superiore al Torino, ricordiamolo). Di Lorenzo avrebbe bisogno di rifiatare: in un rosa e in una stagione in cui tutti hanno una possibilità, anche Zanoli la meriterebbe.

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